SIMON SCARROW.
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L'ARMATA INVICIBILE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 15.
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Parte 1.
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Titolo originale: Eagles of the empire: Invictus. 2016. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Rosa Prencipe.
2018. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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54 D.C. Le milizie romane sono disposte lungo tutti i confini del gigantesco impero: dal Mediterraneo al Mare del Nord, dall'Atlantico alle rive del Nilo. Roma ha brutalmente imposto il suo dominio e le sue legioni sono l'arma pi efficiente e letale di tutto il mondo conosciuto. Due veterani esperti, il prefetto Catone e il centurione Macrone, sono sopravvissuti alle sanguinose campagne in Britannia e vengono finalmente richiamati a Roma. Ma il tempo trascorso in seno alla citt della politica  breve, perch vengono nuovamente inviati con la guardia pretoriana in Spagna, l'indomita colonia nella quale i nativi ancora si ribellano al dominio imperiale, alimentando le tensioni. La nuova sfida che i due vecchi amici dovranno affrontare  diversa da qualunque cosa si siano mai trovati davanti: perch stanno per raggiungere una terra che  definita
indomabile...
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Tutti i personaggi di questo romanzo, tranne quelli chiaramente storici, sono immaginari e qualunque analogia con persone reali, esistenti o esistite,  puramente casuale.
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Per Louise
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ELENCO DEI PERSONAGGI.
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A Roma:
Quinto Licinio Catone, prefetto;
Lucio Cornelio Macrone, centurione;
Imperatore Tiberio Claudio Augusto Germanico;
Agrippina, quarta moglie di Claudio;
Nerone, figlio di Agrippina e pronipote di Claudio;
Britannico, figlio di Claudio e della terza moglie, Messalina;
Narciso, liberto imperiale greco, sostenitore di Britannico;
Pallante, liberto imperiale greco, amante di Agrippina e sostenitore di Nerone;
Legato Aulo Vitellio, membro della fazione di Nerone;
Senatore Lucio Anneo Seneca, ricco proprietario terriero;
Lucio Scabaro, locandiere;
Gaio Gannico, guardia reale;
Polidoro, cerimoniere al palazzo imperiale;
Alla miniera:
Procuratore Gaio Nepone, responsabile della fornitura d'oro dell'imperatore;
Seconda coorte pretoriana:
Tribuno Aulo Valerio Cristo;
Centurioni Placino, Secondo, Porcino, Petillio, Musa, Pulcro;
Gaio Getello Cimbro, giudice cittadino di Lancia;
Metello, optio di Pulcro;
Sentiaco, optio di Petillio;
Pasterico, optio di Nepone;
Colleno, optio della Quarta coorte pretoriana;
Altri:
Iskerbeles, capo ribelle;
Carataco, prigioniero re britannico dei Catuvellauni;
Giulia, defunta moglie di Catone;
Lucio, figlio di Giulia e Catone;
Senatore Sempronio, padre di Giulia;
Petronilla, balia di Giulia;
Amatapo, domestico a casa di Giulia;
Tito Pelonio Aufidio, giudice di Asturia Augusta;
Calleco, ribelle;
Publio Ballino, governatore della Spagna Tarragonese;
Gaio Gleco, capo della corporazione dei mercanti di olive;
Mico Ascleo, mercante di schiavi;
Gaio Ettio Gordone, giudice anziano di Antium Barca;
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Nella feroce morsa delle circostanze, non mi sono tirato indietro n ho gridato. Sotto i randelli del caso, il mio capo  insanguinato ma indomito. Oltre questo luogo di collera e lacrime, non incombe che l'Orrore dell'ombra. Eppure la minaccia degli anni, mi trova, e mi trover, impavido.
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William Ernest Henley, Invictus.
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PROLOGO.
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Provincia della Spagna Tarragonese, inizio dell'estate 54 d.C.
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Dalla folla si levarono grida di rabbia quando il prigioniero fu trascinato sotto l'accecante luce
del sole, che inondava il foro nel cuore di Asturica Augusta1. Era rimasto in catene in una delle umide
celle sotto il palazzo del senato per pi di un mese, nell'attesa che il magistrato romano tornasse dalla
sua tenuta di campagna e pronunciasse la sentenza. Adesso il giudice si trovava sui gradini del senato,
circondato dagli altri notabili della citt, tutti vestiti con le loro toghe pi eleganti e le tuniche ricamate,
pronto a emettere il giudizio. Ma nella mente della folla c'erano ben pochi dubbi, cos come in quella
del prigioniero, riguardo la sua sorte.
Iskerbeles aveva aggredito e ucciso il funzionario che si era presentato al suo villaggio per
esigere schiavi come pagamento del debito nei confronti di un senatore di Roma immensamente ricco.
Aveva ucciso l'uomo davanti a centinaia di testimoni e i soldati ausiliari che stavano accompagnando lo
sventurato liberto mandato a riscuotere il debito. Non importava che il funzionario avesse appena dato
ordine di sequestrare dieci bambini del villaggio e che il colpo fosse stato inferto in un accesso di
rabbia.
Iskerbeles era un uomo dalla corporatura possente, dagli occhi scuri e feroci sotto una fronte
massiccia. Aveva sferrato un pugno in faccia al liberto, che aveva battuto la testa, spaccandosela,
contro l'angolo di un trogolo di pietra. Era stata una crudele piega del destino, resa ancora pi spietata
quando l'ufficiale al comando degli ausiliari aveva ordinato ai suoi uomini di prendere il capo villaggio
come prigioniero, insieme ai bambini. Ma mentre questi sarebbero stati venduti come schiavi,
Iskerbeles era destinato a essere processato per omicidio e condannato all'esecuzione pubblica.
L'ultima cosa che aveva visto di sua moglie era la sua disperazione mentre abbracciava le figlie
pi piccole, singhiozzando nelle pieghe della tunica. Una giornata di marcia aveva portato i prigionieri
ad Asturica Augusta, dove Iskerbeles era stato messo ai ceppi nella cella e i bambini incatenati alla
colonna diretta al mercato degli schiavi della capitale provinciale, Tarraco2. Da allora era stato quasi
lasciato morire di fame e i pesanti ceppi di ferro attorno ai polsi gli avevano provocato dolorose
vesciche. Aveva i capelli impiastricciati ed era sporco della propria lordura, al punto che le dieci
guardie che lo scortavano si tenevano a distanza e lo pungolavano con la punta delle lance per farlo
avanzare tra la folla verso la base della scalinata.
Le grida rabbiose dei cittadini e di coloro che erano giunti dalla campagna circostante
cominciarono a spegnersi alla vista delle sue condizioni pietose e, quando fu fatto fermare davanti agli
scalini, nel foro cal un cupo silenzio. Perfino quelli alle bancarelle sull'altro lato si fermarono a
guardare in direzione del senato, catturati dall'atmosfera carica di tensione.
Tu, sta' dritto!, sibil una delle guardie, conficcando l'impugnatura della lancia nel
fondoschiena del prigioniero. Iskerbeles incespic in avanti per mezzo passo e poi, con fare sprezzante,
si erse in tutta la sua altezza e guard bieco il giudice. Il centurione al comando della scorta si schiar la
voce e sbrait con voce da piazza d'armi, cos che tutti i presenti nel foro potessero udire: Giustissimo
Tito Pelonio Aufidio, magistrato di Asturica Augusta, ti presento Iskerbeles, capo del villaggio di
Guapacina, perch lo giudichi in merito all'accusa di aver ucciso Gaio Democle, agente del senatore
Lucio Anneo di Roma. L'assassinio ha avuto luogo alle idi del mese scorso, davanti ai miei occhi e a
quelli degli uomini della scorta incaricata di proteggere Democle. Adesso attende il tuo giudizio.
Il centurione abbass di scatto il mento in un rapido inchino e si fece da un lato, mentre il
magistrato scendeva qualche gradino per distinguersi dai senatori locali e dai funzionari cittadini,
continuando per a ergersi sulla folla radunata davanti a lui. Aufidio assunse un'espressione sdegnosa
mentre scrutava i loro volti. Che ci fosse un'ampia e diffusa ostilit era inequivocabile.
Dall'abbigliamento rozzo e dai capelli incolti di tanti, dedusse che la gente del prigioniero era in mezzo
ai cittadini e non avrebbe accolto con favore quanto sarebbe accaduto. Potevano esserci disordini,
concluse il giudice, e fu sollevato al pensiero di avere il resto degli ausiliari pronti nella strada di lato al
palazzo del senato. Anche se il primo imperatore, Augusto, aveva dichiarato la pacificazione della
Spagna quasi un centinaio di anni prima, ci era avvenuto solo dopo due secoli di conflitto. C'erano
ancora alcune trib settentrionali che rifiutavano di inchinarsi a Roma e molte altre che, per usare un
eufemismo, erano restie a farlo e non avrebbero desiderato di meglio che scrollarsi di dosso quel giogo
romano che si era rivelato un fardello. In effetti, riflett Aufidio, era sorprendente che un popolo cos
fiero e bellicoso avesse accettato la pax romana. La pace non era nella loro indole.
Ed era per questo che andavano governati col pugno di ferro. Aggrott la fronte con aria severa.
Che tu abbia commesso il crimine, non c' dubbio. Ci sono numerosi testimoni dell'accaduto.
Sono pertanto obbligato a pronunciare una sentenza capitale. Tuttavia, prima di farlo, nel nome della
giustizia romana, concedo al condannato un'ultima possibilit di chiedere perdono per le sue azioni e
mettersi in pace con il mondo prima che varchi la soglia del regno delle ombre. Iskerbeles, quali sono
le tue ultime parole?.
Il capo villaggio protese il mento e fece un respiro profondo prima di replicare con voce forte e
chiara: Giustizia romana? Io sputo sulla giustizia romana!.
Il centurione alz il pugno e fece per colpire ma il giudice lo ferm. No! Che parli. Che si
condanni ulteriormente agli occhi della legge e davanti a questa gente!.
A malincuore, il soldato torn al suo posto e Iskerbeles arricci le labbra in una smorfia di
disprezzo prima di continuare. La morte di quel maledetto figlio di puttana di un liberto  stata
giustizia naturale.  venuto al nostro villaggio per prendersi il nostro grano, il nostro olio e quanto
avevamo di valore. Quando gli abbiamo negato le sue richieste, ha minacciato di prendere i nostri
bambini. Ha messo le mani su un figlio del nostro villaggio e cos l'ho ucciso.  stato un incidente, non
era premeditato.
Aufidio scosse il capo.  irrilevante. La vittima stava adempiendo al suo legittimo dovere.
Riscuotendo un debito per conto del suo padrone.
Lo stesso padrone che ha fatto un prestito al nostro villaggio quando il raccolto  andato male
tre anni fa, per poi aumentare il tasso d'interesse a ogni scadenza del prestito cos che non saremmo mai
riusciti a ripagarlo.
Il giudice si strinse nelle spalle. Pu anche essere, ma  legale. Avevi un accordo con il
senatore Anneo, tramite il suo agente. Conoscevi le condizioni prima di apporre il sigillo sul
documento per conto della tua gente. Pertanto il senatore ha tutti i diritti di esigere la completa
restituzione.
Completa, pi gli interessi. Che ammontano alla met del prestito originario! Come possiamo
ripagarlo? E non siamo i soli a essere vittime di questo spregevole cane. Iskerbeles fece un mezzo giro
per apostrofare la folla. Tutti voi conoscete l'uomo che ho ucciso. L'abietto Democle, che ha
imbrogliato non solo la gente del mio villaggio, ma quasi ogni villaggio di questa regione. I suoi
uomini hanno gi sequestrato centinaia di persone dalla nostra trib quando non erano in grado di
ripagare il suo padrone. Molte sono condannate alle miniere sulle colline. Lavoreranno fino a morire di
sfinimento oppure resteranno sepolte vive in quelle trappole mortali che sono le gallerie scavate nelle
falesie. Nessuno qui ha bisogno che gli vengano ricordati gli orrori di quelle miniere!.
Aufidio sorrise. Eppure tu stai cercando di ricordarli a noi. La sorte di quei condannati alle
miniere  ben nota, Iskerbeles. Ma  un castigo ben meritato per tutti coloro che infrangono la legge.
Ah! Tu parli di legge. La legge impostaci dai nostri padroni romani. La legge che  poco pi di
uno strumento per giustificare il furto del nostro oro, del nostro argento, della nostra terra, delle nostre
case e della nostra libert. La legge romana  un affronto alla natura, un cancro per ogni fibra della
nostra dignit. Si ferm per guardare torvo la folla. Chi tra i presenti  una creatura tanto infima da
tollerare questa vergogna? Siete tutti cani rognosi sprofondati nell'abisso di elemosinare le briciole e di
leccare gli stivali di coloro che vi frustano e vi lasciano morire di fame per ridurvi alla sottomissione
totale? Non c' nessuno che si oppone alla tirannia di Roma? Nessuno?
Abbasso Roma!, esclam una voce dal fitto della folla. Facce si voltarono per guardarsi
intorno. Un'altra voce si aggiunse al grido e altre presero parte alla rabbia crescente. Poi un uomo tra le
prime file agit il pugno e url: A morte Aufidio!. Era un uomo massiccio e calvo. Era avvolto in un
mantello da pastore e, spingendo il pugno in aria, cominci a scandire la minaccia e quelli attorno a lui
si unirono al coro.
A quella protesta, il giudice risal mezzo gradino e subito inve contro il centurione. Esegui la
sentenza. Portalo via da qui! Adesso!.
Il centurione annu e si schiar la voce. Scorta! Serrati attorno al prigioniero!.
Sollevati scudi e spade, gli ausiliari formarono una fitta barriera attorno a Iskerbeles, mentre il
centurione prendeva l'estremit della catena che pendeva dal collo del prigioniero e vi dava uno
strattone mentre lo conduceva via. Andiamo.
Costeggiarono gli scalini ai piedi del senato e cominciarono a farsi strada lungo l'estremit del
foro, diretti alla strada che portava all'ingresso orientale della citt. Al di l, c'era una bassa collina dai
leggeri pendii, sulla cui cima la citt faceva giustiziare i suoi criminali. Alzando lo sguardo sopra i tetti,
Iskerbeles vide le minuscole figure della squadra addetta alle esecuzioni, mandate a scavare il buco per
il palo e costruire la struttura di legno sulla quale sarebbe stato crocifisso. Poi, con un doloroso
strattone alla catena, il centurione lo tir nella strada stretta. Come molti consolidati insediamenti
romani, sulle strade principali di Asturica Augusta si affacciavano piccole botteghe, mentre sopra di
esse erano stati costruiti piani aggiuntivi per alloggiare la popolazione in crescita.
Il centurione abbai alla gente in strada di farsi da parte e i cittadini si affrettarono a scansarsi;
le donne afferrarono i bambini piccoli mentre i pi anziani salivano rigidi sul marciapiede. Una volta
passati il prigioniero e la sua scorta, la folla si riversava di nuovo in strada e le urla rabbiose furono
intrappolate tra i muri che si innalzavano a ciascun lato, riempiendo l'aria del loro frastuono. Il
centurione si volt a guardare il prigioniero e lo schern.
La tua gente non sar cos insolente quando ti vedr inchiodato e issato.
Iskerbeles non rispose alla provocazione ma si concentr a restare in piedi mentre veniva
trascinato lungo l'acciottolato della strada. Attorno a lui, gli ausiliari spintonavano gli astanti che
affollavano il marciapiede.
Cos'ha fatto?, domand al centurione un vecchio rugoso.
Non sono affari tuoi, sbott l'ufficiale. Fate largo!.
Quello  Iskerbeles, rispose al vecchio una donna grassa.
Iskerbeles? Capo Iskerbeles?
Gi, una povera anima da giustiziare. Per aver ucciso un usuraio.
Giustiziare?. Il vecchio sput nel canale di scolo ai piedi dell'ausiliario pi vicino. Quello
non  un crimine. O non dovrebbe esserlo.
La donna sollev i pugni. Lasciatelo! Razza di cani romani. Liberatelo!.
Quelli a ciascun lato della via si affrettarono a riprendere le sue grida e la protesta si propag
lungo tutta la strada, fino alla folla che seguiva il gruppetto di soldati. Ben presto il suono assordante
del suo nome riecheggi nelle orecchie di Iskerbeles e della sua scorta, e il capotrib non pot
trattenere un debole sorriso di soddisfazione, nonostante lo stessero conducendo a una morte straziante.
Nella gente della sua trib, e in tanti di quei nativi che erano andati a vivere nelle citt, continuava ad
albergare un sentimento di resistenza contro l'invasore che avevano combattuto per numerose
generazioni. La pace proclamata dai romani comportava il prezzo di essere schiacciati sotto il loro
tallone e Iskerbeles preg la dea Ataecina affinch scatenasse la sua furia contro Roma e ispirasse i
suoi seguaci a massacrare e bruciare gli invasori e a respingerli in mare.
Poco pi avanti, diversi giovani erano emersi da una taverna per vedere da cosa dipendesse quel
trambusto. Quando Iskerbeles alz lo sguardo, not le loro tuniche pulite e le facce sbarbate di fresco e
li riconobbe per quelli che erano: i rampolli delle famiglie pi ricche della citt, che ormai da tempo
avevano fatto comunella con l'invasore e adottato con entusiasmo modi e vezzi romani. Alcuni di loro
reggevano ancora le caraffe in mano e il pi vicino sollev la propria in un brindisi mentre diceva a
gran voce: Morte agli assassini! Io dico a morte Iskerbeles!.
Una parte dei suoi compagni gli scocc un'occhiata preoccupata, ma il resto ripet il brindisi e
dileggi il prigioniero in arrivo. All'istante, la donna grassa prese a inveire contro di loro e,
sollevandosi l'orlo della stola lacera, and alla carica lungo il marciapiede e schiaffeggi il capobanda
con la sua mano carnosa. Sciocco di un ubriacone.
Il giovane poteva anche essere ubriaco ma incass bene il colpo e scosse la testa per riprendersi
prima di sferrare un pugno in faccia alla donna, rompendole il naso e facendole colare sangue rosso
cremisi dalle narici.
Tieni il becco chiuso, megera. Se non vuoi raggiungere il tuo amico l, quando lo
crocifiggeranno.
La donna serr una mano sul naso, poi vide il sangue sul palmo e, lanciato un urlo stridulo, si
avvent sul giovane in un turbinio di pugni.
Razza di bastardi! Bastardi! Ci state togliendo tutto!.
Le sue grida erano cos forti che quanti tra la folla erano pi vicini frenarono la lingua e si
girarono a guardare nella sua direzione. Indovinarono all'istante la natura dello scontro e si
precipitarono verso la locanda per unirsi all'attacco contro i giovani, che erano immediatamente
diventati il simbolo di tutte le cause della loro infelicit. Volarono pugni, furono tirati capelli, si
urlarono insulti e piedi scalciarono in un forsennato accesso d'ira. Ben presto il parapiglia si rivers
sulla strada davanti al prigioniero e la sua scorta. Il centurione si ferm e sospir esasperato.
Grandioso, cazzo... Proprio quello di cui avevo bisogno. Consegn la catena a uno dei suoi
uomini e sollev il robusto bastone di vite. Restate uniti mentre passiamo tra questa gente. E non
voglio vedere nessuno immischiarsi. Colpite chiunque si metta in mezzo ma fermatevi a questo. Sono
gi abbastanza incazzati senza che uno di voi bastardi gli fornisca altre giustificazioni. Chiaro? Allora,
restate uniti e muoviamoci.
Indic la strada con il bastone di vite e ripart con passo lento e deciso. Quando il manipolo si
avvicin ai margini della violenta rissa, il centurione sollev il bastone e sbrait: Fate largo!.
Un uomo senza un braccio si guard attorno con aria nervosa e raggiunse il lato della strada in
tutta fretta, ma gli altri continuarono ad azzuffarsi incuranti.
E va bene, mormor il centurione. Alz il bastone e lo cal sulle spalle dell'uomo pi vicino.
La vittima barcoll nella folla con un grugnito sofferente mentre l'ufficiale brandiva di nuovo il
bastone, stavolta abbattendone la testa nodosa sul fondoschiena di una donna. Questa croll sulle
ginocchia e il centurione la spinse via con la mano libera, infilandosi nel varco. Ci volle solo qualche
altro colpo prima che la folla si rendesse conto del pericolo e si affannasse a levarsi di mezzo. I soldati
seguirono il loro superiore, servendosi dello scudo per farsi largo nella rissa, con Iskerbeles che si
sforzava di restare in piedi mentre veniva spintonato dagli uomini a ciascun lato. Una volta fuori dalla
mischia, giunsero a un incrocio e il balenare di un movimento laterale attrasse l'attenzione di
Iskerbeles. Lanciando un'occhiata in fondo a una traversa, vide un gruppetto di uomini in mantello
marrone scuro attraversare di corsa un incrocio parallelo. Poi scomparvero.
Un brusco strattone lo riscosse quando l'ausiliario incaricato di reggere la catena ringhi:
Muovi il culo.
Il soldato parlava il dialetto locale con appena un leggero accento e Iskerbeles lo scrut. Tu
non sei romano. Della parte orientale della provincia, dico bene?.
L'ausiliario fece spallucce. Barcino3.
Allora sei uno di noi. Perch servi questi cani romani? Non vuoi essere libero?
Libero di essere cosa?. Il soldato proruppe in una risata dura. Un contadino dalle chiappe
pelose che tira a campare su un merdoso brandello di terra? Se quella  libert, allora puoi tenertela,
dannazione.
Iskerbeles strinse gli occhi. Non ce l'hai un cuore? Nessun orgoglio? Nessuna vergogna?
L'unica vergogna che provo  quella di dover stare a sentire il tuo piagnucolio. Il soldato
diede alla catena un rapido strattone. Perci tieni il becco chiuso, amico, e risparmiami la predica.
Liberi dalla folla, il centurione acceler il passo e, quando la strada curv a sinistra, attorno a un
piccolo tempio, le porte della citt apparvero davanti ai loro occhi. Le sentinelle a ciascun lato si
riscossero alla vista di un ufficiale e si misero sull'attenti quando si avvicin. A differenza degli
ausiliari, non si trattava di veri soldati, bens di uomini reclutati dal senato cittadino per riscuotere il
pedaggio per entrare in citt. Erano dotati di armi e una corazza acquistata a buon mercato perch
avessero l'aspetto di soldati. Il centurione quasi li ignor mentre conduceva i propri uomini attraverso
l'ombra delle porte e fuori nella vivida luce dell'aperta campagna al di l delle mura. La strada era
lastricata per alcune miglia prima di diventare una pista sterrata che proseguiva tra le colline della
regione. Una fila di carri di mercanti e muli carichi condotti da contadini aspettavano di entrare in citt
e al prigioniero non fu riservato quasi alcuno sguardo. Un mercante di cavalli e i suoi compagni con
una lunga colonna di bestie passarono in coda alla fila e il centurione scocc un'occhiata invidiosa ai
cavalli, paragonandoli a quelli di infima qualit di cui doveva accontentarsi la sua coorte.
A poca distanza dalle porte, partiva un sentiero che arrivava fin sulla cima della collina usata
per le esecuzioni e il centurione e i suoi uomini si avviarono a raggiungere la squadra di lavoro in
attesa. Un gruppetto di cittadini stava da una parte, aspettando di assistere allo spettacolo, e quelli che
erano seduti si alzarono in piedi all'avvicinarsi del condannato e della sua scorta. Iskerbeles sent lo
stomaco serrarsi in un nodo doloroso quando vide la croce poggiata accanto al mucchietto di terra e
pietre estratte dal buco destinato al palo. Fino ad allora era riuscito a celare i propri sentimenti e adesso
digrign i denti, deciso a non tradirsi davanti ai suoi nemici. Sarebbe stato bello nascondere la paura e
il dolore e mostrare invece disprezzo e disgusto per Roma fino all'ultimo respiro. Che la gente della
citt vi assistesse e che coloro che continuavano la lotta contro l'invasore traessero forza dal suo
esempio.
Muovete il culo!, esclam il centurione e fece un mezzo giro per indicare Iskerbeles. Ecco il
vostro cliente. Inchiodatelo per bene e in fretta, cos possiamo andarcene.
Il decurione incaricato della squadra di lavoro agit una mano per mostrare che aveva sentito e
si volt a borbottare un ordine ai suoi uomini, che erano accovacciati attorno alla croce e agli attrezzi
usati per preparare l'esecuzione. Rivolgevano le spalle agli ausiliari in arrivo e non si presero il disturbo
di muoversi al suono degli stivali chiodati che scricchiolavano sul terreno cotto dal sole.
In piedi, ho detto!, sbrait il centurione mentre veniva avanti a grandi passi, con il bastone
pronto a colpire il pi vicino degli uomini che avevano ignorato il suo ordine iniziale. Poi scorse la
chiazza scura di sangue secco accanto all'asta della croce. Sul terreno c'erano altre macchie. Si ferm di
scatto e un gelido formicolio gli fece rizzare i peli sulla nuca. Poi vide il piede nudo spuntare da dietro
una vicina formazione rocciosa e all'istante si pass il bastone nella mano sinistra mentre sguainava la
spada.
Imboscata! Alle armi!.
Prima che i suoi uomini sbigottiti potessero reagire, il decurione url un ordine nella lingua
natia e gli uomini della squadra di lavoro balzarono in piedi, spade e lance alla mano, e si lanciarono
alla carica dei soldati della scorta. Gli spettatori in attesa da un lato gettarono via i mantelli, rivelando
altre armi. Si precipitarono verso gli ausiliari e il prigioniero senza dire una parola.
Iskerbeles, che stava cercando di prepararsi alla tremenda prospettiva di avere polsi e caviglie
trafitti da chiodi di ferro, prov un'ondata di euforia all'improvvisa promessa di salvezza. L'uomo che si
era finto decurione incaricato della squadra di esecuzione si lanci in testa ai suoi uomini, tracciando
con la spada un selvaggio arco diretto al centurione. Quest'ultimo era un professionista e si era allenato
per tanti anni in vista di un momento del genere. Si accovacci e par il colpo, poi si serv del bastone
di vite per colpire di striscio alla testa l'avversario, mandandolo a finire all'indietro barcollante.
L'ufficiale ausiliario guard i suoi uomini.
Serrate i ranghi!.
L'impatto dell'imboscata svan in fretta e i soldati alzarono le spade e spianarono le lance,
disponendosi per affrontare la carica da due direzioni. L'uomo incaricato di tenere la catena del
prigioniero esit, incerto se lasciarla andare e raggiungere i compagni o continuare a sorvegliare il
capotrib. Iskerbeles tir su di scatto le mani e strapp la catena dalla presa del soldato, facendone
sbattere l'estremit contro l'elmo di quest'ultimo. Metallo cozz contro metallo e il soldato barcoll
all'indietro stordito, scontrandosi con la schiena di un compagno e facendo per poco finire entrambi a
terra. Tra i due ausiliari si apr un varco e Iskerbeles, serrando i pugni, corse verso l'apertura con tutta
la velocit che le gambe incatenate gli consentivano. Portando avanti la spalla destra, spinton da un
lato uno della scorta e poi cerc di correre per alcuni passi, ma la catena lo fece inciampare,
mandandolo a finire faccia avanti a poca distanza dai soldati romani.
Il centurione allung il bastone. Non lasciate fuggire il bastardo!.
Uno dei suoi uomini si precipit e tir indietro il braccio con la lancia, pronto a colpire.
Iskerbeles si rotol su un fianco, sollevando le mani nel vano tentativo di sviare il colpo. Strizz gli
occhi quando alz lo sguardo sul soldato, nero contro l'accecante sfondo del sole rovente. Poi un'altra
sagoma and a sbattere contro l'ausiliario, facendolo ruzzolare da un lato con un sonoro sferragliare
quando lo scudo del soldato colp il suolo. Con la coda dell'occhio, Iskerbeles vide una lama alzarsi e
calare tre volte; quando una mano lo afferr per un braccio e lo iss in piedi, vide il volto ghignante
dell'uomo che dalla folla aveva chiesto la morte di Aufidio.
Ben trovato, Calleco, amico mio.
I saluti a dopo, disse l'uomo affannato. Prima uccidiamo i romani.
Port Iskerbeles a distanza di sicurezza e poi corse di nuovo verso la mischia, vicino alla cima
dell'altura. Diversi uomini erano gi caduti in quella nuvola di polvere, tre dei quali soldati. Adesso i
loro compagni combattevano schiena contro schiena, insieme al centurione. Ma erano in inferiorit
numerica e l'impavida ferocia degli assalitori garant il risultato. Uno dopo l'altro furono trascinati a
terra e finiti con colpi forsennati di lame e affondi di lance, fino a quando rimasero solo il centurione e
due soldati; in posizione di difesa e con lo sguardo che guizzava inquieto sugli uomini intorno a loro,
gli ausiliari tenevano le armi spianate, pronti a sventare eventuali attacchi. Come per un tacito accordo,
entrambe le parti si ritrassero l'una dall'altra e la ventina di assalitori si tenne a una distanza pari a due
spade, muovendosi in cerchio attorno al terzetto di ausiliari. Respiravano tutti a fatica mentre si
preparavano a continuare la lotta.
Gettate le armi!, grid Iskerbeles.
Il centurione storse le labbra in una smorfia di disprezzo ma, prima che potesse replicare, uno
dei suoi uomini gett la spada e allent la presa attorno all'impugnatura dello scudo, che cadde accanto
alla lama. Il suo compagno lanci un'occhiata al centurione prima di fare altrettanto.
L'ufficiale tir su col naso. Razza di codardi....
Arrenditi!, ordin Iskerbeles. Fallo subito o muori!.
L'ufficiale digrign i denti, voltandosi lentamente per coprire tutte le angolazioni, mentre i due
sopravvissuti della scorta si allontanavano da lui. Poi sospir frustrato mentre tirava su la schiena e
gettava spada e bastone ai piedi di Iskerbeles.
Potrete anche fuggire ma presto saremo sulle vostre tracce e vi braccheremo come cani.
Davvero?, sorrise Iskerbeles. Staremo a vedere. Calleco, levami queste catene.
L'uomo gli si avvicin e sfil il perno dal ceppo attorno al collo e poi da quelli a ciascuna mano;
infine si chin a rimuovere quelli attorno alle caviglie del suo capo. Iskerbeles si sfreg delicatamente i
cordoni rossi che si erano formati sulla pelle mentre osservava gli altri uomini del suo villaggio. Siete
degli sciocchi. Tutti quanti. Ai romani sarebbe bastato solo il mio sangue per l'assassinio dell'usuraio.
Adesso ci uccideranno tutti.
Solo se ne avranno la possibilit, ridacchi Calleco. Punt un pollice verso i tre ausiliari. E
se si battono come questi codardi smidollati, allora non abbiamo niente da temere.
Iskerbeles si accigli. Hanno uomini di gran lunga migliori di questi da mandare contro di noi.
Non farti illusioni. Se adesso ingaggiamo una lotta contro Roma, allora sar una lotta fino alla fine.
Possiamo vincere solo se sopravviviamo abbastanza a lungo da ispirare altre trib perch si uniscano a
noi. Fece una pausa per lasciare che le parole sortissero il loro effetto. Le probabilit sono contro di
noi. Contro di noi e tutto il nostro popolo. I romani non si accontenteranno di dare la caccia solo a noi.
Verranno a cercarci tutti. Anche le nostre donne e i bambini. Siete disposti a correre questo rischio,
amici miei? Pensateci bene.
Calleco rovesci la testa all'indietro e scoppi a ridere. Pensi che non ne abbiamo discusso?
Tutti quanti, dal primo all'ultimo. Abbiamo giurato di salvarti, capo Iskerbeles. Tu ci condurrai alla
vittoria o alla morte.
Iskerbeles risucchi un respiro mentre squadrava le facce in attesa di una sua reazione. Poi
scosse la testa. Razza di sciocchi... E sia. Fino alla vittoria o alla morte.
Calleco spinse in alto la spada e proruppe in un grido di esultanza. Gli altri lo imitarono mentre
Iskerbeles roteava la testa e fletteva i muscoli. Poi si chin a raccogliere la spada del centurione ed
esamin l'arma. Era perfettamente bilanciata e l'impugnatura d'avorio levigata dall'uso. Nel vedere la
lama ben curata e affilata, ebbe un moto di apprezzamento per il centurione. Sai il fatto tuo.
S. E so che tra non molto me la riprender. Lo giuro su Mitra.
Lui non verr in tuo soccorso, romano. Non se i nostri di possono impedirlo. E, in caso
contrario, non se i miei amici e io riusciamo a impedirlo.
Il centurione emise uno sbuffo di derisione. Voi? Non siete che un branco di contadini che
puzzano di merda di capra e sudore. Stavolta ci avete colti di sorpresa, lo ammetto. Ma la prossima,
saremo pronti e allora vedrete cosa sono davvero in grado di fare i soldati romani.
Forse. Iskerbeles si volt verso le porte della citt e vide le sentinelle schermarsi gli occhi
mentre guardavano in direzione della cima della collina. Gi una di esse si era precipitata a dare
l'allarme.
Sar meglio andarsene. Saliamo sulle colline prima che mandino qualcuno a cercarci.
Ci ho gi pensato. Calleco si gir verso la strada e agit la mano da una parte all'altra.
All'istante, gli uomini che avevano impersonato i mercanti di cavalli balzarono in sella e condussero le
file di animali su per il pendio. Saremo lontani miglia prima che muovano quei grassi culi romani e
diano inizio all'inseguimento.
Brav'uomo. Iskerbeles sorrise soddisfatto. Poi la sua espressione si indur. Ma cosa ne sar
di noi? Sicuramente daranno alle fiamme il nostro villaggio. Dovremo prendere donne e bambini e
nasconderci nelle montagne.
Il suo compagno fece spallucce. Non sar facile, ma conosciamo il territorio.
Sopravviveremo.
Sopravvivere?. Iskerbeles aggrott la fronte. No. La sopravvivenza non basta. Non lascer
che il nostro popolo finisca braccato come un branco di cani.  indegno. Dobbiamo dare loro una causa
per cui combattere, amico mio. Dobbiamo alzare lo stendardo della nostra trib e fare appello a tutta la
nostra gente perch si ribelli e combatta Roma. Se non riusciamo a scacciarli dalla nostra terra,
resteremo sempre i loro schiavi.
Pensi che siamo in grado di combattere Roma?. Calleco inarc le sopracciglia in un moto di
sorpresa all'arroganza del suo capo. Abbass la voce perch gli altri non udissero. Hai perso la testa?
Non possiamo sconfiggere Roma.
Perch no? Non saremmo il primo popolo in Spagna a provarci. N l'ultimo, se fallissimo, te lo
garantisco. Viriato e Sertorio sono andati molto vicini alla vittoria. Hanno fallito solo perch sono stati
traditi. Non commetter lo stesso errore. Gli occhi del capotrib lampeggiarono. Inoltre, la provincia
 pronta alla rivolta. Il nostro popolo non  il solo a essere schiacciato sotto gli stivali del nemico. C'
fame di ribellione e noi soddisferemo quell'appetito, amico mio. Il nostro esempio dar coraggio a tutti
coloro che odiano Roma... Ma non  adesso il momento di parlarne. Pi tardi, quando avremo portato
in salvo la nostra gente.
Calleco annu e stava per voltarsi verso i cavalli in arrivo quando si ferm e accenn ai tre
sopravvissuti della scorta. E loro?.
Iskerbeles osserv il centurione e i suoi compagni per un istante prima di rispondere. Uccidi i
soldati. Per quanto riguarda il centurione, sarebbe un peccato non sfruttare la croce e quei chiodi....
1 Odierna Astorga (n.d.t.);
2 Odierna Tarragona;
3 Odierna Barcellona (n.d.t.).
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
Porto di Ostia, un giorno di marcia da Roma.
.
Cos' tutta questa agitazione, amico?, domand Macrone al locandiere, accennando alla folla
ubriaca in fondo al locale chiamato Dono di Nettuno. Diversi uomini stavano parlando in toni eccitati
davanti a una grossa caraffa di vino. Un paio di prostitute della locanda si erano unite al gruppo ed
erano sedute in grembo agli uomini mentre si davano da fare per avere un po' di vino, e concludere
l'affare, se erano fortunate.
Senza rispondere alla domanda, il locandiere, un individuo dall'aria vissuta e la benda su un
occhio, fiss lo sguardo ridotto sul suo cliente e tir a indovinare. Appena sceso da una nave, eh?.
Macrone annu alla brusca domanda e indic il compagno alto e slanciato che stava usando
l'orlo del mantello per asciugare la superficie di una panca vicino all'entrata. Catone ripul alla meno
peggio l'appiccicume e, con una rapida smorfia, si mise a sedere, stagliandosi nella vivida luce esterna.
La strada era affollata e le strida dei gabbiani che volteggiavano nel limpido cielo azzurro tagliavano il
brusio di voci e le grida dei venditori ambulanti. Nonostante fosse met mattina, il caldo era
opprimente e l'ombra della taverna offriva una gradita tregua dal sole cocente.
Proprio cos. Avevo bisogno di bere prima di prendere una barca sul Tevere fino a Roma.
Barca? Molto improbabile. Ormai non ci sar spazio su nessuna barca. A breve nella capitale
ci sar una festivit pubblica. Perci ogni barca  carica di vino, leccornie e turisti. Dovrai andarci a
piedi, amico mio. Sei da solo?
No, siamo io e il mio prefetto.
Prefetto?. Il taverniere sgran gli occhi e poi li ridusse a due fessure quando rivalut i suoi
ultimi avventori. Non mostravano alcun segno distintivo di rango o ricchezza. Entrambi indossavano
mantelli militari e semplici tuniche. L'uomo pi basso al bancone portava robusti stivali da soldato ma
il suo compagno, il prefetto, aveva stivali in pelle di vitello, tinti di rosso. Entrambi avevano piccoli
zaini sulle spalle e la pendula protuberanza di ciascuno faceva presagire una borsa pesante. Il taverniere
gli rivolse un sorriso sdentato. Sempre un piacere servire gentiluomini illustri. Quindi lui  un
prefetto. E tu? Stesso rango?
No. Macrone ricambi il sorriso. Io lavoro per guadagnarmi da vivere. Si batt il petto.
Centurione Macrone. Precedentemente nella Quattordicesima legione, in servizio in Britannia, e prima
ancora nella Seconda Augusta, la migliore dell'intero esercito. Allora, come ho detto, cos' tutto questo
trambusto? Tutta la citt sembra euforica.
E perch no, signore? Dovresti conoscere la ragione come chiunque, dato che sei appena
tornato dalla Britannia.  per via di quel re Carataco, quello che ha fatto dannare i nostri generali.
Macrone sospir. Non c' bisogno di parlarmene. Quel bastardo era viscido come un'anguilla e
feroce quanto un leone. Fortuna che alla fine l'abbiamo acciuffato. Che mi dici di lui? L'ultima notizia
che ho sentito  che sarebbe stato mandato a Roma sotto chiave.
E cos  stato, signore. Lui e la sua gente sono stati tenuti nel Carcere Mamertino negli ultimi
sei mesi mentre l'imperatore Claudio decideva cosa farne. Adesso lo sappiamo. Claudio ha deciso di
farli sfilare per le strade di Roma e portarli su al tempio di Giove perch vengano strangolati. Ci
saranno grandi festeggiamenti. Sua maest offrir un banchetto alla citt e cinque giorni di
combattimenti di gladiatori e corse di carri al Circo Massimo. Il taverniere fece una pausa e poi si
strinse nelle spalle. Certo, Ostia sar un mortorio in quei giorni. Pessimo per gli affari. Quindi tanto
vale vendere il pi possibile adesso. Cosa prendi, signore?
Qual  la cosa migliore che hai? Ci meritiamo qualcosa di buono per festeggiare il nostro
ritorno a casa. Non quel piscio annacquato che vendi ai soliti clienti appena sbarcati, eh?.
Il taverniere parve offeso e fece un profondo respiro prima di irrigidire il collo per
l'indignazione. Non gestisco quel tipo di attivit, signore. Sappi che Lucio Scabaro serve alcuni tra i
vini migliori di tutte le taverne di Ostia.
Non ci vuole molto, pens Macrone. Per la taverna, come le altre che affollavano la strada nei
pressi del pontile, gli affari andavano a gonfie vele grazie a quelli che sbarcavano e morivano dalla
voglia di una bevuta, e a quelli che ne avevano bisogno prima di salpare per un viaggio. Clienti del
genere tendevano a fare pi caso agli effetti che al gusto della merce dei tavernieri.
Allora, ritent, il tuo vino migliore?.
Il taverniere accenn a una piccola fila di caraffe sul ripiano in alto dietro al bancone. Mi 
arrivata un po' di roba buona da Barcino il mese scorso.
D'annata?
Be', adesso s, signore.
Macrone annu. Una brocca, allora, e due tazze. Dammele pulite. Il prefetto  abituato bene.
Il taverniere si accigli. Lo faccio sempre, signore. Qualcosa da mangiare insieme al vino?
Magari pi tardi. Quando il vino ci avr sistemato lo stomaco dopo quella traversata da
Massilia. Una vera burrasca.
Molto bene, signore. Far preparare qualcosa di buono dalle ragazze, se avrete bisogno di
cibo. E, parlando di ragazze, sono pulite, volenterose e conoscono un sacco di giochetti. A un prezzo
equo.
Ne sono convinto. Almeno per quanto riguarda le ultime due qualit. Non sono sopravvissuto
a tre campagne in Britannia per prendermi lo scolo. Perci stavolta far a meno delle tue puttane,
grazie. Portaci il vino al tavolo.
Macrone volt le spalle e and a raggiungere il tavolo dove Catone si era seduto, con la schiena
appoggiata all'intonaco crepato e macchiato. Aveva un'espressione seria e Macrone prov una fitta di
compassione per l'amico. Qualche mese prima, mentre erano in Britannia, Catone aveva ricevuto la
notizia della morte di sua moglie. Il ritorno a casa nella capitale avrebbe rinnovato quel terribile dolore.
Giulia era stata una ragazza incantevole, pens afflitto Macrone. Ma non tutto era perduto. Aveva dato
alla luce un bambino che poteva ancora offrire un conforto a Catone, quando questi avrebbe incontrato
per la prima volta suo figlio. Aveva quello, per lo meno, e qualcosa di lei continuava a vivere nel
piccolo Lucio. Si costrinse a sorridere mentre si sedeva di fronte a Catone.
Il vino sta arrivando. Il meglio che questa bettola pu offrire. Andr bene per sciacquarmi
dalla bocca il sapore del sale. Non sono mai stato un patito dei viaggi per mare. Specialmente dopo
quella volta che abbiamo fatto naufragio a Creta. Ricordi?
Come potrei dimenticarlo?.
Macrone si maledisse tra s. Era stato in quell'occasione che era sbocciato l'amore di Catone per
Giulia. Si affrett a cambiare argomento. Notizie interessanti. L'ho appena saputo dal taverniere. Dice
che Claudio ha deciso di mettere fine a Carataco e alla sua famiglia. Ecco perch quella gente laggi
sta facendo bisboccia. L'imperatore dar un'enorme festa per celebrare l'evento.
Catone fece un respiro profondo. Esecuzione? Ma non  giusto. Merita di meglio, anche se era
nostro nemico. Ha combattuto con onore. Non rende alcun merito a Roma metterlo a morte come un
criminale. Quando verranno a saperlo le trib che guidava in Britannia, non ne saranno felici. Saremo
fortunati se non provocher una rivolta.
Forse, replic Macrone. Ma  anche possibile che siano tanto intelligenti da aver imparato
che non paga sfidare il volere di Roma. La morte di Carataco sar la dimostrazione perfetta. Quando
sapranno della sua sorte, saranno pi che disposti a tenere la testa bassa e a fare ci che viene detto
loro.
Rimasero entrambi in silenzio per un po' e poi Catone si schiar la voce. Non sono sorpreso,
tuttavia. Dati i fatti recenti in Britannia. L'imperatore Claudio e i suoi consiglieri vorranno sorvolare il
pi possibile su quanto accaduto, almeno per il momento. La folla non prende mai bene le sconfitte.
Questo  vero, annu con enfasi Macrone. Le trib delle colline ci hanno dato una bella
batosta. Sia lodata Fortuna che siamo riusciti a mettere in salvo tutti quegli uomini.
Il taverniere arriv con una modesta caraffa di vino e due coppe smaltate e le pos sul tavolo
con un colpetto. Le migliori della casa. Riservate solo a gentiluomini illustri, come voi, che
frequentano il mio locale.
Macrone prese la coppa pi vicina e fece un rapido esame. Vengono usate poco, allora.
Il locandiere fece per replicare, poi ci ripens, e tese la mano. Dieci sesterzi, signore.
Dieci?. Macrone gli scocc un'occhiata. Furto alla luce del sole.
No, signore. Domanda e offerta. Con la grande festa a Roma, il palazzo sta comprando fino
all'ultima goccia di vino su cui riesce a mettere sopra le mani.
Catone si schiar la voce. Pagalo e basta.
Ehi, aspetta un minuto. Sta cercando di fare il furbo.
Ecco. Catone prese dalla borsa qualche moneta e le depose nel palmo aperto dell'uomo.
Adesso vattene.
Il taverniere si affrett a chiudere le dita attorno all'argento e, ringraziando con un inchino, si
ritir al bancone prima che Macrone potesse continuare le sue proteste. Il centurione gonfi le guance
ma non comment il gesto dell'amico. Prese invece la brocca e ne sfil il tappo di sughero con un sordo
schiocco, per poi annusarne il contenuto.
Sorprendentemente buono.
Riemp le coppe, ne spinse una verso Catone e sollev la propria. Ai compagni assenti.
Catone alz la coppa. Ai compagni assenti.
Ciascuno bevve un sorso e segu un breve silenzio mentre ricordavano la recente campagna tra
le montagne della trib dei Deceangli. Avevano fatto parte della colonna che cercava di prendere l'isola
druidica di Mona. Invece erano caduti in una trappola ed erano stati costretti alla ritirata attraverso
violente tormente di neve. Il legato al comando e un migliaio dei suoi uomini erano morti nella
disperata lotta per raggiungere la salvezza della loro base. Le unit di Catone e Macrone avevano
costituito la retroguardia e solo una manciata dei loro uomini erano sopravvissuti.
Il nuovo governatore della provincia, Didio Gallo, aveva ordinato loro di tornare a Roma per
presentare un rapporto completo sul disastro mentre lui tentava di mettere in sicurezza il confine. Dieci
anni dopo l'invasione della Britannia, molte delle trib indigene erano ancora ben lontane dall'essere
conquistate. Adesso quell'ultima battuta d'arresto minacciava di indebolire l'imperatore che si era
conferito un trionfo per la vittoria sui britanni a soli pochi mesi dallo sbarco delle prime truppe
sull'isola, un decennio prima.
Che vuoto trionfo si era rivelato, riflett Catone mentre beveva un altro sorso. Non c'era da
stupirsi che l'imperatore e i suoi consiglieri avessero scelto quel momento per celebrare la sconfitta e la
cattura di Carataco. Era cos che andava la politica: coprire la brutta notizia con la buona e sperare che
la folla fosse troppo ubriaca per notare l'inganno. O, addirittura, che non gliene importasse nulla. Pane,
vino, circo e sotterfugi, la collaudata ricetta per tenere buono il popolo di Roma. Non c'erano dubbi che
avrebbero apprezzato lo spettacolo d'apertura dei loro nemici messi a morte. Ma era una fine
inadeguata e indegna per Carataco e la sua famiglia e quella prospettiva rese pesante il cuore di Catone.
Sent qualcuno avvicinarsi al tavolo e, alzato lo sguardo, vide uno dei bevitori che prima stava
in fondo alla taverna. Un uomo sulla quarantina, ipotizz Catone. Indossava una vecchia tunica militare
e un laccetto di cuoio teneva legata una folta massa di capelli striati di grigio. La mano sinistra reggeva
una tazza di terracotta mentre la destra era assente; il moncone alla fine dell'avambraccio era coperto da
un cappuccio di cuoio, con un gancio di ferro al posto delle dita.
Catone inghiott il vino che aveva nella bocca. S?
Perdonami, signore. Ma il vecchio Scabaro dice che voi due siete appena tornati dalla
Britannia.  giusto?
S. E allora?
Mi stavo chiedendo se potevo disturbarvi e chiedervi notizie di quanto sta accadendo laggi.
Ero con la Nona legione, il primo anno dell'invasione. Ho perso la mano nella battaglia alle porte di
Camulodunum.
Catone annu. Ricordo la battaglia. Abbiamo rischiato davvero grosso. Carataco per poco non
ci ha battuti quel giorno.
Altroch, signore.
Come ti chiami?
Marco Salino, signore. L'uomo si irrigid automaticamente nel rivolgersi a un superiore.
Optio, Sesta centuria, Prima coorte, Nona legione... O, per lo meno, lo ero.
Comodo, optio, disse con un sorriso Catone. Il centurione e io saremmo onorati di dividere
una tazza di vino con un vecchio compagno della Nona. Siediti.
Macrone si spost per fare posto e Salino esit un momento prima di accettare l'offerta. I suoi
compagni si tennero a poca distanza mentre Macrone versava del vino al loro amico. Salino gli rivolse
un cenno di ringraziamento e assunse una fuggevole espressione cauta mentre si guardava attorno nella
taverna. Abbass la voce quando parl. Corre voce che abbiamo subto una brutta sconfitta.  vero?.
Catone rimase in silenzio per qualche istante, chiedendosi se fosse il caso di essere discreto. Ma
gli sembrava improbabile che ci fosse un informatore del palazzo in una taverna tanto anonima, a meno
che le cose non fossero cambiate dall'ultima volta che era stato a Ostia. Inoltre, lui e Macrone avevano
gi ogni probabilit di affrontare le ire dell'imperatore una volta presentato il rapporto sulla situazione
in Britannia. Dubitava che rispondere alla domanda del veterano avrebbe peggiorato la situazione.
 vero. Abbiamo perso l'equivalente di una legione, cinquemila uomini e la met di ausiliari,
insieme al legato della Quattordicesima. Il nemico ci ha respinti dalle montagne ed  possibile che stia
gi sferrando attacchi nel cuore della provincia.
Salino non riusc a nascondere lo shock, e neanche i suoi compagni. Il vecchio soldato scosse la
testa. Com' possibile?
Non sarebbe mai dovuto accadere, rispose Macrone. Era fine stagione, avevamo poche
informazioni riguardo il nemico o il territorio su cui stavamo avanzando. Ha cominciato a nevicare e
poi il nemico ci ha tagliato le linee di rifornimento. Un fottuto disastro, dall'inizio alla fine.
Allora perch la campagna  andata avanti, signore?
La solita vecchia ragione di sempre. Qualche laticlavio decide che il giudizio dei posteri  pi
importante di ogni altra cosa e fa finire noi nella merda fino al collo. In questo caso, il legato Quintato.
Quando il precedente governatore  morto, Quintato ha pensato di agguantare tutta la gloria prima che
venisse nominato un nuovo governatore.
Quei bastardi ci fregano sempre, ringhi Salino. Qualcuno dovrebbe pagare con la testa.
 quello che  successo. Quintato  caduto in battaglia. Si  comportato bene alla fine, come
un vero soldato. Peccato che si sia portato dietro tanti nostri compagni. La peggior sconfitta che
abbiamo subto da quando abbiamo messo piede in Britannia.
Un momento, intervenne uno degli altri uomini nella taverna. Come  potuto accadere,
adesso che abbiamo messo le mani su Carataco? Pensavo che fosse il loro comandante. Ci hanno detto
che con lui in catene era praticamente finita.
Macrone sorrise. Andiamo, amico. Credi a tutto quello che appare negli acta diurna?
Poteva andare peggio, se Carataco fosse stato ancora sulla scena, aggiunse Catone. Molto
peggio. Dobbiamo essere riconoscenti. Ci ha tenuti sulla corda per quasi dieci anni prima di riuscire a
catturarlo. Ecco un nemico di Roma che merita il mio rispetto per un sacco di buoni motivi.
Gli occhi di Salino si accesero. Ti sei trovato contro di lui, signore? In battaglia?.
Macrone rise di cuore mentre prendeva la brocca e si riempiva la coppa. Siamo noi quelli che
alla fine l'hanno catturato, fratello. Il prefetto e io. Preso in battaglia, insieme alla sua famiglia.
Il veterano sgran gli occhi e poi ghign. Siete dei dannati eroi, dunque, voi due. Avete
sentito, ragazzi? Siamo in compagnia degli uomini che sono andati a prendere il pi grande nemico di
Roma! A te, centurione, e a te, signore. L'uomo si batt la testa con l'uncino di ferro e poi fece una
smorfia. E neanche conosco i vostri nomi. Signore?
Centurione Lucio Cornelio Macrone e prefetto Quinto Licinio Catone, per servirti.
Il veterano alz la tazza. Ragazzi, brindiamo al centurione Macrone e al prefetto Catone!.
I suoi compagni proruppero in una chiassosa e assordante acclamazione mentre sollevavano le
tazze, rovesciandone il contenuto, e urlavano il nome dei loro nuovi eroi. Macrone rispose al brindisi
mentre Catone si sforz di sorridere, memore del fatto che, nonostante avessero catturato il comandante
nemico, Carataco era sfuggito alla sua custodia e la caccia era ricominciata. Fatto che preferiva non
confessare. Annu riconoscente a Salino e agli altri. Poi il veterano rivolse la propria attenzione su
Catone e si protese in avanti.
Allora, lui com'? Carataco, intendo. Ho sentito dire che  un gigante d'uomo, coperto di quei
dannati tatuaggi che piacciono ai nativi e porta le teste degli uomini che ha sconfitto appese ai corni
della sella. E dicono che si sia limato i denti. E che ha preso parte ai sacrifici umani che piacciono a
quei bastardi di druidi.  vero?.Catone non riusc a trattenere una breve risata. Tu che pensi? Ti
sembra che somigli agli uomini che abbiamo combattuto in Britannia? O in qualsiasi altra parte
dell'impero, se per questo? Carataco  solo un uomo, un soldato, come te e me. Non un gigante, non un
selvaggio e neanche un barbaro. Solo un uomo che guidava il suo popolo contro invasori venuti a
prendersi le loro terre e a ridurli in schiavit. Al posto suo, avremmo fatto la stessa cosa...  tutto ci
che ho da dire al riguardo, concluse Catone, che vuot la coppa e si mise a fissare assorto i residui sul
fondo.
Salino rimase a fissarlo con la bocca un po' aperta e poi lanci un'occhiata a Macrone, che si
gratt il mento prima di fornire una giustificazione.  stato un lungo viaggio. Mi piacerebbe restare a
chiacchierare con un vecchio compagno ma abbiamo affari che ci aspettano a Roma. Quindi sar
meglio finire il vino e metterci in viaggio.
Il veterano cap l'antifona, vuot la tazza e si alz dalla panca.  stato un onore. Spero che
l'imperatore vi ricompensi come meritate.
Sarebbe un cambiamento piacevole, rispose mesto Macrone. Ma quella  un'altra storia per
un altro momento, fratello Salino.
Allora, se torni a Ostia, vieni a cercarmi qui alla taverna. Ti offrir una caraffa di vino. A tua
scelta, signore.
Macrone ghign. Allora puoi starne certo che lo far.
Tese la mano e lui e il veterano si strinsero l'avambraccio. Poi Salino chin il capo rivolto a
Catone. Spero di rivederti, signore.
Cosa?. Catone alz lo sguardo, si affrett a fare il punto della situazione e annu.
Senz'altro.
Mentre Salino riconduceva i compagni al loro posto in fondo alla taverna, con aria un po'
mogia, Macrone emise un sospiro. Ben fatto. Hai ucciso il momento sul colpo. Pensavo che avremmo
bevuto gratis per tutta la sera.
Catone scosse adagio la testa. Mi dispiace. Ero lontano miglia.
Macrone sospir piano.  pi che naturale che lei ti manchi, ragazzo. Comprendo.
S.... Catone si schiar la voce e continu. E poi, c' Lucio. Sono un padre che non ha mai
visto suo figlio prima d'ora. Non so bene come reagire. Non so cosa prover per lui. Alz lo sguardo.
Macrone, amico mio, non so bene come affrontare la cosa. Quando eravamo in Britannia, bramavo di
tornare a Roma. Ma adesso che siamo qui, non mi sembra pi casa mia. Non ho altro da fare se non
piangere e il mondo mi sembra molto buio... Scusa. Sorrise mortificato. Ti star ricordando la
patetica e tremante recluta che hai conosciuto quella fredda sera d'inverno al confine sul Reno.
Macrone inarc un sopracciglio. Be', io non volevo dirlo, ma... A ogni modo, lascia che ti
riempia la tazza.
Catone sospir. Pensi che servir?
Chi lo sa? Ma non peggiorer le cose, giusto?.
Catone riusc a ridacchiare e bevvero ancora un po' prima che Macrone continuasse. Ragazzo,
ti conosco ormai da pi di dieci anni. Sono poche le cose che non hai affrontato in questo periodo. Non
ci sono sfide che non hai accettato e vinto. So che questo  diverso e che hai la sensazione che qualche
bastardo ti abbia strappato tutto quello che hai dentro, ma la vita va avanti. Sempre. Giulia era una
ragazza deliziosa. E tu l'amavi pi della vita stessa. Lo vedevo. E, come tuo amico, condivido il tuo
dolore. Ma hai un figlio che ha bisogno di te. E ci saranno altre campagne, in cui anche io e gli uomini
sotto il tuo comando avremo bisogno di te. Capisci ci che sto cercando di dire?. Macrone si sfreg la
fronte segnata. Cazzo, non sono bravo con le parole. Per niente.
Catone. Hai detto ci che dovevi. E penso di capire. Ma non sono sicuro che tu capisca.
L'amico aggrott la fronte, fece per replicare e poi ringhi: Allora mi limiter a fare il soldato.
Quella, per lo meno,  una cosa che capisco.
Oh, s. Su questo non ci sono dubbi.
Ci fu una breve pausa, poi Macrone sollev la brocca e le diede un leggero scrollone.
Dall'interno giunse solo un leggero rumore di liquido smosso. Lo vers nella propria tazza, che vuot
in un colpo solo e rimise gi schioccando le labbra.
Va bene, allora. Il tempo per essere gi di corda  finito. Mettiamoci in cammino.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Il fermento nella capitale era evidente qualche miglio prima ancora che Catone e Macrone
avvistassero le mura di Roma. La strada da Ostia era gremita di carri, convogli di muli e gente a piedi,
tutti in fervente attesa delle celebrazioni per la sconfitta e la cattura di Carataco. Malgrado l'evento non
fosse previsto che di l a tre giorni, ci sarebbe stato intrattenimento a volont nel Foro e nelle strade
circostanti. Nei mercati sarebbero spuntate nuove bancarelle con spuntini e leccornie, beni di lusso,
come profumi e spezie dall'Oriente, e ricordi dell'evento principale, con la consueta gamma di
oggettistica militare spacciata per armi celtiche e stranezze druidiche. Le famiglie e i singoli che si
recavano nella capitale si sarebbero rivolti ad amici e parenti perch li ospitassero o avrebbero cercato
un posto dove dormire per strada fino a che i festeggiamenti non fossero finiti.
Roma era sovraffollata e maleodorante nei migliori dei casi e Catone poteva immaginare quanto
sarebbe peggiorata con l'afflusso dei visitatori, specialmente con il clima di quei giorni. Ne erano
trascorsi parecchi dall'ultima volta che aveva piovuto. I due soldati si erano scottati per gran parte del
viaggio in mare e adesso erano di nuovo sulla terraferma. La strada per la capitale era ammantata di
una polvere sottile e leggera che lasciava una patina su ogni superficie e irritava gola e occhi dei
viaggiatori. Ma perfino il caldo opprimente e la polvere non fiaccavano il buonumore di tutti quelli che
procedevano con passo pesante sulla strada lastricata. Catone e Macrone avevano lasciato istruzioni a
un agente a Ostia perch spedisse i bagagli a casa del prefetto e si erano avviati a piedi. Lunghi anni di
marcia, gravati da corazza ed equipaggiamento, li avevano resi in grado di superare senza fatica i civili
che arrancavano lungo il cammino. Si fermarono una volta sola a un'affollata taverna sul bordo della
strada e condivisero una panca all'ombra di qualche pino con un optio della guardia pretoriana di
ritorno da una licenza.
Britannia, eh?. La guardia gonfi le guance. Incarico tosto, quello.
Di pi non si pu, annu Macrone con convinzione, sfregandosi la raggrinzita cicatrice bianca
sul ginocchio, esito di una ferita di freccia che aveva riportato nella campagna pi recente. Di tanto in
tanto gli prudeva ancora, una calda sensazione formicolante. La guardia not il gesto e indic.
Te la sei fatta laggi?
Uno stronzetto con un arco da caccia mi ha colpito. Per poco non ci rimanevo secco. Non
proprio la fine gloriosa che un centurione con pi di vent'anni di servizio potrebbe desiderare, rise
Macrone. Ma, d'altro canto, la maggior parte di noi non ha neanche la possibilit di andarsene in un
bagliore di gloria. Dieci a uno, sar una stupida ferita, una malattia o lo scolo a finire un uomo. Ho
ancora un sacco di tempo per ciascuna di queste cose. Ma, potendo scegliere, preferisco lo scolo.
Non c' da sbagliarsi, rise la guardia. Poi tese la mano. Gaio Gannico, signore.
Macrone fece le presentazioni e si sciacqu la polvere dalla bocca con un gran sorso d'acqua.
Certo, per voi lavativi pretoriani, il pericolo maggiore  lo scolo. Credimi, so per esperienza personale
che ve lo beccate con estrema facilit.
Gannico inarc un sopracciglio. Hai servito nella guardia?.
Macrone percep accanto a s il moto di disagio di Catone. Avevano entrambi servito nei
pretoriani durante un'operazione sotto copertura qualche anno prima. Il tipo di lavoro che era meglio
dimenticare una volta raggiunto il proprio scopo. Decise di fare lo spaccone per coprire la svista.
Oh, andiamo! Ogni soldato dell'impero sa quanto  comodo il vostro lavoro. Bighellonate in
giro per Roma con le vostre toghe e tuniche bianche, i posti migliori ai giochi e primi della fila nelle
donazioni d'argento che l'imperatore decide di distribuire all'esercito. Dico bene?.
Gannico ebbe la decenza di annuire.
Il massimo dell'azione per voi  sbarazzarvi discretamente di quelli che si sono messi nei guai
con l'imperatore, o con sua moglie, o perfino con quei suoi liberti.
Troppo vero, signore, replic mesto Gannico. Ce ne sono state parecchie di cose del genere
negli ultimi mesi, altroch.
S?. Catone si protese in avanti, aggirando Macrone con lo sguardo. Cosa sta succedendo,
allora?
Sono quei suoi due liberti greci. Pallante e Narciso. Lottano per un posto di potere da che ho
memoria. Un tempo era tutto per lo pi incruento. Ma con l'imperatore che invecchia, c' la questione
di chi gli succeder. Pallante vuole sul trono il suo ragazzo, Nerone, mentre Narciso ripone le speranze
nel giovane Britannico. Sanno che Claudio presto non sar pi a questo mondo. Soprattutto se gli dar
una mano la moglie, Agrippina. Si guard attorno con circospezione prima di abbassare la voce. Si
dice che lei e Pallante siano parecchio intimi. La verit  che Agrippina si sta dando da fare per usare
l'influenza di Pallante dietro le quinte e Pallante ha bisogno che Agrippina si assicuri che lui sia l'unico
superstite tra i consiglieri di Claudio se, anzi quando, Nerone prender la porpora. Ma non l'hai saputo
da me, signore.
Capisco, replic Catone. Perci le cose stanno per giungere al dunque?
Puoi scommetterci. Narciso ha usato le sue spie per fregare i sostenitori del rivale e quei
senatori vicini ad Agrippina. Nel frattempo, lei e Pallante si sono appoggiati al vecchio per favorire
Nerone a discapito di Britannico e, al tempo stesso, per sbarazzarsi di quanti pi sostenitori di
Britannico possibile. Il pretoriano scosse la testa. Un bagno di sangue in piena regola, altroch.
Perci, come puoi immaginare, ultimamente a Roma sono tutti sulle spine. Potevi scegliere un
momento migliore per tornare a casa, signore. Per lo meno, siete soldati, perci dovreste essere pi al
sicuro di tanti altri. Se volete un consiglio, tenetevi lontani dai senatori e dai loro complotti. E, cosa pi
importante, state alla larga da quei due bastardi, Pallante e Narciso.
Catone e Macrone si scambiarono una rapida occhiata. Era stato Narciso a costringerli a servire
i suoi scopi in svariate occasioni in passato. Catone aveva ottime ragioni per disprezzare il liberto
imperiale, ma ancora di pi per odiare e temere Pallante, che aveva tramato per uccidere l'imperatore, e
anche loro due.
Gannico apr lo zaino e ne tir fuori una pagnotta di pane e un pezzo di maiale freddo. Vi va di
dividerli con me, signori? Non  molto ma ne sarei onorato.
Grazie. Catone tese una mano e Gannico gli tagli una generosa porzione di pane e poi
strapp una striscia di carne. Fece altrettanto per Macrone e i tre masticarono in silenzio per un po'
mentre guardavano passare la gente, i carretti trainati da muli e i carri. Poi Gannico si schiar la voce e
bevve un sorso dalla borraccia.
Se non vi secca, signore, posso chiedervi se voi due siete in licenza?
Proprio cos, rispose Catone, ansioso di non essere un inopportuno argomento di
conversazione tra i compagni di Gannico. Un po' di riposo e svago, mentre aspettiamo un nuovo
incarico.
Immagino che ci sia una famiglia che non vede l'ora di rivedere entrambi.
Catone annu. Ho un figlio. Ironia della sorte, invece, la madre di Macrone  in Britannia.
Davvero?. La guardia rivolse la sua attenzione su Macrone. Cosa ci fa una rispettabile
donna romana in un postaccio barbaro come quello?
 una lunga storia, rispose Macrone con la bocca mezza piena. Inghiott e continu. Ma,
facendola breve, gestisce una bettola a Londinium. Io ne possiedo met. Perci niente famiglia per me
a Roma, ma credo proprio che un modo per sentirmi a casa lo trover.
Finirono di mangiare e, mentre Gannico andava a cercare un posto ombreggiato per schiacciare
un pisolino, Catone e Macrone si rimisero in cammino. L'afa pomeridiana era opprimente e ben presto
il sudore prese a colare dalle loro facce mentre macinavano un miglio dopo l'altro tra le curate fattorie a
ciascun lato della strada. Alla fine, quando il sole cominci a calare all'orizzonte, la strada curv
attorno a una bassa collina e, qualche miglio davanti a loro scorsero i tentacolari dintorni di Roma, che
si estendeva come un vasto manto di tetti di tegole rosse, con le elevate strutture dei templi e dei
palazzi svettanti. Era una scena che entrambi gli uomini avevano visto svariate volte, ma non manc di
provocare un aumento del battito di Catone quando questi pos lo sguardo sulla capitale del pi grande
impero del mondo conosciuto. Dal maestoso palazzo che sovrastava il Foro, l'imperatore e il suo stato
maggiore dominavano su terre che si estendevano dalla sconfinata distesa dell'oceano agli aridi deserti
dell'Oriente. Persone di ogni colore, di ogni grado di civilt, o barbarie, inviavano tributi a Roma e
vivevano secondo le sue leggi. Era responsabilit di uomini come Macrone e sua difendere i confini di
quel vasto impero da quelle trib e da quei regni che manifestavano invidia e ostilit.
Catone fece deviare l'amico per un breve tratto per ammirare la vista; si asciug la fronte e
bevvero dalla borraccia di Macrone. L'ammirazione di un momento prima era passata e adesso Catone
prov una fitta di inquietudine. Da qualche parte in quella popolosa citt, c'era la casa che non vedeva
l'ora di condividere con Giulia, dove avrebbero creato una famiglia. Ora lei era morta e i suoi resti
riposavano in una piccola urna, che suo padre, il senatore Sempronio, aveva inserito in una nicchia
nella fredda tomba di famiglia. Tutto ci che restava della vivace, intelligente e coraggiosa donna che
aveva conquistato il cuore di Catone adesso continuava a vivere nel loro unico figlio. Era stata la
nascita di Lucio a indebolire fatalmente sua madre, conducendola infine alla morte. Per quella ragione,
Catone temeva che nel suo cuore si sarebbe scatenata un'aspra battaglia tra rancore e amore paterno la
prima volta che avrebbe visto suo figlio, che aveva ormai pi di due anni.
Coraggio, fratello, lo esort con gentilezza Macrone. Manca poco, ormai.
Catone non replic.
Sicuro di volermi ospitare a casa tua? Se vuoi un po' di tempo per stare da solo, io capir.
Tempo per fare conoscenza con il bambino e tempo per piangere Giulia.
Catone scosse il capo e si sforz di assumere un'espressione stoica. No. Ho smesso di
piangere. Sei il benvenuto. Credo che la tua compagnia mi far bene.
D'accordo, allora. Ma ti avverto. Mi  venuto un grande appetito. Potrei farti fuori la dispensa.
E avrei ancora fame. Una dannata fame. Prima mettiamo gi gli zaini e ci sistemiamo per la notte,
meglio sar.
Tornarono sulla strada e, anche mentre il crepuscolo calava sul paesaggio e l'ultima luce
inondava le colline e la citt di un caldo chiarore, i veicoli e quelli a piedi non si fermarono, ma
proseguirono, attratti dalla grande capitale che esigeva di essere sfamata in cambio del divertimento e
degli altri piaceri con cui attirava decine di migliaia di visitatori. Il vivido tremolio delle torce apparve
lungo le mura al calare del buio e ci furono altre luci pi avanti in citt, oltre alla distesa di fuochi da
campo fuori dalle porte, dove alcuni dei viaggiatori si erano fermati per la notte. Erano radunati in
cerchio attorno alle fiamme, dove, cantando e ridendo, le famiglie si godevano l'aria fresca della sera.
Catone e Macrone continuarono il cammino e lo squillo di un corno annunci lo scoccare della
prima ora della notte quando raggiunsero la svettante Porta Raudusculana che conduceva in citt.
Mostrarono i sigilli militari all'optio di guardia per evitare di pagare il pedaggio e passarono sotto
l'entrata ad arco. Erano trascorsi quasi tre anni dall'ultima volta che erano stati a Roma e, per un
momento, furono sopraffatti dal lezzo delle fogne, degli ortaggi marci e da un acre odore di muffa. La
Via Ostiense continuava attraverso il popoloso quartiere dell'Aventino, dove i caseggiati fatiscenti,
ancora pi alti di quelli di Ostia, incombevano sulla strada. C'era solo qualche lampada di tanto in tanto
e la debole luce che si riversava da porte e finestre, illuminando il cammino ai due soldati che
procedevano sul marciapiede rialzato accanto alla strada. C'erano in giro ancora moltissime persone,
che schivavano i carri sferraglianti sull'acciottolato, e, malgrado Catone non potesse fare a meno di
pensare di attirare l'attenzione con la tunica militare, nessuno parve fare caso a lui o a Macrone.
La cosa suscit un leggero e familiare senso di risentimento. In Britannia, lui e Macrone
avevano comandato centinaia di uomini che rispettavano loro e il loro grado. Compagni che avevano
versato sangue e dato la vita perch il popolo di Roma potesse dormire senza la paura del nemico e
vivere dei frutti delle conquiste dei suoi soldati. Eppure le sofferte vittorie di Catone e Macrone e
dell'esercito in Britannia erano quasi sconosciute l a Roma, appena un trafiletto sugli acta diurna della
capitale, che venivano a stento letti dalla gente impegnata dalle faccende quotidiane. Praticamente
erano invisibili. Lo sconsolante pensiero contribu allo struggimento che gi provava mentre
superavano la svettante estremit del Circo Massimo e scendevano verso il Foro.
Il centro della citt era illuminato a giorno da torce e bracieri, e le strade e gli spazi aperti erano
gremiti di gente che faceva baldoria, ambulanti, prostitute e borseggiatori, il cui frastuono rimbombava
contro i muri dei templi e dei palazzi. Catone teneva una mano salda sul lembo dello zaino e procedeva
circospetto mentre attraversavano il Foro. Accanto a lui, Macrone faceva altrettanto, anche se scrutava
con sguardo famelico le donne appoggiate all'entrata dei bordelli. Qualcuna illustr le proprie
prestazioni al passaggio dei due soldati, ma la maggior parte si limit a guardarli con il volto spento e
incipriato, ubriache o annoiate dai ripetitivi movimenti del proprio commercio.
Ehi, voi!. Una donna alta e bionda, dal mento piccolo e il sorriso spontaneo, blocc loro la
strada. Soldati, giusto? Faccio prezzi speciali ai soldati. Prezzi speciali e trattamento speciale. Strizz
l'occhio a Catone, che fece per aggirarla e continuare per la sua strada. Allora la donna rivolse le
proprie attenzioni a Macrone e lo prese per mano prima che questi potesse reagire. Durante il viaggio di
ritorno dalla Britannia, Macrone aveva goduto della compagnia di alcune donne, ma continuava a
sentire il familiare formicolio che gli rimescolava il basso ventre e cos si ferm a guardarla bene.
Ti piace quello che vedi?, gli chiese sorridendo complice la donna. Poi, tenendogli ben stretta
la mano, gliela premette contro la collinetta pelosa che aveva tra le gambe. E ti piace quello che
senti?
Parecchio, ridacchi Macrone, tremendamente tentato. Poi vide Catone fermarsi e guardarlo
accigliato e cos tir via la mano. Un'altra volta.
Che peccato. Gli diede una stretta al braccio. Hai l'aria di uno che sa come fare contenta una
ragazza. Se torni da queste parti, chiedi di Colonnilla. La terr in caldo per te. E quello che ho detto a
proposito dei prezzi speciali vale ancora.
Macrone inarc un sopracciglio. E il trattamento speciale?
Anche quello. Gli diede un rapido bacio sulle labbra e Macrone sent nel suo alito il sapore
del vino.
Ci vediamo presto, allora. Macrone allung il passo per raggiungere l'amico mentre si
avviavano verso la lunga strada dritta che portava al quartiere del Quirinale.
Lasciatosi il Foro alle spalle, Catone si ferm sotto una lampada appesa fuori dalla bottega di un
fornaio e tir fuori la lettera che Giulia gli aveva mandato pi di un anno prima, con le indicazioni per
la casa che aveva comprato. La casa in cui aspettava il suo ritorno. Impegnato nella campagna, Catone
aveva spesso immaginato il proprio ritorno a casa e la meravigliosa prospettiva di tenere di nuovo
Giulia tra le braccia. Adesso quel sogno sembrava schernirlo. Crudelmente. Sent il cuore vacillare
quando pos lo sguardo sulle parole scritte nell'ordinata grafia di lei, poi si affrett a ripiegare la lettera
e a infilarla nello zaino.
Manca poco. Da questa parte.
Senza aspettare risposta, si incammin a grandi passi e Macrone scocc una rapida occhiata a
Colonnilla, che stava approcciando un uomo smilzo e grigio con le borse sotto gli occhi. Cacci un
profondo sospiro e raggiunse l'amico. Malgrado il Quirinale fosse uno dei migliori quartieri di Roma, la
strada era stretta, con vicoli dall'aria sinistra che si aprivano su entrambi i lati. Il tipo di posto nel quale
ai malviventi piaceva nascondersi nell'ombra per fare fuori ignari malcapitati.
In cima al colle, dove l'aria era meno fetida, i caseggiati erano sostituiti dalle prime dimore che
appartenevano a mercanti agiati, membri della classe equestre come Catone e le meno influenti tra le
famiglie senatoriali. C'erano numerose botteghe, a ciascun lato degli imponenti ingressi, alcune delle
quali vendevano merci esclusive: spezie, tessuti, vini e pane pregiati.
Superarono due incroci e poi, al terzo, Catone svolt a destra. Cont le porte e si ferm davanti
a una borchiata, cinquanta passi pi avanti. Tre consunti gradini la separavano dalla strada e una
singola lampada a olio ardeva da un supporto di ferro, disposto cos in alto sulla porta da sfuggire alle
grinfie di eventuali passanti dalla mano lesta. Catone osserv la porta, pizzicandosi piano il mento tra
pollice e indice.
Va tutto bene, Catone?
No... Non proprio.
Macrone gli appoggi una mano sulla spalla. Era stato presente quando l'amico aveva
incontrato Giulia e la conosceva abbastanza bene da avere tutti i diritti per piangerla, e non solo per il
dolore che aveva colpito Catone. Ottima donna, che avrebbe potuto essere un'ottima madre e, cosa pi
importante, la persona che avrebbe reso Catone pi felice e meno malinconico. Macrone conosceva
l'amico da quando questi si era arruolato nelle legioni e aveva osservato la sua combattuta ascesa tra i
ranghi, fino a diventare centurione e infine superarlo in grado. Era strano, rifletteva di tanto in tanto,
essere commilitone, amico e subordinato. Ma c'era di pi. Catone poteva anche essere un compagno
d'armi ma era pi un fratello minore, o un figlio, e, come ogni padre, Macrone divideva gioie e dolori
in egual misura.
Giulia non c' pi, ma tuo figlio  l dentro. Ha bisogno di te, adesso che non ha pi una
madre.
Catone gli scocc un'occhiata cupa. Cosa ne so di paternit, Macrone? Negli ultimi dieci anni
non c' stato quasi un momento in cui non sia stato un soldato. Sono impregnato del sangue degli
uomini che ho ucciso e che ho visto uccidere davanti a me. Cosa ne so di come si allevano i figli?
Non ti stavo suggerendo di attaccartelo alla tetta, ragazzo. Dicevo solo che avr bisogno di un
uomo da cui prendere esempio e che gli insegni come va il mondo. Quel genere di cose. Sei adatto al
compito come chiunque altro. Fallo bene e sono certo che il piccolo Lucio diventer in tutto e per tutto
un ottimo uomo come suo padre, eh? Adesso sono stanco. Mi fanno male i piedi e ho bisogno di cibo.
Quindi ce ne staremo qua attorno ancora per molto come due vagabondi oppure vogliamo entrare?.
Catone gli rivolse un sorriso debole. Va bene. Eccoci qui.
Fece un respiro profondo, sal i gradini e buss due volte, forte. Tutto tacque per un momento, e
stava per riprovarci, quando entrambi sentirono un colpo di tosse e, poco dopo, il grattare di un piccolo
catenaccio. Si apr uno sportellino dietro a una griglia di ferro e un paio di occhi li squadrarono con
sospetto.
Chi siete?, pretese di sapere una voce burbera. Non aspettiamo nessuno. Allora?.
Catone incroci lo sguardo dell'uomo. Sono il prefetto Quinto Licinio Catone, di ritorno dalla
campagna di Britannia, e questa  la mia casa. Casa mia. Perci fammi entrare.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Prefetto Catone?. L'uomo dietro alla porta parve scioccato. Poi strinse gli occhi. Il padrone 
in Britannia. Vattene via!.
Fece per chiudere lo sportellino e Catone infil la mano tra le piccole sbarre di ferro per
impedirglielo. Aspetta. Sono chi dico di essere. Guarda qui.
Cerc il distintivo militare e lo tese davanti a s, inclinandolo verso lo smorto chiarore della
lampada, cos che l'uomo potesse leggervi l'incisione. Ci fu una breve pausa mentre l'uomo alla porta
sembrava esaminare il sigillo, e Catone si chiese se fosse in grado di leggere. Poi quello guard di
nuovo Catone. Se sei chi dici di essere, allora come mai ti trovi qui a Roma quando dovresti
combattere i barbari in Britannia?
Il mio compagno e io siamo stati rimandati a Roma dal nuovo governatore. Catone era stanco
e cominciava a esaurire la pazienza. Adesso apri la porta e fammi entrare.
E lui chi ? Il tuo compagno?
Centurione Macrone. Sono sicuro che mia moglie ne abbia parlato.
La signora ha parlato di lui... E va bene, signore. Ti credo.
Il domestico si scost dalla porta e lo sportellino si richiuse. Poco dopo, si ud il soffocato
rumore di un pesante chiavistello che veniva tirato indietro e la porta si apr sui cardini oliati, rivelando
un massiccio individuo dalla carnagione scura. Indossava una semplice tunica marrone e si inchin
mentre si faceva da parte per lasciare entrare Catone e Macrone.
Benvenuto a casa, signore.
Chiuse la porta e la sprang di nuovo prima di continuare in tono mortificato. Perdonami,
padrone Catone. Dovevo essere sicuro di chi fossi. Ci siamo solo io e la balia in casa al momento. E il
piccolo padron Lucio. Perci devo essere prudente, vista la situazione per le strade in questi ultimi
mesi.
Ci sono stati disordini anche da queste parti?
S, padrone. I sostenitori degli eredi dell'imperatore stanno fomentando gli animi. Cercano di
far schierare la folla con il proprio uomo e usano le bande di strada per raggiungere lo scopo.
Che guaio, replic Catone mentre si guardava attorno nel modesto ingresso, curioso di
saperne di pi della casa che Giulia aveva scelto per loro. Una candela su un tavolino offriva
abbastanza luce per distinguere i particolari. A sinistra, c'era un'alcova con un piccolo altare e una
manciata di statuine raffiguranti le divinit della casa. Sulla parete opposta, c'era un'altra rientranza
nella quale riluceva un volto pallido. Catone sent rizzarsi i peli sulla nuca quando ne riconobbe i
lineamenti. Deglut e si avvicin lentamente. La maschera mortuaria di cera era illuminata da dietro
dalla piccola fiamma tremolante di una lampada a olio. Da vicino, vide le linee del suo volto con pi
chiarezza e si sent assalire da un'acuta fitta di desiderio per la moglie morta. Allung una mano
esitante e tocc la maschera; ogni illusione che potesse essere il viso di lei and in frantumi quando
sent la levigata durezza della cera. Tuttavia, si sofferm ad accarezzare la curva della guancia prima di
girarsi verso gli altri.
Sono molto dispiaciuto per la tua perdita, padrone.
Grazie, annu Catone. Come ti chiami?
Amatapo, padrone.
Da quanto tempo vivi qui?
Da tutta la vita, padrone. Sono nato negli alloggi della servit. Il mio vecchio padrone mi ha
incluso nel prezzo quando la signora Giulia ha comprato la casa. Poi lei mi ha nominato
maggiordomo.
Capisco. E la balia?
Petronilla?  stata assunta come nutrice. Dopo che la signora  morta, tuo suocero l'ha tenuta
per occuparsi di padron Lucio.
Molto bene. Vorrei vedere il resto della casa. Ma prima mi piacerebbe vedere mio figlio.
Certo, padrone. Amatapo tese le mani. I vostri mantelli, prego.
Catone consegn mantello e zaino e Macrone segu il suo esempio. Dopo che li ebbe appesi ai
pioli in un angolo dell'ingresso, Amatapo fece loro segno di seguirlo oltre un breve corridoio. C'erano
porte sbarrate a ciascun lato e Catone ipotizz che conducessero alle stanze fronte strada a ciascun lato
dell'entrata.
Ci sono botteghe annesse alla casa?
C' un cestaio a sinistra e un fornaio a destra, padrone.
E che affitto pagano?.
Lo schiavo scosse il capo. Non lo so, padrone. Queste faccende non sono mai state di mia
competenza. Il padre della signora Giulia se n' assunto la responsabilit fino al tuo ritorno.
Capisco.
Alla fine del corridoio, arrivarono in un atrio. Sotto il cielo aperto, c'era una vasca quadrata con
mosaici di pesci. La fioca luce delle stelle era sufficiente a svelare l'ambiente circostante e Catone vide
una serie di porte che si aprivano sull'atrio, e una stretta scalinata in un angolo che conduceva al piano
superiore.
Molto carina, osserv Macrone guardandosi attorno. Davvero molto carina. Sei caduto in
piedi, ragazzo, non c' dubbio.
Ci sono quattro stanze di sopra, padrone. Tutte vuote al momento. La signora non ha mai
avuto occasione di arredarle n di decorarle. Quella laggi  la sua camera da letto. Quello  lo studio
che aveva preparato per te, accanto c' una sala da pranzo e l'ultima porta  la stanza di padron Lucio.
Desideri vederlo? Star dormendo.
Catone annu. Vado subito da lui.
Allora scusami, padrone. Vado a prendere una lampada in cucina.
Lasci l'atrio tramite un altro corridoio e i due soldati udirono uno scambio sommesso con una
donna. Macrone si rivolse all'amico.
Come ti senti?
Come mi sento?. Catone riflett un momento. Come un intruso, a dire la verit. Non ho mai
avuto una casa prima d'ora.  tutto nuovo per me. Non so bene come affrontare le cose.
Prendiamo quello che il destino ci d, ragazzo. E non abbiamo scelta riguardo a come
affrontarlo.
Catone sorrise. E questa cos'? Filosofia?
Esperienza, ragazzo. Molto meglio.
Un leggero chiarore e il suono di passi strascicati annunciarono il ritorno di Amatapo. Era
accompagnato da una donna grossa con indosso un'ampia tunica che le ricadeva attorno come una
tenda. Il maggiordomo le fece segno di avanzare e lei si inchin a Catone e Macrone.
Questa  Petronilla, padrone.
Alla luce della lampada, Catone vide che aveva un grazioso viso paffuto con vivaci occhi scuri,
una fronte alta e bei capelli scuri tagliati corti. Sembrava aver superato da poco la trentina, per quanto
fosse difficile dirlo alla luce fioca.
Immagino ti abbiano detto chi sono.
Lei annu.
Vorrei vedere mio figlio.
S, padrone. Prese la lampada da Amatapo, li condusse alla porta della camera di Lucio ma,
quando pos la mano sul chiavistello, si ferm. Padrone, sarebbe meglio se fossimo solo noi due. Non
ha senso spaventare il poverino se dovesse svegliarsi e trovarsi circondato da adulti.
Va bene. Catone si rivolse all'amico. Ti dispiace?
Affatto.  tuo figlio. Lo conoscer a tempo debito.
Grazie. Catone si volt e annu alla balia, che tir il chiavistello e apr piano la porta.
Sollevando la lampada, la donna fece strada nella stanza, che era di dimensioni modeste e arredata in
modo semplice. Oltre al letto, ai cui piedi c'era una cassapanca, contro la parete opposta c'era uno
sgabello.
Attento, padrone, bisbigli Petronilla e indic a terra. Catone abbass lo sguardo e vide che
stava per calpestare delle statuette di legno. Si chin a raccoglierne una e si accorse che si trattava della
rozza rappresentazione di un legionario.
Le ama, spieg la balia. Le tira fuori di continuo, padrone. Il problema  convincerlo a dare
una mano a rimetterle a posto quando va a letto.
Catone mise gi la statuetta e, con passo felpato, raggiunse un lato del letto. Mentre Petronilla
teneva su la lampada, guard il bambino steso a pancia sotto, con la testa da un lato e le braccia
spalancate sul materasso. Aveva scalciato via la coperta sottile e un paio di gambe paffute si
allungavano sul letto. Arricci il naso e mormor qualcosa di incomprensibile; poi sospir e il suo
respiro torn leggero e regolare.
Sedendosi piano sul bordo del letto, Catone tocc delicatamente i morbidi riccioli scuri e sent il
cuore sussultare.
Quello era suo figlio. Lucio. La sua carne e il suo sangue, cos come di Giulia. Gi si illudeva di
vedere che il bambino aveva ereditato il naso all'ins e il mento minuto di lei. Quel pensiero gli fece
male al cuore e ancora una volta si strusse per Giulia. Maledisse gli di per avergliela portata via.
Si tir su e fece un cenno in direzione dell'atrio. Lasciarono che il bambino continuasse a
dormire e chiusero la porta senza fare rumore.
Macrone inclin la testa. Allora?
 fuori combattimento e dorme come un veterano.
Macrone ridacchi. Tale e quale al padre, allora. Buon per lui. Poi la sua faccia si raggrinz e
la bocca si spalanc in un involontario sbadiglio. Cazzo, sono a pezzi.
Lo vedo. Amatapo, trova al centurione un letto comodo.
S, padrone. E per te?
Dormir nella camera padronale.
S, padrone.
Bene. Allora puoi svegliarci alla seconda ora di domani. Immagino ci sia cibo a sufficienza.
Petronilla annu. A volont, padrone.
Allora ce ne andiamo a dormire.
Amatapo aggrott la fronte. Non vuoi vedere il resto della casa, padrone?.
Catone si guard attorno nell'atrio. C' dell'altro?
Oh, s, padrone. Le cucine, gli alloggi della servit, ma soprattutto il giardino e una sala da
pranzo esterna. Quella era la parte preferita della signora. Adesso non si vedr molto, ovviamente.
Allora possiamo andarci domattina, lo interruppe Catone. Per adesso, abbiamo entrambi
bisogno di dormire. Per favore, provvedi al centurione Macrone. Meglio se vai a prendergli un'altra
lampada e lasci a me questa. Trovo da me la strada.
Con la lampada in mano, Catone si rivolse all'amico. Dormi bene.
Sono sicuro che lo far. Macrone indic l'ambiente circostante. Non si pu avere un
alloggio migliore!.
Si scambiarono un sorriso stanco e poi Catone gir attorno alla vasca con le colonne per
raggiungere la stanza che Amatapo gli aveva indicato prima. Sollev il chiavistello e i cardini emisero
un leggero cigolio quando la porta si apr verso l'interno. Varcando la soglia, colse un aroma dolce che
persisteva nell'aria, qualcosa che Giulia doveva aver messo nella stanza per renderla pi gradevole. La
camera da letto era un ampio spazio con cassapanche contro una parete, un tavolo, una sedia e mensole
con vasetti e contenitori sulla parete opposta; in mezzo, un grande letto con uno spesso materasso,
raffinate lenzuola di lino e due cuscini ben imbottiti. Ai piedi del letto, c'erano dei piccoli sandali.
And al tavolo e vide che vi erano posate spazzole e uno specchio, oltre a vasetti di cosmetici,
alcuni profumi e una struttura di legno dalla quale pendevano collane e bracciali. Da una parte c'era un
grosso amuleto d'argento e Catone sorrise al pensiero che Giulia l'avesse comprato per darglielo al suo
ritorno. Poi si gir verso il letto.
Pos la lampada sul comodino l accanto e si spogli, lasciando i vestiti piegati sulla sedia. Poi
scost le lenzuola, si infil a letto e si stese su un fianco, con il naso premuto contro il cuscino per
aspirare il leggero sentore di un altro profumo. Pi sottile, stavolta, pi umano. L'inconfondibile odore
dei capelli di Giulia. Chiuse gli occhi e allung le mani sul posto vuoto, facendo scorrere le dita sul
materasso, toccando i piccoli avvallamenti dove un tempo lei si era stesa. Il sonno non arrivava e
Catone rimaneva sdraiato l in preda all'inquietudine, con la mente che ribolliva di ricordi e un terribile
e struggente senso di perdita e l'ancora pi dolorosa prospettiva di dover affrontare la vita senza Giulia,
senza amore.
Ma c'era suo figlio. E c'era Macrone. Cerc di consolarsi con questi pensieri, ma continuava a
sentirsi pi solo di quanto non si fosse mai sentito in vita sua.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
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...
Catone sent il suono delle risate quando, il mattino seguente, usc dalla camera da letto. Non
aveva quasi dormito. Sfregandosi gli occhi, stiracchi le spalle prima di avviarsi verso il suono che
riecheggiava lungo il corridoio, quello che conduceva al retro della casa e al giardino. Super tre
piccole porte degli alloggi della servit prima di raggiungere quella aperta della cucina. Riempiendosi
le narici di un ricco aroma di frittura, si rese conto di quanto fosse affamato e si ferm a guardare nella
stanza.
Petronilla stava aggiungendo carbone a un fuoco sotto una griglia. Sopra c'era una grande
padella nella quale sfrigolavano e scoppiettavano salsicce e cipolle. La donna si tir su, sfregandosi le
mani su un grembiule macchiato, e lo vide.
Oh, padrone! Mi hai fatto paura.
Scusa.
Non siamo abituati ad avere compagnia in casa. Non da quando la signora  venuta a
mancare. Gli sorrise comprensiva. Vuoi fare colazione, padrone? L'altro ufficiale ha ordinato questo,
dopo aver finito i nostri ultimi pezzi di maiale e pane. C' anche del vino caldo.
Quello andr benone.
Catone percorse il corridoio e si ritrov alla vivida luce del sole, sbattendo le palpebre per un
momento prima di riuscire a vedere quanto aveva davanti a s. Il giardino sul retro della casa non era
molto ampio, ma si estendeva per quaranta passi buoni fino al muro in fondo, dove una strada correva
parallela a quella su cui si apriva l'entrata. C'erano alte mura a ciascun lato, che isolavano dai vicini,
mentre sul lato opposto della strada erano visibili solo tetti di tegole, il che significava che nessuno
poteva guardare nel giardino. Ud di nuovo la risata e vide una zona coperta poco distante, lungo il
muro del giardino. C'era un semplice tavolo di pietra, con triclini imbottiti su tre lati. Su quello pi
grande, Macrone era disteso sulla schiena e reggeva Lucio in alto sopra di s. Il bambino ridacchiava e
poi, quando Macrone gli fece una pernacchia sulla pancia, esplose in una risata fragorosa.
Ecco cosa diciamo al primus pilus!.
Catone non pot fare a meno di ridere mentre li raggiungeva a grandi passi.
Macrone alz lo sguardo e ghign. Ed ecco il tuo pap!.
Mise gi il bambino e gli diede una spintarella. Va' a dirgli ciao.
Lucio esit, fissando il padre con aria incerta e ficcandosi in bocca le dita della mano destra.
Catone gli rivolse un sorriso affettuoso e si accovacci, cos che fossero entrambi alla stessa altezza.
Gli tese le mani.
Lucio, vieni qui, bambino mio.
Il bambino non si avvicin ma abbass la testa e continu a guardare Catone di sottecchi, come
per nascondersi alla sua vista.
Catone fece un imbarazzato passo avanti e ritent. Vieni, Lucio... Su, non ti mangio. Si
costrinse a sorridere mentre suo figlio faceva un brusco dietrofront e correva ad abbracciare le
ginocchia di Macrone.
Oh, andiamo, di!, si accigli Macrone. Forse far morire di paura qualche guerriero
barbaro dalle chiappe pelose, ma tu sei meglio di cos, soldatino. Ecco. Macrone lo tir su, lo fece
girare e guard Catone da sopra la spalla del bambino. Quello l  il prefetto Catone, uno degli uomini
pi coraggiosi e degli ufficiali pi brillanti in tutto il dannato esercito. Sei fortunato ad averlo come
pap. Adesso digli ciao come si deve, ragazzo.
Lucio non pot trattenersi dall'alzare lo sguardo su suo padre e gli rivolse un sorriso timido.
'ao.
Catone prov una fitta di gelosia per il fatto che Macrone avesse avuto la possibilit di
presentarsi per primo. Avrebbe dovuto tenersi in disparte e lasciare a Catone quell'opportunit.
L'indegno pensiero fu prontamente accantonato quando si rese conto che l'amico non avrebbe mai fatto
una cosa simile di proposito. Era solo un peccato che Catone avesse dormito pi a lungo. Adesso
doveva recuperare un po' di terreno per questo. E forse la cicatrice che gli solcava il volto incuteva un
po' di paura. Si mise seduto davanti al figlio e, con un movimento lento, prese Lucio tra le mani. Poi,
ispirato dall'esempio di Macrone, lo sollev e soffi sulla pelle morbida della pancia del bambino.
Lucio lanci uno stridulo grido di terrore e scoppi a piangere mentre agitava i minuscoli pugni
e scalciava con le gambe. Catone lo mise gi e lo guard allarmato. Cosa ho fatto? Va tutto bene?
Macrone, cos'ha che non va?.
Macrone schiocc la lingua divertito. Non ne ho idea. Un momento fa lo adorava. L'hai visto.
Lucio piangeva inconsolabile, con le lacrime gli scorrevano sulle guance paffute e la bocca
spalancata che mostrava due minuscoli denti simili a perle.
Cos' questa confusione?, domand Petronilla mentre usciva dalla casa. Reggeva la padella
con le salsicce e le cipolle e si affrett a posarla per prendere Lucio e stringerlo a s. Che succede,
signorino? Quegli omaccioni ti stavano spaventando? Che cattivi! Povero agnellino.
Ma io non ho fatto niente, protest Catone, tirando su le mani con fare innocente. Gli stavo
solo dicendo ciao.
Soldati. Che pretendi?, borbott Petronilla. Ecco la tua colazione, padrone. Mangia mentre
io calmo il bambino e gli do la sua pappa d'avena.
Allora puoi farlo mangiare qui fuori, ordin Catone. Con noi. Tanto vale che si abitui a stare
con suo padre.
E suo zio Macrone!, ghign Macrone.
Catone si gir verso l'amico e inarc un sopracciglio. Zio Macrone?
Perch no? Sono quanto di pi vicino a uno zio avr mai. Adesso obbediamo alla buona donna
e facciamo fuori queste salsicce dal profumo invitante.
Mentre la balia e il bambino si ritiravano in cucina, Macrone prese il pugnale, infilz una
salsiccia, ne strapp un pezzo con i denti e prese a masticare di gusto. Deliziosa! Dacci dentro,
Catone.
Era impossibile ignorare la fame, perci Catone si accomod sul divano accanto a Macrone e
riemp per s un piatto di salsicce e cipolle.
Poco dopo, Petronilla torn con Lucio in braccio e una scodella fumante in mano. Occup il
divano rimasto, con il bambino seduto sul suo ampio grembo. Qualche istante dopo, Macrone si diede
una manata sulla pancia e rutt. Delizioso!.
A quel suono, Lucio sgran gli occhi e, indicando, scoppi a ridere. Mac, Mac!.
Macrone sorrise di gioia e si batt il petto. Proprio cos! Zio Macmac.
Catone sospir. Per gli di... Se gli uomini che comandavi potessero vederti adesso.
Be', non possono. Anche quelli sopravvissuti alla campagna.
Segu un breve silenzio durante il quale i due uomini ricordarono il terribile freddo e la fame
tormentosa durante la ritirata dall'isola di Mona, costata la vita a cos tanti dei loro compagni.
Poi Macrone toss e fece per infilzare un'altra salsiccia con il pugnale. Poi vide che era l'ultima.
Lanci un'occhiata a Catone e tir indietro la lama.
 tua.
Catone fin la colazione mentre guardava il figlio mangiare la pappa d'avena. Verso la fine,
Lucio serr le labbra e gir la testa da un lato con aria di sfida.
Petronilla emise un verso di disapprovazione. Andiamo, padron Lucio. Ancora un pochino.
Il bambino distoglieva la testa ogni volta che il cucchiaio si avvicinava.
Lascia che ci provi io, propose Macrone, spostandosi dal divano. Credo di saperci fare con il
ragazzo.
Se lo desideri, padrone. Petronilla gli pass la scodella. Macrone riemp il cucchiaio e lo
diresse verso la bocca di Lucio. Il bambino ritrasse il mento e tenne la bocca chiusa mentre i suoi occhi
brillavano.
C' sempre una recluta che cerca di sfidare il suo istruttore, sorrise Macrone. E se pensi di
riuscire dove centinaia di altri hanno fallito, allora avrai una cazzo di sorpresa bella grossa, mio piccolo
amico.
Catone deglut e si schiar sonoramente la voce. Ti sar grato se vorrai moderare il vocabolario
da piazza d'armi davanti a mio figlio, se non ti dispiace.
S, signore. Macrone fece una pausa e poi una smorfia astuta gli incresp le labbra. Molto
bene, allora. Proviamo qualcos'altro. Fece schioccare la lingua contro il palato. Ecco che arriva il
cocchio, sta tornando alla stalla. Aprite le porte. Spalanc la bocca e, un istante dopo, Lucio lo imit e
il cucchiaio and dentro.
Catone rimase a guardare, al tempo stesso divertito e ingelosito dal rapporto spontaneo tra suo
figlio e il suo migliore amico. Poi sent un lontano colpo alla porta. Poco dopo, ud lo sferragliare del
catenaccio e lo smorzato scambio tra Amatapo e un altro uomo, quindi rumore di passi nell'ingresso.
Lo scalpiccio dei sandali leggeri del maggiordomo e quello pi deciso degli stivali chiodati di un
soldato. Amatapo entr nel giardino, seguito a breve distanza da una guardia pretoriana in tunica
bianca, con il cuoio lucido della cintura che riluceva come vetro.
Chiedo scusa, padrone, ma quest'uomo  venuto dal palazzo per vedere te.
Catone annu. Aveva previsto una convocazione tempestiva. Ma non di prima mattina. Fece
segno alla guardia, che aggir Amatapo e si avvicin ai triclini, fermandosi a due passi dal suo.
Sei Quinto Licinio Catone?
S.
E tu, signore?. La guardia si rivolse a Macrone, che stava cercando di convincere Lucio a
mangiare un altro cucchiaio di pappa d'avena. Lucio Cornelio Macrone?.
Macrone squadr il pretoriano. Per te, centurione Macrone, soldato. E prefetto Catone. Mettiti
sull'attenti quando ti rivolgi a noi.
La guardia si irrigid e guard fisso davanti a s.
Meglio. Allora, cosa vuoi?
Vengo a notificarvi che siete stati convocati a palazzo, per presentarvi all'imperatore Claudio e
al suo consiglio. Dovete fare immediatamente rapporto all'ufficio del liberto imperiale Narciso. Lui vi
accompagner dall'imperatore.
Catone e Macrone si scambiarono un'occhiata prima che il primo replicasse: Narciso?
S, signore.
Le spalle di Macrone si sollevarono in un sospiro rassegnato. Guai in arrivo.
Ha detto perch vuole che ci presentiamo prima da lui?
No, signore. Non mi  stato detto altro. A parte insistere che veniate subito con me.
Direi che non siamo vestiti per l'occasione.
Il pretoriano ebbe un istante di esitazione. Questo non rientra nei miei ordini, signore. A me 
stato detto di portarvi immediatamente da Narciso.
Macrone incroci le braccia. E se decidessimo di venire solo quando saremo pronti?.
La guardia si punt un pollice alle spalle. Ecco perch mi sono portato dietro la mia squadra,
signore. Sette ragazzi stanno aspettando in strada. Sarebbe meglio se non fossi costretto a chiamarli,
non davanti a tua moglie e al tuo bambino.
Macrone lo fulmin con lo sguardo. Non  mia moglie.  una dannata schiava.
Petronilla alz gli occhi e borbott seccata: Grazie, padrone.
Catone si alz dal divano. E il bambino  mio figlio. Intesi?
S, signore... Spiacente, signore.
Molto bene, allora. Verremo. Aspettaci nell'ingresso.
Il pretoriano parve imbarazzato.
Problemi?
Ho avuto istruzioni di non perdervi di vista, signore. A quanto pare il liberto imperiale non
crede che abbiate voglia di vederlo.
Ma guarda, replic Macrone. Mi chiedo come mai gli sia venuta in mente una cosa del
genere. Un cos grande amico nel corso degli anni, senza parlare del resto.
Catone non reag al sarcasmo del compagno. Prendiamo gli stivali, allora. Petronilla?
Padrone?
Fa sapere al senatore Petronio dove siamo andati. Se ci saranno, ehm, conseguenze, allora
Lucio deve essere portato dal senatore. L sar pi al sicuro.
S, padrone.
Macrone, andiamo a trovare il nostro vecchio amico Narciso.
...
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...
CAPITOLO 5.
...
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...
Il liberto imperiale era visibilmente invecchiato dall'ultima volta che Catone l'aveva visto.
Sembrava quasi impossibile ma era ancora pi magro ed emaciato e la tunica gli pendeva dal corpo
come se fosse su un supporto di legno. Gli svelti occhi scuri si erano ritirati nelle orbite e i capelli erano
quasi del tutto ingrigiti e diradati sulla pelle chiazzata del cranio. Era chino in avanti sulla scrivania
quando i due visitatori entrarono nel suo ufficio e presero posto sugli sgabelli di fronte a lui senza
aspettare di essere invitati.
Fate pure come se foste a casa vostra, eh?
 pi che legittimo, visto che ci hai fatti rapire da casa nostra, replic Catone. Chiederei
qualche stuzzichino, se potessi avere la certezza che fossero sicuri da mangiare.
Narciso rispose con un ghigno tirato.  bello riavere al mio fianco due alleati cos fiduciosi.
Soprattutto in questo periodo difficile.
Alleati?. Macrone finse di soffocare.
Chiamalo come ti pare, ma tutti e tre abbiamo giurato di servire l'imperatore e, per lo meno,
questa  una cosa su cui siamo d'accordo: mantenere fede al giuramento. Il che  pi di quanto si possa
dire di qualcuno. Specialmente per quella serpe di Pallante. Narciso incroci le mani e fece
scrocchiare le nocche. Voi due avete corso un rischio ieri sera. Entrare in citt e andare a casa tua
senza prima fare rapporto a palazzo.
Volevo vedere mio figlio, replic secco Catone. Pensavo che il rapporto potesse aspettare
fino a stamattina.
La tua devozione paterna  ammirevole, prefetto Catone, ma  pi diplomatico pensare prima
al dovere.  una fortuna che l'optio alle porte risponda a uno dei miei uomini, cos ho saputo del vostro
arrivo per primo. La squadra che ho mandato a prendervi serviva tanto per proteggervi quanto per
imporvi di venire qui.
E per questo dovremmo esserti grati? Ricevere l'ordine di presentarci qui senza avere modo di
lavarci o cambiarci?
A cosa vi servirebbe essere dei cadaveri puliti?, replic con freddezza Narciso. S, Catone,
dovreste essermi grati. Adesso avete la possibilit di presentarvi direttamente all'imperatore, invece che
cadere sotto la lama di una delle spie di Pallante, dopo essersi reso conto che siete qui a Roma.
E perch dovrebbe prendersi la briga di ucciderci?, domand Macrone. Ci siamo tenuti
lontano dai guai mentre eravamo in Britannia. Di certo ormai non gli interessiamo pi.
Narciso non pot trattenere un breve sbuffo divertito. Prima di tutto, non avrebbe alcuna
difficolt a farvi uccidere. Una parola all'orecchio di uno dei suoi sgherri e vi ritroverebbero a faccia in
gi nella fogna con la gola tagliata. Secondo, voi due siete a conoscenza di quelle che definiamo
questioni di Stato pi di quanto sia opportuno. Per lo meno, fino a che Claudio sar in vita. Quando lui
non ci sar pi, le cose cambieranno. I vecchi segreti moriranno con l'imperatore e le cose pericolose da
sapere perderanno di significato. Certo, continueranno a esserci rancori e temo che Pallante sia
esattamente il tipo di uomo per il quale la vendetta  un piatto che va servito freddo. Freddo come una
tomba. Vi consiglio caldamente di stare in guardia, tutti e due.
Siamo, ovviamente, colpiti dalla tua sollecitudine, replic Catone, con un leggero inchino del
capo. Tuttavia, sono curioso di sapere perch ci hai fatti venire qui a quest'ora e con questa fretta.
Per il vostro bene, come ho gi detto. Narciso gli rivolse una lunga occhiata e Catone ebbe un
leggero tremito di sorpresa nel riconoscere la piet nell'espressione del segretario imperiale.
Cosa succede, Narciso? Che sporco lavoro hai in mente per noi stavolta?.
Narciso indietreggi, come se l'avessero schiaffeggiato. Rimase immobile per un momento
prima di alzarsi dalla sedia e voltarsi a guardare fuori dalla finestra ad arco che dava sul Foro, gremito
degli abitanti della citt. So che voi due mi disprezzate. Non siete affatto soli, in tal senso.
Macrone toss. Chi l'avrebbe mai immaginato?.
Narciso non si degn di reagire alla frecciata e, incrociate le braccia ossute, si sofferm a
riflettere un momento prima di continuare. Malgrado quello che potete pensare di me, io faccio ci
che devo allo scopo di proteggere Roma. L'impero non  perfetto, ma  indispensabile per mettere
ordine in un mondo barbaro e crudele. Alle persone che vivono entro i suoi confini, che a loro piaccia o
no, viene risparmiato l'infinito ciclo della conquista e della barbarie inflitte da un despota dopo l'altro.
Roma risparmia loro questo, per lo meno, cos che possano andare avanti con le loro vite, creare
famiglie, mandare avanti raccolti e sopravvivere senza dover continuare a guardarsi le spalle al primo
segno di guerrieri barbari determinati a uccidere, stuprare e saccheggiare. E, al tempo stesso, tutto
quello che abbiamo qui a Roma dipende dalla pace e dalla prosperit di tutto l'impero.  come uno di
quei complicati marchingegni che tanto piacciono agli alessandrini. Una complessa disposizione di
componenti che lavorano all'unisono.  il mio lavoro, mio dovere, fare in modo che tutto funzioni
senza intoppi, e per questo devo di tanto in tanto rimuovere e sostituire certi pezzi dell'insieme.
 un modo interessante per descrivere l'omicidio.
Narciso riserv a Macrone una breve occhiataccia e poi il suo sguardo torn alla vista sulla
capitale. Mi ritieni insensibile alle ingiustizie che devo infliggere per un bene superiore? Sono stato
costretto a vivere una vita senza amici, per questo non posso fidarmi di nessuno. Ho dato tutto per
servire Roma, ed  stata una vita solitaria.
Scelta tua, osserv Macrone. Non dovevi dedicare la vita ad accoltellare la gente alle
spalle.
Narciso inarc un sopracciglio. Io li accoltello alla schiena, tu li accoltelli davanti. Alla fine
della giornata, sono morti comunque. La differenza  che tu credi che esista una specie di distinzione
morale a seconda di dove colpisce la lama.
Quella riflessione infiamm Macrone. C' un mondo di differenza tra quello che fai tu e quello
che faccio io. Io corro i miei rischi, uomo contro uomo in uno scontro leale, mentre quelli come te
accoltellano il nemico alla schiena, da quei codardi che siete.
Esistono diverse forme di coraggio e codardia, amico mio.
Non chiamarmi mai pi cos.
Narciso fece una smorfia. Come vuoi. Ma quello che voglio dire  che serviamo Roma in base
ai nostri talenti. Io non potrei mai prendere posto accanto a te in battaglia, Macrone. Non durerei un
istante. Quello sarebbe uno scontro leale? Il mio corpo  di poca utilit a Roma. Ma, per quanto
riguarda la mia mente,  un'arma potente quanto delle spade. Entrambi serviamo Roma meglio che
possiamo, a modo nostro.  questo il nostro dovere.
Dovere?. Le labbra di Macrone si curvarono in un ghigno di scherno. Un dovere molto
lucrativo, da quanto posso vedere. Non  un segreto che sei uno degli uomini pi ricchi di Roma. Sia tu
che Pallante. Risparmiami le stronzate sul dovere. Lo fai per te stesso, oltre che per tutto il resto. Come
tutti quelli che si immischiano nella politica. Vi nascondete dietro belle parole e bei sentimenti, mentre
vendete la vostra influenza, prendendo tangenti e complottando per rubare la ricchezza altrui.
Macrone indic col pollice prima se stesso e poi Catone. E gli uomini come noi pagano il prezzo dei
vostri giochi. Noi paghiamo col nostro sangue, Narciso.
Ha ragione, aggiunse Catone in tono pi misurato. Abbiamo visto abbastanza sangue
versato sui campi, nelle foreste e sulle montagne della Britannia per sapere quello che diciamo. Per
dieci anni abbiamo combattuto l e l'isola  ancora poco pi che una provincia solo di nome. E perch,
tanto per cominciare, l'abbiamo invasa? Cos che Claudio potesse avere il suo trionfo militare da
sventolare sotto il naso della folla. Eppure non c' stata alcuna grande vittoria, solo una campagna pi
sanguinosa dell'altra. Abbiamo resistito perch sarebbe stata una vergogna per l'imperatore se Roma si
fosse ritirata dalla Britannia. Catone sent montare la rabbia e fece una pausa per calmarsi. Da quello
che sento, ci sono un sacco di uomini in senato che sarebbero felici se lasciassimo la Britannia. E anche
Nerone  della stessa opinione. E lui sarebbe il primo a succedere a Claudio. Le speranze che sia il tuo
ragazzo a prendere la porpora stanno tramontando in fretta.
Narciso trasal. Britannico  il figlio naturale dell'imperatore. Claudio potrebbe ancora
favorirlo. Ma non importa chi sar a spuntarla. Roma rester in Britannia. Se Britannico sale al trono,
allora sar obbligato a onorare la politica del padre che lo ha chiamato cos dopo la conquista
dell'isola.
E che conquista, sbuff Macrone in tono di scherno.
E se  Nerone a salire al trono,  attorniato comunque da uomini che hanno fatto enormi
investimenti in Britannia. Solo Pallante e Seneca hanno dieci milioni di sesterzi in prestiti ai regnanti
delle trib native. Dubito che saranno disposti a cancellare somme simili nel caso in cui le legioni si
ritirino dall'isola. Narciso lasci che le sue parole andassero a segno. Perci siamo in Britannia per
restarci... Non che la cosa mi riguarder cos a lungo.
Catone not lo sguardo tormentato negli occhi del liberto imperiale. E come mai?
Perch i miei giorni sono contati. Fino a che Claudio vive, io vivo. Ma quando lui muore,
allora non posso aspettarmi piet da Pallante n da quella cagna di Agrippina. La prima cosa che
faranno se Nerone prende la porpora  concedersi un piccolo regolamento di conti. Io sar il primo a
ricevere una visita da parte delle squadre della morte pretoriane.
Chi la fa, l'aspetti, chios Macrone. Hai condannato abbastanza uomini a tua volta, Narciso.
Non aspettarti solidariet da parte mia.
Il liberto replic a tono. Non chiedo n mi aspetto solidariet. Gli di sanno se ho abbastanza
sangue sulle mani. E non si tratta solo di uomini andati incontro alla morte su mio ordine, ma anche
donne e bambini. L'ho considerato necessario al momento e tanto mi basta. Adesso la morte sar il
prezzo che pagher per il ruolo che ho svolto nel proteggere Roma da coloro che volevano
danneggiarla.
Macrone rise. Per gli di, sei pieno di te, eh?
Pensa di me quello che ti pare, Macrone, ma per lo meno Catone ha l'intelligenza di capire che
ci che faccio  per il bene di Roma. Narciso rivolse gli occhi lucidi verso Catone. Non  cos?.
Catone rimase fermo e in silenzio, consapevole degli sguardi indagatori degli altri due uomini.
Alla fine, Narciso sospir e si pass le dita ossute tra i capelli radi. La domanda : cosa accadr dopo
che sar stato eliminato? Non c' dubbio che Pallante prender il mio posto e sar colui che muover i
fili dietro Nerone. Il mio timore  che le sue reali motivazioni siano in un certo senso meno altruiste
delle mie, e, di conseguenza, gli interessi di Roma non saranno tutelati. Sono pronto ad ammettere che
Nerone abbia la stoffa per diventare un discreto sovrano.  intelligente, affascinante e ha sintonia con il
popolo. Ma  anche vanesio e troppo disposto a prendere per vere le adulazioni. Pallante potr
controllarlo come un burattino, o usare la sua influenza su Agrippina perch manovri i fili per lui.
Narciso, con la faccia segnata dalla preoccupazione, torn a guardare fuori dalla finestra. Temo per
Roma....
Poi si allontan bruscamente e riprese posto dietro la scrivania. Ecco perch  importante che
io faccia ci che posso per proteggere voi due.
Noi?, ridacchi Macrone. Non preoccuparti per noi. Sappiamo badare a noi stessi. Siamo
sopravvissuti a pi pericoli di tanti altri.
Indubbiamente. Ma sar il pericolo che non vedete a uccidervi. Ascoltate, Catone, Macrone, so
che avete entrambi servito bene Roma, e me a malincuore. So che comprendete qual  il vostro dovere.
Ci sono tanti altri bravi uomini come voi. Bravi uomini che saranno pi che mai necessari nei giorni a
venire. Ecco perch  importante che sopravviviate quando verranno a prendere me e tutti coloro
strettamente legati a me. Questo  il motivo per cui ho fatto in modo che veniste mandati in Britannia.
Adesso siete di nuovo qui, in questo covo di vipere, e siete di nuovo in pericolo. Perci ascoltate cos'ho
da dirvi.
Si protese sulla scrivania e abbass la voce, come se ci fosse il rischio che qualcuno fosse in
ascolto. Forza dell'abitudine nel mondo in cui viveva il segretario imperiale, dedusse Catone.
Ho convinto l'imperatore a premiarvi entrambi per i vostri servigi in Britannia. Soprattutto per
il ruolo svolto nella sconfitta e nella cattura di Carataco.  prevista a breve un'udienza con l'imperatore,
nella quale farete un resoconto della recente campagna e delle condizioni nella nuova provincia. Vi
suggerirei di non tracciare un quadro troppo deprimente. Dite che le condizioni sono dure ma che le
legioni stanno affrontando le sfide. L'esito non  mai in dubbio - questo genere di cose. Poi sottolineate
il vostro ruolo nella sconfitta di Carataco. Dopo di che Claudio annuncer i vostri riconoscimenti e vi
assegner un posto di spicco nella celebrazione pubblica della nostra vittoria sul nemico. Roma ama i
suoi eroi e questo dovrebbe fornirvi una linea di difesa contro Pallante. Ma c' qualcos'altro che
dovreste fare.
Catone avvert un familiare senso di stanchezza alle parole del segretario imperiale, che
annunciavano un coinvolgimento forzato suo e di Macrone nell'ennesima macchinazione di Narciso.
Non appena i festeggiamenti saranno conclusi, sarebbe saggio da parte vostra negare ogni
legame con me.
Macrone annu. Ci sto!.
Catone scocc un'occhiataccia all'amico e poi si rivolse a Narciso. Perch?
 ovvio. Dovete salvarvi la pelle. Deve essere chiaro che non siete pi al mio servizio. Che i
rapporti tra noi sono ostili e che sareste felici di vedere la fine mia e dei miei complotti. Pallante dovr
pensare che mi avete voltato le spalle. Meglio ancora, se vi offre la sua protezione, accettatela.
Lavorate con lui. Guadagnatevi la sua piena fiducia e sarete in una posizione migliore per conoscere i
suoi punti deboli, oltre che pronti a farlo fuori nel momento in cui cadr in disgrazia. E quel momento
arriver, come  stato per me. Ma spero prima che non arrechi troppo danno a Roma, concluse
Narciso. Li scrut con attenzione. Ma potete farlo solo se sopravvivete. Intesi?.
Catone annu mentre Macrone emise uno stanco sospiro.
 un problema per te vivere, centurione?
No, la vita mi piace abbastanza. Il problema sono tutte queste stronzate, i complotti, i
sotterfugi. Mi hanno sempre dato noia.
Ed  proprio per questo che faresti bene a nascondere i tuoi sentimenti e a lasciare che sia il
prefetto Catone a prendere le decisioni. Sei un uomo coraggioso, con l'ammirevole capacit di
dispensare violenza. Ma ti consiglierei di riconoscere, e accettare, i tuoi limiti.
Furono interrotti dalle note di una tromba che suonava l'ora e Narciso, sedendosi con la schiena
dritta, assunse un tono pi formale.  tempo di presentarci al consiglio mattutino dell'imperatore. Ci
sono prima questioni riguardanti una rivolta in Spagna che necessitano attenzione, ma dopo avrete
modo di riferire sulla campagna in Britannia. Attenetevi a quanto vi ho detto e tutto andr bene.
Dobbiamo avviarci al pi presto. Ma prima ho bisogno di parlare con Catone. Da solo.
Catone aggrott la fronte. Da solo?
S.
Non voglio nascondere nulla a Macrone. Di che si tratta?
Qualcosa di natura personale. Non riguarda Macrone. Fidati.
Catone si oppose. La fiducia non  merce di scambio se la controparte sei tu.
Tuttavia, penso che sarebbe meglio se ci che ho da dire lo ascoltassi solo te.
Macrone si batt una mano sulla coscia. Non mi importa, ragazzo, Francamente, ho sentito
tutto quello che volevo. Aspetter fuori.
Prima che Catone potesse replicare, Macrone si alz e si avvi a grandi passi verso la porta.
Quando se l'ebbe chiusa alle spalle, Catone fiss il segretario imperiale, ferito per conto dell'amico. Di
che si tratta? Cosa pu esserci di tanto personale che il mio migliore amico non pu sapere?.
Narciso chiuse gli occhi per un momento. Riguarda tua moglie.
Giulia?. Catone ebbe un tuffo al cuore. Cosa?.
Narciso assunse un'espressione compassionevole e fece per toccare la spalla del giovane, ma
esit un momento, e ritrasse la mano. Non c' un modo meno doloroso per dire quello che devo, ma ti
prego di credere che ci che sto per dirti  per il tuo bene.
Catone si sent assalire dalla rabbia. Sputa il rospo e falla finita. Cosa c'entra mia moglie?.
Narciso torn a sedersi dietro la scrivania, cos ci sarebbe stato almeno una sorta di ostacolo tra
lui e Catone. Nei giorni a venire, comincerai a scoprire qualcosa delle...attivit di tua moglie durante
la tua assenza. So che tu e lei eravate molto legati e che eravate sposati da pochissimo quando ti  stato
ordinato di prendere servizio in Britannia. Sono convinto che lei ti abbia amato fino alla fine. La sua
morte  stata una tragedia, naturalmente, e....
Catone si protese in avanti, gli occhi dilatati e l'espressione furiosa. Cosa stai dicendo di
Giulia?
Lei  - era - umana. Tutti abbiamo le nostre esigenze, Catone. Sono sicuro che tu non abbia
bisogno che ti faccia un disegno. Tu eri partito per la guerra ed era molto probabile che saresti mancato
per diversi anni, magari per non fare mai pi ritorno. Giulia era fatta di carne e ossa. Non c' dubbio
che, di tanto in tanto, si sia sentita sola. Chi lo sa? Ma puoi biasimarla per aver cercato conforto nelle
braccia di un altro?.
Le parole colpirono il cuore e la mente di Catone come un martello e un'ondata di nausea gli
esplose nella bocca dello stomaco.
No... una bugia.
So che  ci che vuoi credere. Vorrei che non fosse vero, con tutto il cuore.
Tu non ce l'hai un cuore, maledetto bastardo! Non ti credo. Catone sbatt le mani sulla
scrivania e Narciso si ritrasse istintivamente, pur mantenendo un'espressione composta.
Non mi aspettavo che mi credessi. Tuttavia,  la verit.
No.
Narciso cominci a parlare, poi si mise comodo sulla sedia e incroci le mani con fare paziente.
La mente di Catone era in subbuglio, rifiutandosi di credere, ma bisognosa di saperne di pi, di capire.
Come fai a saperlo?, domand. Come?
 affar mio sapere. La facevo sorvegliare.
Catone scosse la testa. Perch mai ti interessava? Non  mai stata una minaccia per nessuno.
Dunque perch spiarla?
Non spiavo lei. Era suo padre che tenevo sotto osservazione. Il senatore Sempronio potr
anche non essere un uomo molto ricco, ma ha influenza in senato.  il tipo di uomo a cui gli altri danno
ascolto e, pertanto, proprio colui che sarebbe da sciocchi ignorare.
Cos'ha a che fare questo con mia moglie?
Niente. Tranne che  stata vista lasciare la casa del senatore in compagnia di un altro uomo,
che rientrava nei miei interessi. Sono stati seguiti fino alla casa sul Quirinale, dove l'uomo  stato visto
entrare in casa e uscirne il mattino seguente.
Catone rifugg dall'unica conclusione che poteva trarre dal racconto del liberto. Sent la rabbia
mista a disperazione e odio opprimergli il petto e gli si mozz il respiro. Come aveva potuto? Come
poteva essere vero? Come aveva potuto fargli questo? Come aveva potuto tradirlo? Si mise una mano
sulla fronte e chiuse gli occhi per cercare di bloccare quei pensieri. Ma, con la mente, vide Giulia e
questo sconosciuto entrare nello stesso ingresso in cui lui era entrato per la prima volta la sera
precedente. Li immagin entrare in camera da letto. Giulia che si girava verso l'uomo, poi lo
abbracciava, lo baciava e infine... Scacci l'immagine dalla mente e riapr di scatto gli occhi.
Lui chi ?
Non ti riguarda, Catone.
Non mi riguarda? Un uomo si scopa mia moglie e tu dici che non mi riguarda? Io dico di s.
Adesso dimmi il suo nome, prima che te lo faccia sputare, viscido bastardo.
Catone fece per aggirare il tavolo e Narciso allung una mano. Fermo! Se ti dicessi il suo
nome, a quel punto faresti qualcosa di sciocco. Anche se riuscissi ad avvicinarti abbastanza per
affrontarlo, le conseguenze non ricadrebbero solo su di te, ma su tuo figlio e i tuoi amici. Lucio,
Macrone e il senatore Sempronio. Vorresti anche il loro sangue sulle mani, Catone?
Non  vero, mormor.  una bugia. Tutto quanto.
Credimi. Vorrei che non fosse cos, Catone. Non  una cosa facile da sentire per un uomo.
Catone lo guard con espressione cupa. Allora perch dirmelo?
Avresti scoperto la verit, prima o poi. Meglio sentirla tutta da me che a pezzi dagli altri. Ho
pensato che preferiresti non avere uomini che ridono alle tue spalle.
Catone dovette rimangiarsi la rabbia nel momento stesso in cui digrignava i denti. Voleva
scatenarsi, colpire qualcosa, ma sapeva che non sarebbe servito a niente. Non avrebbe portato via il
dolore e l'improvviso e scioccante moto di odio che provava per Giulia.
Catone, disse Narciso. Devi ricomporti. Hai a breve un'udienza con l'imperatore. Devi avere
un contegno, malgrado quanto  successo. Capisci? Devi toglierti questo dalla mente. Per il tuo bene, e
anche per quello di Macrone. Adesso dobbiamo andare. Narciso si alz da dietro la scrivania e si
avvi alla porta.
Catone rimase fermo, stordito da quanto aveva appena sentito. Ci che restava del suo mondo
dopo aver saputo della morte di Giulia adesso era ridotto in macerie. Eppure sapeva che doveva andare
avanti. Per il bene di suo figlio e del suo migliore amico, qualunque cosa fosse successa. Poteva
pensare a Giulia pi tardi, una volta per conto suo.
Pronto?. Narciso inarc un sopracciglio, ma non aspett risposta mentre sollevava il
saliscendi e apriva la porta. Macrone era appoggiato alla parete in corridoio, a poca distanza, e quando
li vide and verso di loro con un sorriso mesto.
Dunque  ora di andare ad affrontare l'imperatore?.
Narciso annu.
Il centurione si rivolse a Catone. Sei pronto, signore?.
Catone fece un respiro profondo, consapevole di essere sotto esame, e annu. Pi pronto che mai.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
La sala udienze dagli alti soffitti era gremita quando furono perquisiti da uno dei mercenari
germanici della guardia personale dell'imperatore. Come tanti nativi, il mercenario era alto e massiccio
e portava barba e capelli lunghi. La sua padronanza del latino era stentata e dal pesante accento e
Macrone lo prese subito in antipatia.
Ascolta, amico, ho spedito un bel po' di voi bastardi nell'aldil. Perci tieni lontane quelle
dannate zampe, eh?
Ah, grugn il germano. E io ucciso tanti romani prima di fare questo.
Davvero? Ti piacerebbe provarci con me, dopo che smonti dal servizio?
Macrone, intervenne Catone in tono pacato. Basta.
Seguirono Narciso lungo un lato della sala, dietro alle file dei senatori, funzionari e postulanti, e
presero posto a breve distanza dalla pedana sulla quale l'imperatore Claudio presenziava dal comodo
trono di porpora. Come Narciso, l'imperatore era invecchiato parecchio dall'ultima volta che Catone
l'aveva visto e sedeva col capo chino in avanti e leggermente inclinato, affannandosi a sentire quanto
veniva detto. A ciascun lato, su sedie pi piccole, sedevano l'imperatrice Agrippina, il figlio di lei
Nerone, e il pi giovane Britannico. Dietro di loro, c'erano Pallante e diversi altri liberti imperiali,
alcuni dei quali prendevano appunti su tavolette di cera per documentare l'evento. Altri quattro
mercenari germanici stavano a ciascun lato del podio, con le mani sui pomi delle lunghe spade mentre
tenevano d'occhio tutti i presenti, attenti a eventuali segnali di pericolo.
C'era uno spazio aperto davanti al gruppo imperiale e un giovane tribuno si stava rivolgendo
all'imperatore. Si capiva che era nervoso e Catone vide il brillio del sudore sulla sua fronte, sotto i
riccioli ben oliati della frangia. Sua eccellenza, il governatore della Spagna Tarragonese mi ha detto di
assicurarti che la rivolta  contenuta e che il capo dei ribelli, Iskerbeles, e i suoi seguaci saranno presi e
schiacciati prima della fine dell'anno. Pur avendo ad Asturica Augusta forze adeguate a contenere il
problema, richiede rinforzi per garantire la pronta risoluzione della situazione.
Claudio annu distrattamente mentre Pallante faceva un passo avanti per rispondere al tribuno.
Quanti uomini richiede il governatore?.
Il tribuno inspir e cerc di rispondere con calma. Dice che una legione in pi basterebbe... Se
si potesse rendere disponibile la Terza legione.
Dalla folla si lev un breve mormorio prima che Claudio facesse segno a Pallante e i due ebbero
un rapido scambio mentre il vocio si spegneva, a parte il lontano brusio che dal Foro si propagava
attraverso le finestre in alto. Pallante si rialz e si rivolse al tribuno.
Un'intera legione, dici?
S.
Per eliminare una manciata di selvaggi?.
L'espressione del tribuno vacill per un istante. I ribelli si muovono su una vasta area di
territorio impervio. Non possiamo sorvegliare ogni paese, ogni villa e ogni miniera e, al tempo stesso,
inviare forze per metterli all'angolo e costringerli allo scontro. Ecco perch al governatore servono
rinforzi. Ha fiducia che con uomini sufficienti sar in grado di mettere fine alla rivolta.
Pallante lo schern. Con gli uomini sufficienti, direi che qualsiasi cosa  possibile, tribuno.
L'imperatore si riscosse, come da un sonnellino, e sbatt le palpebre. Non possiamo dargli la
l-legione, se ne ha bisogno, P-P-Pallante?.
Il liberto si chin all'orecchio del padrone. Signore, la Terza legione  necessaria altrove in
Spagna. Se la mandassimo ad Asturica Augusta, a quel punto dovremmo sguarnire le guarnigioni in
tutto il resto della Spagna.  un rischio troppo grande.
Oh..., annu vagamente Claudio. Molto bene, s-suppongo.
Catone vide emergere dalla folla una figura corpulenta, dalle mascelle carnose e una corona di
capelli grigi attorno alla pelata. Prima di prendere la parola, l'uomo rivolse all'imperatore un profondo
inchino.
Signore, se potessi aggiungere qualche parola....
Claudio agit la mano per assentire. Come vuoi, senatore Lucio Anneo S-S-Seneca.
Seneca rivolse gli occhi scuri verso Pallante. Penso che dovremmo dare ascolto al consiglio
del governatore della provincia. Dopo tutto, lui  l, a occuparsi della minaccia, mentre noi siamo
lontani e non conosciamo con precisione la situazione. Se egli ritiene necessario richiedere l'assistenza
della Terza legione, allora dovremmo rispettare il suo giudizio.
Pallante fece un passo avanti per assicurarsi che tutti potessero vederlo bene e ascoltare le sue
parole. Il tuo punto di vista deve avere a che fare con le estese tenute che possiedi nella regione, per
non parlare degli utili in numerose miniere d'argento, mi pare di capire.
Questo  vero, liberto, replic Seneca, infondendo disprezzo nell'ultima parola. Ma questo
vale per tanti altri senatori, e perfino per l'imperatore stesso.  per i suoi interessi che mi schiero dalla
parte del governatore in questa faccenda. Se perdiamo il controllo delle miniere, a quel punto i ribelli
avranno accesso all'argento necessario per reclutare altre trib alla loro causa. E non dimentichiamo
che si tratta dello stesso argento che paga i legionari e gli ausiliari che presidiano la Spagna. Non devo
ricordare a te, n a sua maest imperiale, che la lealt delle nostre coraggiose legioni si compra, non 
regalata. A dimostrazione di ci, ci basti pensare al tentativo di rovesciare l'imperatore, qualche anno
fa, da parte del legato Scriboniano.  stato solo perch le sue legioni si sono lasciate corrompere che il
colpo di Stato  fallito. Non penso che possiamo permetterci di essere troppo ottimisti circa le
possibilit del governatore di schiacciare la rivolta con le truppe limitate che ha attualmente a
disposizione. Seneca fece una pausa per lasciare che le sue parole andassero a segno. Poi fece un
mezzo passo verso la pedana e, abbassando la voce, continu in tono pi implorante. Sire, ti imploro
di non correre rischi. Manda la Terza legione a risolvere il problema. Prima verr riportato l'ordine,
prima il flusso d'argento potr riprendere.
Catone vide l'indecisione sul volto di Claudio e, prima che l'imperatore potesse replicare,
Pallante intervenne ancora una volta.
Abbiamo preso nota del tuo consiglio, senatore. Ma, ripeto: c' il reale pericolo di assottigliare
la nostra presenza in Spagna per correre il rischio di concentrare le forze allo scopo di stroncare la
rivolta.
Allora dobbiamo trovare i rinforzi altrove, insist Seneca.
E dove, per l'esattezza, troviamo questi uomini?, volle sapere Pallante. La campagna in
Britannia ha prosciugato le riserve dai confini in Gallia e sul Reno. Non  che possiamo fabbricare
soldati.
Allora prendiamoli da ancora pi lontano.
Le pi vicine legioni disponibili sono stazionate lungo il Danubio. Occorrerebbero diversi
mesi per trasferirle in Spagna. Pallante incroci le braccia. Il governatore dovr farsi bastare gli
uomini che ha. Non  cos, sire?, chiese il liberto all'imperartore.
Ma Seneca non aveva ancora finito. Ci sono altre forze a disposizione, sire. Ci sono quasi
diecimila uomini nelle coorti della guardia pretoriana che hanno poco da fare al momento. E mi sembra
di capire che due coorti ausiliarie sono sbarcate a Ostia due giorni fa, pronte a raggiungere l'esercito in
Britannia. Sono disponibili uomini pi che a sufficienza da mandare in aiuto all'assediato governatore
della Spagna Tarragonese. Basterebbe solo una tua parola, signore....
Ritengo che il buon senatore, grazie alla pochezza della sua esperienza militare, non riesca a
cogliere il pi ampio quadro strategico, ribatt Pallante. Le coorti ausiliarie sono disperatamente
necessarie in Britannia. Non possiamo permetterci di inviarle nella Spagna Tarragonese.
Catone non pot trattenere un sorriso, malgrado il cuore pesante. Seneca era uno dei tanti del
suo rango che aveva scelto di non prestare servizio nell'esercito all'inizio della carriera senatoriale. Il
liberto imperiale aveva colpito nel segno, a giudicare dalle tante espressioni divertite nella sala delle
udienze. Qualcuno avrebbe visto vendicato il proprio disprezzo per l'azzimato politico.
Seneca mostr di ignorare l'affronto e continu. Il reindirizzamento delle coorti non
comporterebbe che una breve deviazione dal loro trasferimento in Britannia. E non  che Roma non
possa fare a meno dei servigi di diverse coorti pretoriane. Anzi, sarebbe un'ottima opportunit per farle
ritornare in azione e dimostrare che non servono solo a scopo cerimoniale. Sire, non vedo buone
ragioni per non mandare in Spagna le forze di cui parlo, perch sconfiggano questo Iskerbeles e i suoi
uomini. Una rapida vittoria e impietose misure punitive saranno di lezione a chiunque altro prenda in
considerazione l'idea di sfidare il volere di Roma. E non si tratta solo del volere di Roma, sire.
Rappresentano una sfida alla tua autorit.  te che stanno sfidando...  il tuo nome che scherniscono
con le loro azioni. Posso solo immaginare come questo ferisca il tuo orgoglio e ti ispiri a intraprendere
un'azione decisiva.
Era un rischio rivolgersi all'imperatore in modo cos personale, si rese conto Catone, che rivolse
la propria attenzione su Claudio e vide subito che le parole erano andate a segno. Il vecchio irrigid la
schiena, si raddrizz e assunse una postura imperiosa, per quanto gli permettevano l'et e il fisico
filiforme. Al suo fianco, Pallante incener Seneca con lo sguardo ma, prima che potesse controbattere,
l'imperatore fece un sonoro colpo di tosse e si schiar la voce.
Queste sommosse in S-S-Spagna saranno stroncate. Come osano sf-sfidarmi? Seneca ha
ragione. Abbiamo gli uomini per questo compito.  t-tempo che i pretoriani si guadagnino i doni di cui
li ho ricoperti. Manderemo otto coorti in Spagna. E le due c-c-coorti ora a Ostia. Fa' in modo che i loro
ordini siano redatti immediatamente, P-Pallante.
Il liberto lanci un'occhiata implorante in direzione dell'imperatrice ma lei rispose con un
impercettibile cenno di diniego; Pallante, cos, si rimangi la protesta e chin il capo. Come sua
maest imperiale comanda.
Seneca non fece alcuno sforzo per contenere l'espressione soddisfatta, mentre accanto a lui il
tribuno sospirava di sollievo.
Resta in sospeso la questione di chi debba c-comandare questa forza, continu Claudio,
accarezzandosi meditabondo il mento mentre scrutava i volti di quelli riuniti attorno a lui. All'istante,
l'espressione di Pallante si fece calcolatrice e il liberto si frappose tra Claudio e Seneca.
Potrei suggerire il senatore Vitellio, sire? Ha esperienza di piccoli comandi indipendenti come
questo.
Macrone cacci un sibilo sommesso, poi borbott: Quel culo lardoso  l'ultimo a cui affiderei
il comando.
Catone annu e diede di gomito a Narciso. Perch Vitellio? A che gioco sta giocando
Pallante?
Vitellio fa parte della fazione di Nerone, bisbigli Narciso. Immagino sarebbe utile fare s
che Vitellio conquisti la lealt di una larga fetta della guardia pretoriana, per quando sar il momento di
vedere chi succede a Claudio.
L'imperatore riflett un istante e annu. Vitellio  presente questa m-mattina?.
Catone scrut la sala e vide diversi uomini farsi da parte e una figura emergere da quelli di
fronte alla pedana. Un uomo alto e robusto dai capelli scuri oliati con cura. Raggiunse a grandi passi il
fianco di Seneca e si inchin.
Cazzo, borbott Macrone.  in forma smagliante.
Catone convenne con lui. Era vero. Avevano servito con Vitellio in precedenza e la passione
dell'aristocratico per il buon cibo e il vino l'aveva reso tanto corpulento quanto era depravato. Era
peggio che depravato, come aveva scoperto Catone. L'uomo aveva un'insaziabile ambizione e poco si
curava di quelli che manipolava per raggiungere i suoi scopi. Come aveva osservato Macrone, Vitellio
si era impegnato per migliorare il fisico e aveva perso molto peso e tonificato il corpo, cos che adesso
mostrava una figura alquanto autoritaria, ammise Catone.
Claudio lo guard strizzando gli occhi. Senatore Vitellio, accetti il comando?.
Vitellio sorrise disinvolto. Sarebbe un onore, sire. Come qualsiasi opportunit di servirti.
Macrone sbuff piano. Dannato leccaculo.
Mi concedi di scavalcarti, sire?, continu Vitellio. Se devo portare a termine questa
missione in modo efficace, allora chiedo di poter scegliere gli ufficiali che serviranno sotto di me.
Ma certo. Allora puoi avere otto coorti dei miei p-p-pretoriani e la scelta degli ufficiali che ti
accompagneranno in questa missione. Sono certo che renderai un grande onore a me, a Roma e al nome
della tua famiglia.
Vitellio gli rivolse un aggraziato inchino.
Avrai anche le d-d-due coorti nel campo fuori Ostia. Saranno inviate in Br-Br-Britannia nel
momento in cui questa canaglia, Iskerbeles, sar eliminata.
S, sire.
Claudio alz una mano tremante e schiocc piano le dita. Britannia... Questo ci porta alla
qu-questione successiva. Narciso!.
Il segretario imperiale fece segno a Catone e Macrone di accompagnarlo e si fece strada tra
quelli davanti a lui per emergere nello spazio aperto al cospetto della pedana. Vitellio lanci
un'occhiata verso di loro e Catone vide un'espressione sorpresa precederne il sorriso gelido.
Centurioni Catone e Macrone, ne  passato di tempo. Hai avuto successo, Catone. Ho saputo
che adesso sei prefetto.
Catone annu. E tu resti quello che sei sempre stato, signore.
Poi gli volt le spalle mentre insieme a Macrone raggiungevano Narciso per inchinarsi davanti
all'imperatore. Claudio fece segno ai due ufficiali. Sono questi gli uomini?
S, sire. Permettimi di presentarti il prefetto Quinto Licinio Catone e il centurione Lucio
Cornelio Macrone, appena arrivati dalla campagna in Britannia.
Bene, bene. Claudio aggrott la fronte. Ci siamo gi conosciuti, dico bene?
S, sire, rispose Narciso prima che uno dei due ufficiali potesse parlare. Hanno svolto
compiti preziosi per te in passato. Ma, pi di recente, sono stati gli eroi responsabili della cattura di
Carataco, il capo delle trib che si sono opposte a noi in Britannia.
Catone si accorse dell'ulteriore attenzione rivolta loro quando tutti gli occhi nella sala si
posarono sui due ufficiali sull'attenti al cospetto dell'imperatore. Claudio sorrise loro raggiante e batt
le mani.
Una grande i-impresa! Narciso mi ha letto il primo resoconto della sua cattura nel pieno della
battaglia!  vero che v-voi due avete dovuto farvi st-st-strada tra le sue guardie del corpo prima che
fosse catturato?.
Catone si costrinse a pensare in fretta. Non era il momento di scendere in pi dettagli di quanto
fosse necessario per accettare l'encomio e farla finita con quella storia il prima possibile. Aveva ancora
il disperato bisogno di stare da solo per riflettere su quanto gli aveva rivelato Narciso sul conto di
Giulia. Inoltre, troppi dettagli potevano significare l'ammissione che Carataco era sfuggito loro dopo la
battaglia ed era stato acciuffato nelle terre dei Briganti. Fece un respiro.
 stata una dura lotta, sire. Pi dura di qualsiasi battaglia io e il centurione Macrone abbiamo
mai combattuto. Il nemico aveva scelto di difendere una collina ripida dietro a un fiume. Le forti
piogge ci hanno costretti a lottare contro il fango oltre che contro i guerrieri, e per un po' la battaglia 
rimasta in bilico, fino a che il centurione e io abbiamo condotto i nostri uomini in un attacco laterale. Li
abbiamo presi alla sprovvista, abbiamo combattuto con grande energia e velocit e li abbiamo fiaccati.
 stato allora che abbiamo catturato Carataco, sire. Lui e gran parte della sua famiglia.
E adesso languiscono in ca-ca-catene, sotto i nostri piedi!. Claudio scoppi in una risata
stridula e, quando Pallante fece altrettanto, gli altri lo imitarono servili fino a che l'imperatore non
smise per continuare a rivolgersi ai due ufficiali. E tempo due giorni, saranno condotti lungo le strade
di R-Roma perch tutti li vedano, prima che vengano messi a morte sui gradini del t-t-tempio di Giove
Ottimo Massimo. E tu, mio caro prefetto, e tu, cen-cen-centurione, sarete ricompensati con la guida
della guardia d'onore nel c-corteo.
Catone chin il capo per mostrare deferenza.
Vi siete guadagnati la nostra riconoscenza, signori. Fino a che Roma avr soldati come voi, i
nostri confini saranno sicuri, i nostri nemici ci t-t-temeranno e gli di sicuramente ci favoriranno.
Claudio si alz goffamente e sollev la mano in segno di saluto. Ave, prefetto Catone, centurione
M-Macrone!.
I presenti ripeterono le parole dell'imperatore ed esultarono. Il frastuono riemp la sala e
riecheggi tra le alte pareti. Macrone non pot fare a meno di ghignare compiaciuto. Ma l'espressione
di Catone si rabbui poich il momento che doveva rappresentare il culmine della sua felicit fu
guastato dalla perdita della moglie e dal veleno del tradimento. La sala, il rumore e l'attenzione di tutti
divennero d'un tratto opprimenti e desider fuggire. Ma non c'era scampo da quella fragorosa esultanza.
Non fino a quando l'imperatore alz le mani per imporre il silenzio. Mentre il vociare si spegneva,
Claudio fece per parlare, poi trasal e si port una mano allo stomaco. Con una smorfia sofferente, si
accasci sul trono e Narciso sal di corsa i gradini della pedana, facendo segno agli schiavi personali
dietro al trono.
Sua maest imperiale  stanco. Riportatelo ai suoi appartamenti.
L'acclamazione di un momento prima fu sostituita da un inquieto vociare e Catone vide
Agrippina immobile al suo posto, senza che neanche accennasse ad andare in soccorso del marito
malato. Accanto a lei, il figlio continu a guardare e sollev gli angoli delle labbra in un leggero sorriso
di soddisfazione prima di rendersi conto di dove si trovava e sforzarsi di apparire preoccupato. Mentre
gli schiavi sollevavano l'imperatore dal trono e lo trasportavano verso una piccola porta in fondo alla
sala, Narciso e Pallante si scambiarono qualche parola; poi Pallante annu e si port davanti alla pedana
per rivolgersi ai presenti.
La seduta  conclusa. Eventuali richieste vanno presentate ai miei impiegati. Grazie... Grazie.
Fece un cenno ai mercenari germanici in fondo alla sala, i quali aprirono le porte che davano sull'ampio
corridoio al di l. Il pubblico cominci a uscire, poi Vitellio si gir verso Narciso e i suoi compagni.
 andata bene per tutti. Voi siete eroi di guerra e io sto per diventarlo.
Macrone lo guard in cagnesco. Sempre che qualcuno arrivi a vedere quel giorno.
Vitellio ridacchi. Allora non sei cambiato, centurione. Caustico fino all'ultimo. Ma,
dimenticavo. Mio caro Catone.... And davanti al prefetto e, prendendolo in disparte, simul
un'espressione addolorata. Desidero farti le condoglianze per la tua triste perdita. So che  avvenuta
qualche mese fa ma, essendo tu tornato a casa solo ora per la prima volta, sono certo che il tuo dolore
sar pi vivo che mai. Tua moglie era un'ottima donna. Molto intelligente, affascinante e bella.  una
triste perdita per tutti coloro che la conoscevano.
Ci fu un'enfasi aggiunta sulle ultime parole e Catone sent la rabbia montare all'istante. Cosa
vuoi dire?.
Narciso si affrett a raggiungerlo, lo prese per un braccio e cerc di allontanarlo da Vitellio.
Vieni, Catone. Non  n il luogo n il momento.
Catone scroll via la mano e tenne testa a Vitellio. Cosa stai dicendo di Giulia?
Con te via, e data la sua avvenenza,  pi che comprensibile che alcuni uomini abbiano voluto
cogliere l'opportunit di conquistare le sue attenzioni. Immagino che fosse tutto innocuo... nella
maggior parte dei casi. Dopo tutto, era una donna perbene.
Ti sta provocando, lo ammon Narciso. Lascia perdere. Possiamo occuparcene pi tardi.
No, possiamo occuparcene adesso, replic Catone con veemenza. Si mise davanti a Vitellio,
faccia a faccia. Dillo. Ti sfido, squallido, arrogante bastardo. Dillo.
Dire cosa? Che tua moglie era attraente? Che aveva un certo seguito tra gli uomini di Roma?.
Catone alz il pugno ma, prima che potesse colpire, Narciso lo afferr per il polso.
Non qui, Catone. Non davanti a testimoni.  quello che vuole lui. Aggrediscilo qui e sarai
bandito. Da Roma. Magari spedito nell'angolo pi remoto dell'impero. Non servi a nessuno laggi. E
saresti lontano da tuo figlio. Perci, controllati, Catone. Fallo subito!.
Il sangue gli rimbombava nelle orecchie e odio e rabbia gli dilaniavano il cuore; per un
momento, Catone fu divorato dallo sconsiderato impulso di distruggere Vitellio. Di avventarsi su di lui
a mani nude. Di farlo a pezzi. Non c'era autocontrollo. Proprio alcun controllo. E fu quello a
risollevarlo dall'orlo dell'abisso. L'orrore di una bramosia e di una violenza innate, pericolose e
indefinite quanto quelle di un animale rabbioso. Respir a fondo, il petto ansante, mentre si imponeva
di tenere sotto controllo i sentimenti, di allentare i pugni e lasciare ricadere le mani lungo i fianchi.
Catone chiuse gli occhi e chin il capo.
D'accordo... Sto bene.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Tornati alla casa sul Quirinale, Catone spieg a Macrone che si sentiva stanco e aveva bisogno
di riposo. Fece un respiro profondo ed entr nella camera da letto. Era in ombra e appariva tetra, cos
apr la finestra che dava sull'atrio. Un uccellino si era appena posato sul bordo della vasca in cui si
raccoglieva l'acqua piovana dalle tegole del tetto. Catone lo guard saltarvi dentro con un minuscolo
schizzo e cominciare a pulirsi con guizzi del capo e delle ali. L'evidente piacere dell'uccello e il suo
essere ignaro dei fardelli del mondo lo colpirono in modo intollerabile e Catone dovette subito
distogliere lo sguardo. Davanti a s vide il letto. La notte prima aveva dormito l e tratto conforto dal
sentirsi pi vicino a sua moglie. Adesso provava la prima ondata di rabbia al pensiero del suo
tradimento. Quel letto era stato condiviso da Giulia e il suo amante. Adesso sembrava contaminato.
Il tenue luccichio dell'amuleto che aveva visto la sera prima attir il suo sguardo, provocandogli
un rimescolio nelle viscere. Lo prese e lo esamin con attenzione. La fattura era pregiata, con intricato
motivo di foglie di vite. Era davvero un regalo per lui?, si chiese amareggiato. O era stato l'amante di
Giulia a lasciarlo l? Poi not due lettere incise tra le foglie, una C alla quale si sovrapponeva una G. Il
cuore gli sprofond nello stomaco. Gett a terra l'amuleto, che fin sotto al letto.
Chinatosi, guard sotto e vide l'amuleto accanto una piccola scatola messa in modo da non
essere visibile a eventuali visitatori nella stanza. Catone si stese sulla pancia e allung la mano,
riuscendo ad agganciare la chiusura con un dito. Tir fuori la scatola e si mise a gambe incrociate sul
pavimento mentre ne sollevava il coperchio.
All'interno c'era un fascio appiattito di rotoli di papiro, schiacciati dal ritratto di un uomo
biondo dipinto su un sottile pezzo di legno. Catone trasal. Deglut e si schiar la voce. Prese il ritratto e
vide i bei lineamenti di un uomo all'incirca della sua et. Gli occhi erano marroni e sulle labbra
appariva un leggero sorriso d'intesa. A differenza del volto di Catone, questo era senza cicatrici e liscio.
Bello... Il pensiero lo colp mentre immaginava Giulia guardare quella stessa immagine con affetto, e
desiderio. La rabbia prese a scorrergli nelle vene e Catone spinse il ritratto in fondo alla scatola, a
faccia in gi. Poi tir fuori i rotoli.
Fu subito chiaro di cosa si trattasse. Lettere d'amore, tutte scritte dalla stessa mano e firmate
Cristo, a volte nella forma abbreviata Cris. Catone le lesse tutte senza fermarsi, con crescente
strazio e collera. Raccontavano un'appassionata storia d'amore cresciuta nel corso delle stagioni, i doni
di cui Giulia aveva ricoperto l'amante, lo squisito piacere fisico che avevano condiviso e poi, la cosa
pi dolorosa di tutte, come avrebbero potuto eliminare lo scomodo ostacolo alla loro felicit
rappresentato dal marito di Giulia. C'era la possibilit, sperava Cristo, che facesse la cosa giusta e
morisse mentre era via, impegnato nella campagna bellica... In caso contrario, andava affrontato al suo
ritorno dalla Britannia. Giulia doveva dirlo al marito il prima possibile e chiedere il divorzio.
Catone fin di leggere e, rimessi i rotoli nella scatola, chiuse il coperchio, fissando con cura il
fermaglio.
Perch mi hai fatto questo? Perch, Giulia? Non ho fatto niente di male... Niente per meritare
questo.
Alla fine, si mise a letto e si raggomitol in posizione fetale mentre sprofondava in una scura
marea di infelicit. Giacque immobile, gli occhi chiusi ma non addormentati, e il tempo pass felpato
come un gatto attento a non svegliare il padrone. Poi, ud bussare alla porta d'ingresso. Una pausa e poi
di nuovo. E di nuovo. Infine, ud i passi di Amatapo che, senza fretta, andava a rispondere alla brusca
impazienza del visitatore alla porta. Catone sent lo sferragliare del catenaccio, il grattare del
chiavistello e l'ondata soffocata del rumore della strada. Poi un brusco scambio di voci. Divennero pi
forti quando Amatapo e il visitatore entrarono nell'atrio.
Posso assicurarti che il padrone non c', signore, disse Amatapo. Adesso vattene, prima che
mandi a chiamare i vigiles.
Fa' pure. Chiamali, ribatt la voce. Sarei felice di portare la questione davanti alle autorit.
Vediamo cos'hanno da dire i magistrati cittadini a tale proposito, eh?
Signore, ti chiedo con rispetto di andartene, replic paziente Amatapo. Lasciami un
messaggio da riferire al padrone e sono sicuro che ti risponder non appena possibile.
Stronzate. Resto qui fino a quando il prefetto non torna.
Non puoi, signore.
No? E cosa hai intenzione di fare al riguardo?.
Con un sospiro, Catone si tir su e si alz dal letto. Aperta la porta della camera, usc nell'atrio e
vide un uomo tarchiato dalla testa rasata di fronte ad Amatapo, che lo pregava di andarsene. Il
visitatore indossava una tunica color ocra e una grossa catena d'oro gli pendeva dal collo massiccio. Le
braccia, che teneva incrociate sul torace ampio, sembravano prosciutti e da sotto l'orlo della tunica
spuntavano gambe corte e tozze. Stivali militari completavano l'aspetto minaccioso. Catone li
raggiunse accigliato.
Per gli inferi, chi sei e cosa credi di fare presentandoti a casa mia senza essere invitato?.
L'uomo si volt di scatto e squadr rapidamente Catone. Sei tu Quinto Licinio Catone?
Prefetto Quinto Licinio Catone, s.
L'uomo fece spallucce. Non siamo nell'esercito qui, no? Perci, tanto per cominciare, faremo a
meno di queste stronzate.
Catone si ferm a distanza di una spada dall'uomo e lo osserv con freddezza. Molto bene. Ma
tu sei un ex militare. Si capisce. Non cos vecchio da aver concluso il periodo di ferma e, chiaramente,
non congedato perch inabile. Direi che sei stato un optio o addirittura un centurione.
L'uomo serr le labbra per un istante, poi annu. Decima legione. Ero centurione.
Non per molto, ne sono certo. Scommetto che sei stato congedato con disonore.
L'orgoglio scomparve dalla faccia dell'uomo, che guard torvo Catone.
Allora, adesso voglio il tuo nome, soldato, pretese Catone. Subito.
D'accordo. Mi chiamo Marco Torzio Tauro.
E cosa posso fare per te, Tauro?
Puoi pagarmi quanto mi  dovuto, ecco cosa puoi fare.
Catone aggrott la fronte. Quanto ti  dovuto? Neanche ti conosco. Che storia  questa?.
Dalla borsa che portava sul fianco, Tauro tir fuori due tavolette di cera incernierate. Le apr e
lesse ad alta voce: Debito in sospeso con il prefetto Quinto Licinio Catone,
ottantacinquemilanovecentocinque denarii, esclusi gli interessi per il mese in corso.
Catone sgran gli occhi. Sei in errore. Io non ti ho chiesto in prestito alcun denaro. Neanche ti
conosco.
I soldi sono stati presi in prestito dalla tua defunta moglie, signore. Ha chiesto i prestiti a nome
tuo, impegnando il valore della tua propriet.
Giulia? Non ci credo.
Ho la documentazione completa nel mio ufficio al Foro. Tutto firmato dalla sua mano e siglato
con il suo anello. In queste tavolette ho dei resoconti, se vuoi vederli. Ma posso garantirti che  tutto
verificabile e, cosa pi importante, legalmente vincolante.
Catone tese la mano. Fammi vedere.
Tauro esit e poi si avvicin, sollevando le tavolette perch Catone potesse leggerle, senza per
che lasciassero le sue mani. Catone lesse le lunghe colonne di cifre e date con un terribile
presentimento. Ma cosa aveva combinato Giulia durante la sua assenza? Che razza di vita aveva
condotto? Conosceva gi alcune risposte ma, sicuramente, non poteva aver speso una tale fortuna
facendo la bella vita. Era impensabile. Poi i suoi occhi si fermarono su una cifra particolarmente alta
verso la fine dell'elenco. Trentamila denarii.
Questa cos'?.
Tauro diede un'occhiata alla tavoletta. Era per una piccola villa che voleva. Appena fuori
Ostia. Conosco il posto. Piccolo, ma proprio sul mare.
Ha comprato un'altra casa?. Catone era sbigottito. Non me ne ha mai parlato.
Direi di no, signore, fece spallucce Tauro. Dal momento che ho sentito dire che ne ha fatto
dono a qualcun altro.
Un dono?. Catone sent rinfocolare la rabbia. Un dono a chi?
Sarebbe il tribuno Cristo, signore. Non  affatto un segreto. Il tribuno  andato in giro per il
Foro a vantarsene non appena le carte sono state firmate. Ma questo non cambia niente, per quanto ti
riguarda. Tua moglie ha preso in prestito denaro da me, impegnando questo posto. Non ha pi avuto
modo di ripagare il debito, possa riposare in pace, e, in tua assenza, gli interessi sono cresciuti. Tutto
alquanto legale. Perci, sono venuto a riscuotere.
Catone scosse la testa. Ma io non ho il denaro. Non ne ho neanche una parte. Quasi tutta la mia
paga  stata consegnata a mia moglie durante la mia assenza.
Non posso farci niente, signore. Quello era tra te e tua moglie. Lei ha firmato per il prestito a
tuo nome e perci il debito  tuo. Quindi, vorrei sapere in che modo intendi ripagarmi, e adesso sarebbe
perfetto, se non ti dispiace.
La richiesta colp Catone come un pugno. Come cazzo posso ripagare quella somma? Non 
che posso fabbricare soldi.  assurdo. Fece una pausa e tir su col naso. Deve esserci un errore, o un
trucco. Impossibile che Giulia possa aver accumulato un debito simile.
 l'effetto dell'interesse composto, prefetto. E dei dispendiosi gusti della tua defunta moglie,
senza dubbio.
Catone ebbe l'impulso di colpirlo in faccia su due piedi, ma non sarebbe servito a niente.
Tuttavia, voleva che l'uomo se ne andasse.
Ho il tuo nome, replic con calma. Approfondir la questione non appena possibile e, se
quanto dici  vero, allora verr da te per negoziare un accordo.
Negoziare?, rise Tauro. L'unica cosa che negozierai, amico mio,  se saldare in contanti o
darmi invece questa casa.
Fuori, ordin Catone. Vattene subito. Mentre sei ancora in grado di farlo, avido pezzo di
merda.
La sua espressione doveva essere determinata, poich Catone vide il primo barlume di paura
negli occhi dell'uomo, che fece un passo indietro.
Molto bene, prefetto. Se le cose stanno cos. Lascio a te la questione. Se non ti vedo nel mio
ufficio o non ho tue notizie entro i prossimi tre giorni, allora porter la faccenda in tribunale. Eroe di
guerra o no, il magistrato del tribunale dei debitori ha una scarsa opinione di coloro che non onorano i
debiti.
fuori!. Catone spinse la mano verso la porta.
Come desideri, prefetto. Ma non dimenticare: tre giorni.  tutto quello che hai.
Tauro si volt e si avvi a grandi passi nel corridoio che conduceva alla porta d'ingresso, con
Amatapo che si affannava a stargli dietro. L'usuraio apr la porta, usc in strada e se ne and, lasciando
che Amatapo si occupasse di richiudere l'ingresso. Catone si accasci contro la parete accanto alla
finestra aperta della camera da letto e rovesci la testa all'indietro.
Oh, Giulia... Cosa mi hai fatto? Cosa hai fatto al povero Lucio?.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Due giorni dopo, il mattino del trionfo, Catone si alz poco prima dell'alba. Consum una
veloce colazione a base di maiale freddo e pane, annaffiata da vino annacquato, prima di prendere il
mantello e svegliare Amatapo perch sprangasse la porta. Attraversando l'atrio, sent il russare di
Macrone che si propagava nel silenzio. Catone aveva preso in considerazione l'idea di farsi
accompagnare dall'amico ma poi aveva deciso che preferiva approfittare del tempo necessario per
attraversare la citt fino al Carcere Mamertino per riflettere su quanto gli era capitato.
Il primo accenno dell'imminente alba forniva quel tanto di luce che bastava per vedere la strada
all'esterno della casa. Malgrado la legge che proibiva di portare spade entro le mura di Roma, Catone si
era agganciato il fodero e il peso della spada sotto il mantello era confortante. Soprattutto data la natura
violenta di alcuni quartieri della capitale, dove le bande di strada si appostavano nei vicoli bui in attesa
di piombare su passanti solitari o quelli troppo ubriachi per difendersi. C'erano gi molte persone in
giro: commercianti che si affrettavano a guidare carretti di merci alle proprie botteghe prima che
entrasse in vigore il divieto diurno di traffico su ruote; portatori di urina carichi gravati dai gioghi da
cui pendevano brocche puzzolenti di liquido che sciaguattava, diretti alla follatura, dove il bucato degli
abitanti pi benestanti di Roma veniva lavato e stirato. E quelli con le famiglie, ansiosi di accaparrarsi
un buon posto da cui godersi il corteo imperiale, genitori carichi di cibo e bevande che guidavano i figli
assonnati lungo le strade.
Catone teneva gli occhi ben aperti, attento a eventuali segnali di pericolo, osservando
circospetto ogni uomo che vedeva indugiare all'imboccatura di vicoli stretti. Procedendo in direzione
del Foro, si teneva al centro della strada, con una mano vicina all'elsa della spada. Al contempo, aveva
ancora la mente in affanno per il debito che Giulia gli aveva lasciato in eredit. Non aveva ancora
raccontato i particolari a Macrone. Poteva farlo a tempo debito, quando lui per primo si fosse ripreso
abbastanza dal trauma per gestire la cosa con un certo grado di calma. Ma aveva parlato con il suocero.
Dapprima il senatore Sempronio si era mostrato imbarazzato, non sapendo quanto il genero avesse
scoperto delle manovre della moglie in sua assenza. Pur comprendendo la difficile situazione di
Catone, aveva affermato di non avere fondi sufficienti per aiutarlo con il debito, ma si era offerto di
prendere Lucio con s e crescerlo in casa propria una volta che a Catone fosse stato affidato un nuovo
comando.
Ciononostante, la prospettiva di perdere la casa alla quale aveva appena fatto ritorno gli gravava
sul cuore. Grazie a Giulia, avrebbe avuto solo i magri risparmi che aveva portato con s dalla Britannia.
Con un po' di fortuna, forse l'imperatore gli avrebbe fatto qualche regalo a conclusione del trionfo, ma
poi avrebbe dovuto ricostituire il proprio patrimonio se voleva avere una pensione senza patemi dopo il
congedo dall'esercito e se voleva lasciare al figlio un'eredit decente. Lucio avrebbe beneficiato
dell'elevazione di Catone al rango equestre e, con l'aiuto del padre di Giulia, un giorno poteva avere
l'occasione di entrare al senato. Quella prospettiva riemp Catone di orgoglio. Suo padre era stato un
liberto e l'ascesa da quell'umile condizione all'aula del senato di Roma nel giro di tre generazioni era un
risultato notevole.
Entr nel Foro, dove squadre di schiavi stavano ripulendo le strade dagli escrementi e dai rifiuti
accumulati, mentre altri erano impegnati a ornare statue e colonne dei templi con ghirlande di fiori e
vivaci strisce di stoffa. Catone gir attorno alle pendici del Campidoglio, da cui il palazzo imperiale
dominava la citt, e giunse in prossimit dell'entrata del Carcere Mamertino, dove i pi importanti
nemici di Roma venivano trattenuti a discrezione dell'imperatore. Gran parte di essi erano destinati
all'esecuzione, come Carataco e la sua famiglia. Diversi pretoriani stavano di guardia alla porta
borchiata quando Catone si avvicin. L'optio di turno gli si par davanti e alz una mano.
Chi sei e cosa vuoi?
Prefetto Quinto Licinio Catone. Sono venuto a vedere il prigioniero Carataco.
All'accenno al rango di Catone, l'optio si mise sull'attenti e salut. Spiacente, signore. Ma non
ho ordini riguardanti alcuna visita.
Sono venuto di mia iniziativa, optio. Desidero parlare con Carataco. Brevemente.
L'optio scosse la testa. Non senza autorizzazione.
Catone aveva previsto l'opposizione. Sai chi sono?
Certo, signore. In caserma si parla di te e del centurione Macrone. Un lavoro dannatamente
buono, se posso permettermi.  un onore conoscerti di persona, signore.
Ne sono sicuro, sorrise Catone. Allora saprai che sono nelle grazie dell'imperatore. E questo
vuol dire che non sarebbe contento se avessi modo di dirgli che tu e i ragazzi mi avete mandato via
quando volevo solo l'occasione di guardare Carataco negli occhi e salutarlo prima che finisse in mano
al boia. Da soldato a soldato. Catone si protese in avanti e pungol l'optio al petto. Vuoi che sia fatto
il tuo nome quando dir all'imperatore che mi  stata negata l'ultima opportunit di parlare col
prigioniero? Da quanto ne so, Claudio  sempre alla ricerca di carne fresca da gettare nell'arena per far
contenta la folla.
L'optio trasal. Non ce n' bisogno, signore. Naturalmente ti lascer entrare. Dopo tutto, non
voglio mica respingere la richiesta di un eroe di Roma.
Cos va meglio.
L'optio si fece da parte e lasci entrare Catone. Paolino, accompagna il prefetto dai
prigionieri.
Uno dei pretoriani salut e si precipit ad aprire una bassa porta chiodata per il loro visitatore.
Catone dovette abbassarsi e poi vide una breve rampa di scale. In fondo, ardeva un braciere, accanto al
quale erano impilate diverse torce spente. Dopo i primi gradini, l'aria divenne molto pi fredda e umida
e Catone fu contento di avere addosso il mantello. Raggiunto il fondo delle scale, aspett vicino al
braciere mentre il pretoriano accendeva una torcia e la teneva in alto per illuminare lo stretto passaggio
che si apriva davanti a loro. Catone vide che c'erano porte a entrambi i lati, appartenenti alle celle in cui
i prigionieri dell'imperatore venivano gettati mentre aspettavano il loro destino. L'aria era satura del
lezzo di escrementi umani e, da una cella in fondo, si sent un colpo di tosse.
Dopo una ventina di passi, la guardia si ferm davanti a una delle porte e tir indietro il
chiavistello. Apr la porta, i cui cardini emisero uno stridente cigolio. Catone abbass la testa ed entr.
La cella era larga circa dieci piedi e lunga venti, illuminata da una grata posta in alto sulla parete di
fronte alla porta. Il pavimento era coperto di paglia e diverse staffe di ferro erano fissate nella pietra per
appendervi i prigionieri dai ceppi, qualora si ritenesse che la loro prigionia dovesse essere ancora pi
sgradevole. Catone impieg un momento per abituare gli occhi all'oscurit e ud un fruscio prima di
riuscire a distinguere una figura che si alzava in piedi in fondo alla cella.
Vuoi che resti, signore?
No, aspetta fuori. Ti chiamer quando avr bisogno di te.
S, signore.
La guardia si chiuse la porta alle spalle e le fiamme della torcia lasciarono un barlume
tremolante attorno al bordo. All'inizio Catone non si mosse, limitandosi a strizzare gli occhi nell'ombra
mentre il prigioniero si avvicinava strascicando i piedi.
Chi  l?. La voce dal forte accento era secca e ci fu un breve colpo di tosse prima che
Carataco riprendesse a parlare, con meno difficolt stavolta. Chi sei?.
La luce dall'alto proiettava un debole raggio verso la porta e Catone si spost per essere pi
visibile. Sono il prefetto Quinto Licinio Catone.
Ci fu silenzio e poi il prigioniero venne avanti, fino a raggiungere il bordo del cono di luce che
illuminava Catone. Io ti conosco. Tu sei il bastardo che mi ha sconfitto nella terra dei Briganti.
Ho quell'onore.
E senza dubbio sarai ampiamente ricompensato per questo. So quanto Roma abbia bisogno dei
suoi eroi, soprattutto se le notizie dalla Britannia sono vere.
Quali notizie sarebbero?
Che avete subto una sconfitta schiacciante per mano dei miei alleati.
Catone esit prima di riuscire a replicare, suscitando la secca risata del prigioniero. Allora 
vero. E c' ancora speranza per quelli che continuano ad opporsi al vostro tentativo di rubarci le terre.
Come ti  giunta questa notizia?
Pensi di essere il primo a farmi visita in cella? Il primo romano venuto a gongolare davanti
allo sconfitto re della trib pi potente di tutta la Britannia?.
Carataco entr nel cono di luce e adesso Catone pot vederlo bene. La trasformazione del
formidabile guerriero che aveva affrontato meno di un anno prima era stupefacente. Mesi di isolamento
nelle luride condizioni della prigione avevano lasciato a Carataco capelli arruffati, pelle sudicia e i resti
laceri della veste regale finemente intessuta. La mancanza di attivit fisica e una dieta carente ne
avevano ridotto il fisico notevole, al punto che adesso somigliava a uno di quegli accattoni mezzi morti
di fame che si affannavano a sopravvivere nei bassifondi di Roma. I ceppi gli avevano consumato la
pelle attorno ai polsi, causandogli croste e piaghe aperte. Catone non pot trattenere un impeto di piet
per l'antico nemico. E neanche la piccola fitta di vergogna. Vergogna per la propria parte nell'aver
ridotto Carataco in quelle squallide condizioni. Il re stava difendendo il suo popolo, come avrebbe fatto
Catone con la medesima determinazione se i loro ruoli fossero stati invertiti.
Carataco sorrise cupo. Come sono i potenti caduti, eh? Guai agli sconfitti.
Sono dispiaciuto di vederti cos, davvero.
Il re britanno squadr per un momento il visitatore e annu. Ti credo...  un peccato che ci
siamo incontrati da nemici, prefetto Catone. Ti avrei stimato come amico se le cose fossero andate
diversamente.
Lo prender come un complimento.
Dovresti. Non sono molti gli uomini che rispetto a questo mondo. Carataco indic dei secchi
vuoti vicino alla porta della cella. Siediti, prefetto.  il massimo del mobilio che posso offrire, temo.
Si scambiarono un sorriso mesto e Catone capovolse due secchi perch fungessero da sgabelli.
Si misero seduti, uno di fronte all'altro. La catena tra i polsi costringeva Carataco a poggiarli sulle
ginocchia; il re si sfreg piano le piaghe per cercare di alleviare il prurito. Almeno non dovr
sopportare tutto questo ancora a lungo. Ancora qualche ora, poi mi porteranno fuori di qui, con i miei
congiunti, e saremo trascinati per le strade fino al luogo dell'esecuzione. Mi dicono che saremo
garrotati.
Catone annu.  la tradizione.
Spero che finisca in fretta. Non per me. Ma per mia moglie e i miei figli... Vorrei che ci
avessero consentito di stare insieme in questo posto. Ma anche questo mi  stato negato. Tuttavia
avremo la possibilit di salutarci per sempre.
Almeno questo, mio signore.
Mio signore?. Carataco inarc un sopracciglio sotto l'ispida frangia di capelli.  passato
tanto tempo da quando qualcuno mi ha riservato una tale deferenza. Grazie... Sai se sar giustiziato per
primo o per ultimo?
Ti terranno per la fine.
Carataco sospir. Peccato. Avevo sperato che mi fosse risparmiato di assistere alla morte della
mia famiglia. Ma immagino che il tuo imperatore intenda infliggermi quanto pi dolore e umiliazione
possibili. In questo non  migliore di quei bastardi dal cuore nero, i druidi della setta della Luna Nera.
Catone rimase sorpreso. Pensavo che fossero tuoi alleati.
Alleati? No, pi un caso di nemico del mio nemico. Se non aveste invaso proprio in quel
periodo, avrei dovuto occuparmi di loro. Non avevano un'influenza salutare su alcune delle trib.
Fanatici assetati di sangue, ecco cosa sono.  una magra consolazione sapere che Roma li mander
nella tomba dopo di me.
Lo spero, mio signore, replic con fervore Catone. Si era imbattuto nella setta e conosceva
bene gli orrori che avevano inflitto ai loro nemici romani, e a chiunque altro avesse osato sfidare il loro
volere. Era bello sapere che Carataco la pensasse come lui sul conto dei druidi. Ed eccola di nuovo, la
compassione. Si protese verso il re e abbass la voce. C' un'alternativa all'esecuzione, mio signore.
Potresti risparmiare a te e alla tua famiglia la pena capitale.
Davvero? E in che modo?. Carataco tir su le mani e la catena sferragli. Penso che la fuga
sia fuori questione. Anche se riuscissimo a liberarci delle catene e a uscire da queste celle, sarebbe una
vera sfida passare inosservati per le strade di Roma.
Non stavo pensando alla fuga.
Oh, e allora a cosa stavi pensando, prefetto?
Quando il corteo sar concluso, e prima che si dia inizio all'esecuzione, tu e la tua famiglia
sarete condotti al cospetto dell'imperatore, che si pronuncer sul vostro destino. Quella sar la tua
occasione per appellarti alla sua misericordia, mio signore.
Non implorer il nemico per avere salva la vita, replic sprezzante Carataco. Mai. Non
voglio disonorarmi davanti al tuo imperatore e al tuo popolo. Preferisco morire.
Allora morirai. E cos faranno i tuoi fratelli, tua moglie e i tuoi figli.
Carataco si incup. E sia.
Ma deve per forza essere cos? Potreste vivere tutti.
Se imploro per le nostre vite.
Esatto.
E se Claudio ordinasse in ogni caso la nostra esecuzione? Allora moriremmo come codardi.
Negheresti a me e ai miei congiunti una morte onorevole?.
Catone scosse il capo. Non c' onore nella morte che vi sar inflitta. Solo morte. Per te. Per la
tua famiglia. Ma potrebbe esserci la possibilit di vivere, se lo chiedi.
Se lo imploro, vorrai dire.
Catone tenne a bada la frustrazione. Sono solo parole, mio signore. Un modo di dire. Non
dovrebbe essere troppo difficile per un uomo come te trovare un modo per rivolgerti al mio imperatore
che faccia leva sulla sua vanit e il suo senso di misericordia. Fa' s che ti rispetti. Fagli capire che gli
rendi pi onore da vivo che da morto.  possibile. Preferirei vederti concludere i tuoi giorni in pace che
finire ucciso come un cane per il piacere della folla.
Il vigore delle parole di Catone and a segno e Carataco fiss intensamente l'ufficiale romano.
Poi fece un profondo respiro e scroll le spalle. Sono stanco di vivere, prefetto. La morte  un sollievo
da questo buco buio in cui mi hanno gettato. Aspetto la morte.
Mi dispiace sentirtelo dire.
Ti sarei grato se adesso mi lasciassi. Desidero prepararmi per la fine. Sar calmo e d'esempio
per la mia famiglia. Ti prego, va'.
Catone pens di fare un ultimo appello al suo nemico ma poi rinunci. Carataco aveva ragione.
Stava a lui scegliere la modalit della propria morte. Cos si alz e chin il capo in segno di commiato.
Poi and a bussare alla porta della cella. Ho finito qui.
Mentre il chiavistello all'esterno scorreva, Carataco si schiar la voce. Prefetto Catone.
Catone si volt a guardarlo.
Ti ringrazio per essere venuto a trovarmi, disse Carataco. Rifletter su quanto mi hai detto.
Sei un brav'uomo e un nemico degno, e rimpiango che non abbiamo potuto essere amici. Ma il fato ha
deciso altrimenti.
S, mio signore. Il fato  senz'alto un duro padrone.... Catone ebbe un fuggevole ricordo di
Giulia e lo scacci via dalla mente. Vale.
La porta si apr e il chiarore della torcia ardente in mano al pretoriano proiett una luce
rossastra su Catone e il re britanno. Carataco alz il mento con fierezza. Vale. Spero di vederti un
giorno nell'aldil, prefetto Catone. Dar un banchetto per te, e per il tuo amico, il centurione Macrone,
nelle sale degli eroi del mio popolo.
Catone si costrinse a sorridere. Arrivederci, allora, mio signore. Arrivederci....
Pieg la testa e usc nell'umido corridoio. La porta si chiuse alle sue spalle, il chiavistello torn
rumorosamente al proprio posto e Catone segu volentieri il pretoriano fuori dalle umide profondit
della prigione, tornando al tepore del sole del primo mattino, promessa di una giornata perfetta per gli
imminenti festeggiamenti.
Ma i suoi pensieri rimasero col prigioniero, e la sua famiglia, che languiva nelle celle malsane e
fetide sotto al palazzo imperiale.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Niente male, eh?. Macrone si protese verso Catone per farsi sentire al di sopra del frastuono
della folla esultante. Per lo meno a Roma sanno ancora mettere su uno spettacolo come si deve, anche
se in Britannia le cose stanno andando in malora.
Catone grugn e abbozz un cenno di assenso. Era strano pensare che erano stati fatti rientrare
dalla Britannia per rispondere della schiacciante sconfitta del legato Quintato e della sua colonna, ed
ecco che invece lui e Macrone venivano acclamati come gli eroi responsabili della cattura di re
Carataco e della sua famiglia. Scherzi del destino, riflett Catone. Sotto ogni punto di vista, come le
rivelazioni sul conto di Giulia avevano dolorosamente dimostrato. Scacci il pensiero dalla mente e si
concentr sullo spettacolo attorno a s.
Il limpido cielo dell'alba era rimasto senza nuvole, un ceruleo scuro nel quale il sole ardeva
vivido e caldo. A entrambi i lati della strada, la folla incalzava, salutando e urlando lodi mentre due file
di pretoriani si schieravano rivolte all'esterno per mantenere sgombro il percorso del corteo. Pi avanti,
Catone distingueva appena i sacerdoti in testa al gruppo imperiale. Indossavano splendenti tuniche
immacolate e conducevano una fila di capre sacrificali da offrire a Giove, come ringraziamento per la
buona sorte di Roma. Dietro ai sacerdoti venivano i magistrati e i senatori, seguiti dai due consoli e le
rispettive scorte. Poi gli stendardi della guardia pretoriana, davanti alla Prima coorte in alta uniforme,
con i pennacchi rossi che svettavano sugli elmi lucidi e le tuniche bianche. Erano seguiti a loro volta da
cinquanta guardie germaniche, che impressionarono la folla con le folte barbe e l'aspetto barbaro. E poi
venivano i primi cocchi con a bordo i membri della famiglia imperiale. Britannico era sul primo, una
mano sul corrimano e una che di tanto in tanto si alzava per rispondere ai saluti della folla. Lo seguiva
Nerone, che sorrideva e salutava di continuo, conquistando acclamazioni ancora pi sonore di quelle
del fratellastro. Poi era la volta di sua madre, Agrippina, con i capelli acconciati in una complessa
forma a ventaglio. La seguivano altre dieci guardie germaniche, scelte per il fisico imponente, che
precedevano gli abbaglianti cavalli bianchi del cocchio dorato dell'imperatore.
Claudio faceva del suo meglio per non sbilanciarsi mentre si reggeva al corrimano e tentava di
apparire quanto pi maestoso possibile. La corona d'oro attorno alla testa canuta era leggermente storta
e, di tanto in tanto, lo schiavo dietro di lui cercava con discrezione di raddrizzarla. Dietro al cocchio di
Claudio, procedeva il seguito imperiale; consiglieri senatoriali e liberti, compresi Pallante e Narciso, in
modeste tuniche adeguate al rango sociale, malgrado detenessero quasi altrettanto potere di ogni altra
persona presente nel corteo. E poi c'erano Catone e Macrone, in testa alla piccola colonna di soldati a
cui l'imperatore avrebbe reso onore. Nonostante il caldo, indossavano l'armatura completa, ma era
consentito loro di portare l'elmo sotto il braccio, cos che la gente a entrambi i lati potesse vederli bene.
Molte persone erano gi ubriache e alcune donne facevano offerte lascive ai soldati che passavano.
Macrone aveva preparato una gran quantit di pezzetti di legno con sopra scritto il nome della taverna
pi vicina a casa di Catone. Di tanto in tanto li offriva alle candidate pi promettenti in fatto di favori
sessuali.
Scorse Catone scoccargli un'occhiataccia e si strinse nelle spalle. Non ha senso non
approfittarne il pi possibile. In fin dei conti, ho servito bene Roma in tutti questi anni. Adesso tocca a
lei servirmi.
Dietro al gruppetto di soldati, avanzava la fila di carri pieni di pane e dolci, dai quali gli schiavi
lanciavano il cibo alla folla. I veicoli pi arretrati trasportavano armi e armature raccolte in Britannia,
mentre a bordo degli ultimi c'erano Carataco e la sua famiglia, lavati e con indosso tuniche pulite.
Stavano tutti in sprezzante silenzio, mostrando disgusto per la folla che li dileggiava al loro passaggio.
Centurione! Centurione Macrone!.
Si voltarono e videro una donna bruna, alta e magra, che si sollevava l'orlo della tunica,
mostrando la parte superiore delle cosce e il triangolo di peli pubici.
Sono tua, centurione! Mi chiamo Persilla, la migliore scopata della Suburra. Prezzo speciale
per te!.
Macrone fece per prendere lo zaino e Catone scosse la testa. Pensavo che avessi l'imbarazzo
della scelta. Allora perch pagare?
Che male c' a controllare se  disposta a contrattare. Magari ha un'amica per te. Macrone
scorse l'occhiata ammonitrice che gli scocc l'amico. O... forse potrei riuscire a fare il bis.
Macrone si spost di lato per consegnare il pezzetto di legno alla donna e torn nel corteo con
un ghigno allegro alla prospettiva di altri piaceri carnali. Penso che potrei fare l'abitudine a questa
buffonata di essere considerato un eroe.
Avanzarono adagio attraverso il cuore del Foro, oltre i gradini che portavano alla curia e
cominciarono la ripida salita del Campidoglio, verso la recinzione del tempio di Giove, che
rivaleggiava con il palazzo imperiale per il dominio sul centro della citt. La strada zigzagava su per il
pendio e solo i carri che trasportavano le armi del nemico e i prigionieri proseguirono insieme al corteo.
I carri con il cibo accostarono e quelli a bordo lanciarono alla folla quanto restava del loro contenuto.
Nel frattempo, un nuovo gruppo di schiavi, in attesa in una strada laterale, si precipit a spingere i
restanti veicoli. Misero mano ai raggi delle ruote e si affannarono a mantenerli stabili e in movimento
su per il pendio. La testa del corteo varc l'entrata dell'area recintata, sparendo alla vista della folla nel
Foro. Si misero in posizione a ciascun lato dell'entrata per accogliere la famiglia imperiale che li
seguiva e acclamarono con vigore l'ultimo cocchio che si fermava sferragliante. Claudio scese e
attravers zoppicante la piattaforma rivolta al cuore di Roma. Quando la folla lo scorse, un nuovo
scroscio di acclamazioni riecheggi tra gli alti edifici attorno al Foro. Prese posto su un trono e la sua
famiglia e i consiglieri pi stretti andarono a mettersi a ciascun lato. I senatori si disposero dietro di lui.
Quando coloro a cui sarebbero stati riservati onori entrarono nella recinzione, un liberto del
palazzo dall'espressione agitata corse a raggiungerli.
Signori!  un grande piacere conoscere tutti voi. Si esib in un profondo inchino e poi scatt
di nuovo su. Io sono Polidoro, cerimoniere del palazzo. Appena qualche parola sul protocollo prima
che la parte finale del trionfo abbia inizio.  previsto che i sacerdoti eseguano il sacrificio, si consultino
per leggere i presagi e illustrino i risultati all'imperatore. Poi tocca a voi. Aspetterete quaggi, vicino al
frontone del tempio. Una volta che sar fatto il vostro nome, seguir un breve encomio, durante la
quale verrete avanti e vi inginocchierete all'imperatore, in attesa del vostro riconoscimento. Non appena
la ricevete, vi sarei grato se lasciaste la piattaforma il prima possibile. Temo che siamo gi in ritardo: a
seguire c' un banchetto e non vogliamo che il cibo non sia pi fresco quando gli ospiti cominceranno a
mangiare. Polidoro rise nervosamente. Non ha senso aggiungere un'intossicazione alla conta dei
morti dei festeggiamenti. Una volta che sarete stati tutti al cospetto dell'imperatore, passeremo alla
presentazione dei prigionieri. Verr detta qualche parola prima che siano consegnati al boia.
Fece un mezzo giro e indic una figura all'estremit opposta dell'area recintata. Catone alz lo
sguardo e vide un uomo in tunica nera che esaminava un grosso marchingegno di legno. Un robusto
palo spuntava da un'impalcatura. Nel palo era stato praticato un foro e un cappio pendeva da un lato,
mentre i due capi erano stati legati attorno a un'asta di legno dall'altro lato. Sotto il loro sguardo, due
dei suoi assistenti spinsero uno scheletrico poveraccio in perizoma contro l'impalcatura. Mentre il
prigioniero si dibatteva debolmente, gli legarono le mani dietro al palo e gli infilarono il cappio sulla
testa. La corda si ferm all'altezza delle clavicole. Subito il boia cominci a ruotare l'asta di legno,
avvolgendo la corda ben stretta e serrando il cappio attorno al collo della vittima. Adesso che la corda
gli affondava nella carne, l'uomo cominci a dibattersi come un forsennato, agitando le spalle e
scalciando con le gambe. Ma con il collo fermo contro il palo, non poteva fare niente per salvarsi
mentre il boia ruotava l'asta sempre di pi, con i muscoli gonfi per lo sforzo. All'improvviso, il
prigioniero inarc il petto, fu scosso da un violento tremito e poi si afflosci, morto.
Che storia  questa?, domand Catone. Pensavo che i prigionieri sarebbero stati giustiziati
pubblicamente.
Solo quelli che hanno preso parte al trionfo, spieg Polidoro. Quello era solo per testare il
macchinario.
Testare?
Certo. Non possiamo permetterci di fare un pasticcio con le vere esecuzioni se la garrota
presenta dei difetti, dico bene? Perci usiamo un condannato per una prova, per assicurarci che non ci
siano inconvenienti a rovinare lo spettacolo.
Macrone schiocc la lingua. Be', questo  inammissibile, giusto?.
Il suo tono asciutto sfugg al cerimoniere che scosse la testa. Assolutamente... Ah! Ecco che
arrivano i sacerdoti.
I soldati si voltarono a guardare un corteo di figure vestite di bianco che emergeva dal tempio di
Giove e si avvicinava all'imperatore. Avendo tagliato la gola alle capre, alcuni avevano la toga e le
mani macchiate di sangue. Il capo del loro ordine li condusse sulla piattaforma e si inchin a Claudio
prima di annunciare a bassa voce il risultato dell'esame delle viscere della capra scelta per scoprire il
volere degli di. L'imperatore ascolt con attenzione e poi annu; il sacerdote arretr di qualche passo,
si volt verso il bordo della piattaforma e, sollevando adagio le braccia, richiese l'attenzione della
moltitudine radunata in basso. Il silenzio cal sulla folla mentre le facce rivolte verso l'alto guardavano
trepidanti. Il sacerdote temporeggi il pi possibile per conferire gravitas al momento e poi trasse un
profondo respiro.
Roma ha implorato l'onnipotente Giove Ottimo Massimo perch benedica le sacre cerimonie
di questo giorno. In conformit ai riti prescritti dal collegio sacerdotale del tempio di Giove, abbiamo
sacrificato una bestia sull'altare del tempio e ne abbiamo esaminato le viscere. Fece una pausa per
accrescere l'attesa dell'uditorio. Per la volont di Giove Onnipotente, gli auspici sono buoni!.
All'istante la folla proruppe in sfrenate urla di esultanza e l'imperatore offr al popolo un
grazioso cenno della mano. Catone osserv sdegnato la reazione della gente prima di mormorare
all'amico: C' mai stata un'occasione in cui gli auspici non fossero buoni?.
Macrone tir su col naso. Roma  la prediletta degli di, si capisce. O quello o gli di sono
felici di modificare le regole per potersi godere lo spettacolo di qualche altro barbaro che viene
strangolato.
Claudio lasci che l'esultanza continuasse per un po' e poi fece segno a Polidoro. Il cerimoniere
si precipit dai soldati in attesa.
Bene, tocca a noi. Mantenete ordine e tenetevi pronti a muovervi in fretta quando viene
chiamato il vostro nome. Una volta finito il vostro turno, andate dietro alla piattaforma e restate l fino
a che l'ultimo dei prigionieri non sar stato giustiziato e l'imperatore e il suo seguito avranno lasciato la
piattaforma. Dopo di che, avviatevi al palazzo il pi velocemente possibile, per prendere i vostri posti
al banchetto. Uno dei miei uomini vi accompagner al tavolo giusto. Domande? Bene. Cominciamo.
Consult la tavoletta di cera. Prefetto Catone e centurione Macrone.
Catone tir indietro le spalle e irrigid il collo, poi fece segno a Macrone e insieme marciarono
sulla piattaforma, fermandosi davanti alla pedana sul quale sedeva l'imperatore. Polidoro avanz sul
bordo della piattaforma e tir su una mano per zittire la folla. Al tempo stesso, un acuto squillo di
trombe lacer l'aria sopra la capitale. Gradualmente, la folla si fece silenziosa. Una manciata di
bambini, sopraffatti dall'eccitazione, continu ad agitare strisce di stoffa colorata dal loro punto di
osservazione sulle spalle dei padri.
Polidoro abbass la mano e si schiar la voce prima di fare un respiro profondo. Sua maest
imperiale, Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, supremo comandante delle legioni di Roma e
conquistatore della Britannia, vi invita a unirvi a lui nel rendere onore a quegli eroi che hanno servito il
senato e il popolo di Roma con incrollabile coraggio e dedizione al dovere... Vi presenta il prefetto
Quinto Licinio Catone e il centurione Lucio Cornelio Macrone, da poco tornati dalla campagna bellica
in Britannia, dove le nostre forze hanno stanato e distrutto le ultime disperate bande di druidi e i loro
sostenitori che si oppongono alla pace romana....
Catone avvert il leggero moto di disagio di Macrone e condivise lo sconcerto dell'amico per i
termini tanto ottimistici in cui veniva presentata la lotta di Roma per il controllo delle trib della
Britannia. Dopo dieci anni di duri scontri, le legioni avevano subto una sconfitta umiliante e Roma
manteneva solo a stento il territorio che controllava.
Un altro attacco da parte delle trib che continuavano a combattere Roma avrebbe potuto
distruggere le sparute forze che presidiavano l'isola, innescando una disonorevole ritirata dalla
Britannia. Se Carataco fosse riuscito a sfuggire alla cattura e avesse continuato a guidare le trib ostili a
Roma, allora Catone non dubitava che la sorte della nuova provincia sarebbe stata gi decisa.
Siamo qui oggi per celebrare la vittoria su re Carataco, il nostro pi grande nemico in
Britannia. Una vittoria resa possibile solo dall'eroismo del prefetto Catone e del centurione Macrone, la
cui audacia in battaglia ha instillato la paura nel cuore del nemico e offerto un esempio ispiratore ai
loro compagni.  grazie alla loro azione diretta che Carataco  stato sconfitto e catturato e per questo
notevole risultato vengono onorati della gratitudine di Roma e di sua maest imperiale!.
Polidoro si fece da parte con un ampio gesto del braccio e i due ufficiali si accostarono alla
pedana, inchinandosi all'imperatore. Claudio si alz dal trono sulle gambe malferme e raggiunse il
bordo della pedana, mentre due schiavi lasciavano il loro posto dietro al trono portando cuscini rossi
sui quali erano poggiate due lance d'argento. Gli schiavi si inginocchiarono a ciascun lato
dell'imperatore e offrirono gli oggetti con il capo chino, non osando incrociare il suo sguardo. Catone
vide il tremito nervoso nelle mani dell'imperatore quando le dita nodose si chiusero attorno all'asta
della prima lancia. Claudio la sollev tenendola con entrambe le mani.
Roma ti  gr-gr-grata, prefetto.
Offr la lancia e Catone avanz, alzando le braccia con i palmi verso l'alto. L'arma era pi
pesante del previsto e, da vicino, vide che l'impugnatura ornamentale era fatta d'oro. Doveva valere una
piccola fortuna, calcol.
Grazie, maest imperiale.
Claudio stava gi prendendo l'altra lancia e Catone scorse Polidoro che gli faceva segno di
allontanarsi. Senza voltarsi, Catone fece qualche passo indietro mentre Macrone veniva avanti.
Roma ti  grata, centurione, ripet Claudio in tono piatto mentre consegnava il premio e
Macrone bofonchiava qualche ringraziamento prima di tornare al suo posto accanto a Catone. Entrambi
salutarono l'imperatore e una nuova acclamazione si lev dalla folla nel Foro. Poi si voltarono per
riprendere posizione ai margini del gruppo imperiale mentre l'uomo successivo andava a ricevere la
spada che veniva portata all'imperatore perch la offrisse. Man mano che la cerimonia continuava,
Catone e Macrone esaminarono con pi attenzione i loro premi.
Davvero molto bella, disse sottovoce Macrone. Far un figurone alla parete della villa che
comprer quando andr in pensione.
Pensavo che volessi comprare una taverna, o un vigneto se i fondi te lo permettono, e passare
il resto dei tuoi giorni ubriaco.
Dovr comunque avere una casa a cui tornare, no?, gli strizz l'occhio Macrone. La tua
star benissimo in casa tua. Qualcosa da ammirare per il piccolo Lucio quando sar pi grande. Magari
ispirer il ragazzo a seguire le tue orme. Sarebbe qualcosa di cui andare fieri.
Catone non aveva mai pensato a quell'eventualit e l'idea lo colse di sorpresa. Era quella la vita
che voleva per suo figlio? Gli stenti e i pericoli del servizio lungo i confini dell'impero? Senza mai
sapere quando i barbari avrebbero attaccato e affrontando la fame e il freddo delle province
settentrionali, o il caldo e la sete dei deserti orientali? Lucio era solo un bambino ed era difficile
immaginarlo affrontare una vita simile al momento. N Catone era troppo contento all'idea di mettere a
rischio suo figlio.
Tuttavia, c'erano aspetti della vita militare che Catone apprezzava. Il cameratismo, affrontare i
pericoli e sopravvivere, mettere alla prova i limiti della propria resistenza, mentale oltre che fisica. Era
stato l'esercito a fare di lui quello che era diventato. Prima di allora, era stato un giovane studioso che
disprezzava le tristi realt della vita. Se suo padre non l'avesse fatto arruolare nelle legioni, temeva che
sarebbe diventato un piccolo funzionario al servizio dell'imperatore o, peggio ancora, al servizio di
gente come Pallante e Narciso. Uno di quei loschi individui che spiavano i nemici dei loro padroni e li
accoltellavano alla schiena quando venivano ritenuti una minaccia per la sicurezza dell'imperatore o per
lo Stato romano in generale. Il tipo di uomini che Catone e Macrone avevano a buon diritto finito per
detestare. Doveva all'esercito la sua realizzazione, riflett Catone. All'esercito e al suo amico Macrone.
Lanci un'occhiata di traverso e vide Macrone ammirare il proprio trofeo. S, se Lucio fosse venuto
fuori come Macrone, Catone ne sarebbe stato molto fiero.
Sei un uomo fortunato, Catone, disse Macrone, interrompendo il corso dei suoi pensieri.
Vorrei avere un figlio. Sul serio. Avere un ragazzo come Lucio sarebbe davvero un'ottima cosa.
Non  troppo tardi, fratello. Trovati una donna e sposala.
Pi facile a dirsi che a farsi. Le brave donne sono difficili da trovare.
Pensando a Giulia, Catone sent come rigirarsi una lama nelle viscere. S....
Macrone colse il tono sofferto nella voce dell'amico e lo guard per un momento con
preoccupazione. Ma, prima che potesse fare domande, ci fu un forte rimbombo di ruote e tutti e due si
voltarono per assistere all'arrivo del carro dei prigionieri nel recinto del tempio. Mentre l'ultimo dei
soldati premiati dall'imperatore riceveva una torque d'oro, un gruppo di pretoriani cominci a trascinare
i prigionieri gi dal carro e a spingerli verso il retro della piattaforma, dove Polidoro attendeva il
segnale. L'ultimo soldato fu acclamato dalla folla e, quando si fu ritirato a rispettosa distanza
dall'imperatore, si volt verso gli spettatori e spinse il pugno in aria.
L'esultanza prosegu in un ruggito assordante. Polidoro attese che il soldato lasciasse la parte
anteriore della piattaforma e poi rivolse la propria attenzione all'imperatore. Claudio lasci continuare
per un po' il frastuono e poi fece cenno al cerimoniere. Polidoro diede un ordine alla scorta dei
prigionieri e i pretoriani spinsero avanti Carataco e la sua famiglia. Il rumore della folla crebbe
d'intensit alla vista del nemico umiliato.
Non sono sicuro di voler assistere a questa parte della cerimonia, mormor Catone all'amico.
Perch? Se l' cercata nel momento in cui ha scelto di prendere le armi contro di noi e ha
sfidato le legioni. Lui o noi, Catone. E poi, sai dannatamente bene che a ruoli invertiti ci avrebbero
riservato una fine ben peggiore. Ricordi quei giganteschi uomini di vimini che usavano per bruciare
vivi i prigionieri? Giusto?
Me li ricordo. Catone rabbrivid a quell'immagine. Ma quelli erano i druidi, non Carataco.
Certo, lui e i suoi guerrieri si accontentavano di tagliare la testa ai nostri ragazzi per avere un
trofeo. Perci mi perdonerai se non verser lacrime per lui. Se si fosse arreso parecchi anni fa e ci
avesse risparmiato tanti spargimenti di sangue, allora forse la penserei in modo diverso.
Catone non replic allo spietato commento dell'amico. Si chiese se non avesse cominciato a fare
il sentimentale. Forse Macrone faceva bene a non provare alcun rimorso per la morte di quel nemico di
Roma, riflett. Non c'era posto per i sentimentalismi in guerra e quelli che la scatenavano e poi la
perdevano non avevano alcun diritto di aspettarsi la misericordia dei vincitori.
Con i prigionieri radunati ben visibili da quelli che gremivano il Foro, Polidoro segnal al boia
e alla sua squadra di prendere posto. Alla vista della garrota, gli schiamazzi e le urla di scherno
divennero pi intensi e sanguinari, proprio come quando la folla chiedeva il sangue dei gladiatori e dei
condannati a morte nell'arena. Era la medesima selvaggia fame di sofferenza e morte e provoc in
Catone un moto di ribrezzo per coloro che esigevano a gran voce il sangue delle vittime. Quando la
garrota fu eretta e il boia pronto, Claudio si alz in piedi e scrut il suo popolo con imperioso sdegno
mentre calava il silenzio e tutti lo guardavano trepidanti. L'imperatore spalanc le braccia e, riempitisi i
polmoni, cominci ad arringare la folla con la voce sottile e stridula per lo sforzo di farsi sentire.
 tempo di as-as-assistere alla distruzione definitiva del nostro pi grande nemico, Carataco,
re dei barbari di Britannia. A lungo ha sfidato le nostre legioni e inflitto loro n-numerose sconfitte, ma
alla fine niente pu resistere alla potenza di Roma, e al favore di Giove, Ottimo M-M-Massimo!. Si
be dell'esultanza suscitata dalle sue parole. Ma p-prima di giudicare quest'uomo, Carataco, e la sua
famiglia, ha il prigioniero qualcosa da dire ai suoi conquistatori, il se-se-senato e il popolo di Roma?.
Le parole riecheggiarono tra le svettanti basiliche, i templi e il palazzo imperiale che
circondavano il Foro mentre la folla rivolgeva lo sguardo sulla figura solitaria di Carataco, discosta
dalla sua famiglia. Il britanno non si sforzava di nascondere il proprio disprezzo per il fragile
imperatore e quelli attorno a lui. Poi i suoi occhi si posarono su Catone e i due si scambiarono un breve
sguardo prima che il re si voltasse per rivolgersi a Claudio e alla folla in egual misura.
Io sono vostro prigioniero, cos come la mia famiglia. Sta a voi decidere la nostra sorte, per
diritto di conquista. Fece una pausa prima di rivolgersi in modo pi diretto alla folla. Che questo sia
il mio testamento, dunque, prima di andare a raggiungere gli spiriti dei miei avi, i grandi re e principi
del mio popolo. Io sono Carataco, re dei Catuvellauni, la trib pi potente di tutta la Britannia... fino a
quando le legioni di Cesare non sono sbarcate sulle nostre coste. Eravamo un popolo fiero, un popolo
bellicoso, che non conosceva eguali in battaglia. Abbiamo umiliato i Trinovanti, i Cantii e gli Atrebati,
rendendoli nostri vassalli. Quando Roma ha invaso,  stato a me che tutti hanno guardato quando si 
reso necessario un capo.... Sollev le mani con i ceppi e scroll le catene.
Macrone ridacchi. Cazzo, un tipo modesto, no?.
Catone ebbe un moto di impazienza. Sta per morire, Macrone. Lascia che abbia una fine
decorosa.
Sta bene. Purch per vendetta non cerchi di annoiarci a morte. Macrone aveva gi la mente
alle gioie carnali che avrebbe cercato una volta conclusasi cerimonia e banchetto.
Carataco abbass il pugno e continu in tono marcatamente meno energico. Tre volte vi
abbiamo affrontati in battaglia - tre sconfitte - prima che la nostra capitale Camulodunum cadesse. Pur
avendo la maggioranza numerica, siamo stati sconfitti dalle vostre legioni.  vero, il soldato romano
non ha eguali a questo mondo.  meglio armato, meglio addestrato, pi disciplinato di chiunque altro.
Il legionario non ha paragoni sul campo di battaglia.
Su questo ha ragione, osserv Macrone.
Vero, convenne Catone. Ma i generali romani sono un altro paio di maniche, a volte.
Macrone grugn concorde.
Carataco fece un profondo respiro. Sconfitti sul campo di battaglia, abbiamo continuato la
lotta meglio che potevamo negli anni successivi, con qualche successo. Ma sempre con l'onore del
nostro popolo nel cuore e il desiderio di vivere liberi. Molto prima che le vostre legioni mettessero
piede sulle mie terre avevo sentito parlare della grandezza di Roma. Avevo letto delle sue bellissime
citt e della favolosa ricchezza. Perch, quando avete cos tanto, bramate le nostre povere capanne?
Prima che sceglieste di fare guerra alla Britannia, sarei venuto in questa citt come alleato invece che
come prigioniero. Ma adesso sono davanti a voi, sconfitto e umiliato. Un tempo avevo numerosi
cavalli, migliaia di seguaci e una grande ricchezza. C' da meravigliarsi che non fossi disposto a
perdere queste cose? Se  vostro desiderio regnare su tutti, ne consegue che tutti debbano accettare di
diventare vostri schiavi? Se avessi scelto di arrendermi subito allora n la mia prolungata sfida a Roma
n la vostra gloria nello sconfiggermi sarebbero degne di questo grande trionfo che celebrate oggi. 
anche vero che se la mia famiglia, e io, verremo giustiziati qui oggi, allora tutto quanto morir con noi
e il suo ricordo sbiadir nella memoria. Adesso Carataco si volt per parlare direttamente
all'imperatore. D'altro canto, se ti mostri misericordioso e ci lasci vivere, allora sar un esempio eterno
della clemenza, della grandezza e della civilt di Roma. Grande Cesare, io, Carataco, l'ultimo re dei
Catuvellauni, ti imploro di risparmiarci.
Carataco si cal lentamente sulle ginocchia, tese le braccia verso l'imperatore e chin il capo.
Claudio lo osserv con severit mentre quelli attorno a lui e la folla nel Foro aspettavano la sua
risposta, in silenzio e immobili. Gli unici suoni erano il distante brusio delle strade lontane e il
cinguettio dei rondoni che sfrecciavano nell'aria. Catone vide la mano destra di Claudio, posata sul
bracciolo imbottito del trono, contrarsi in preda a un tremito; poi il pollice cominci lentamente a
staccarsi dalle altre dita e Catone avvert un senso di nausea nel rendersi conto che la supplica non
aveva funzionato. Fu un momento brevissimo, ma gli bast per riflettere che aveva ben poco da
perdere. Sua moglie era perduta, la casa era perduta e per questo era probabile che Lucio sarebbe stato
cresciuto dal nonno. Fece un passo avanti e innalz la lancia d'argento per richiamare l'attenzione della
folla mentre gridava: Vita!.
Polidoro si volt all'istante verso il grido con aria allarmata e gran parte di quelli attorno
all'imperatore si girarono al colmo della sorpresa per vedere chi fosse l'individuo che aveva l'ardire di
opporsi all'imminente esecuzione.
Vita!, esclam di nuovo Catone, sforzando i polmoni. Vita!.
Si gir verso Macrone con aria implorante e le larghe spalle dell'amico si sollevarono in un
sospiro quando questi alz la lancia e ripet il grido.
Poi, dalla folla sottostante, si un un'altra voce. Ci fu un breve turbinio di motteggi e scherno,
ma altre voci si levarono in risposta a Catone e ben presto rivaleggiarono, e superarono le proteste di
quelli la cui sete di sangue esigeva soddisfazione.
Vita! Vita! Vita!. La cantilena si propag tra la folla e pugni furono sollevati in aria per dare
maggiore enfasi.
Polidoro si precipit dietro al trono e corse da Catone. Cosa credi di fare? Smettila!.
Catone lo ignor e us la mano libera per aggiungere urgenza al suo appello. Il funzionario di
palazzo gli afferr il braccio e lo tir gi.
Basta cos, sciocco! Smettila subito! Prima che sia troppo tardi. Basta!.
Catone si scroll di dosso la mano e poi colp con forza al diaframma Polidoro, che, senza fiato,
si pieg in due, barcollante e boccheggiante.
Non sei pi cos pieno di te, eh?, rise Macrone.
Attorno a loro, gli altri soldati decorati ghignarono rivolti a Polidoro e si unirono alla richiesta
urlata. Con il frastuono che arrivava da un lato, Claudio si guard attorno, accigliato, e Catone temette
che potesse ordinare alle guardie germaniche di ridurre al silenzio lui e gli altri. Vide invece che il
pollice dell'imperatore era tornato nella mano, infilato sotto le dita, contro il palmo e nascosto alla
vista. Poco per volta, l'imperatore si protese in avanti, poi si alz rigidamente in piedi e sollev le mani
rivolto alla folla. Ma l'esultanza continuava assordante, come il battito di un grande tamburo. Vita!
Vita! Vita!.
Catone vide il lavorio frustrato della mandibola dell'imperatore mentre i suoi sudditi ne
ignoravano il richiamo all'ordine. Alla fine, Claudio chiam Pallante e gli parl all'orecchio. Il liberto
annu e si precipit dal gruppo di soldati che portavano lunghe trombe di ottone. L'optio responsabile
fece loro segno di alzare gli strumenti e i soldati si prepararono a suonare al suo segnale. Le note acute
lacerarono il coro della folla e lo interruppero, zittendo alcuni e facendo perdere il ritmo ad altri. Poco
per volta, il Foro torn in silenzio e Pallante ordin ai trombettieri di cessare.
Claudio fece un passo avanti e guard dall'alto Carataco, che non si era mosso n aveva
mostrato segni di reazione all'appello in suo favore.
Alzati, Carataco, re dei Ca-Cat-Catuvellauni.
Il britanno si alz e l'imperatore gli prese la mano e si avvicin zoppicante al bordo della
piattaforma.
In base al mio volere, dichiaro che r-re Carataco e la sua famiglia saranno risparmiati! Il fatto
che vivranno sar testimonianza della pietosa m-misericordia di Roma. Che non si dica che il vostro
imperatore, il se-senato e il p-p-popolo di Roma non sanno riconoscere un uomo onorevole quando ne
vedono uno... Carataco vivr! Vita!.
La folla rugg la propria approvazione e ripet il grido. Macrone assest una manata sulla spalla
di Catone. Merito tuo!.
Catone annu mesto. Quello che mi preoccupa  cosa succeder poi.
Vide Polidoro boccheggiare e la sua espressione al colmo della rabbia. Era fuori di dubbio che
l'imperatore, sul punto di condannare a morte Carataco e la sua famiglia, non sarebbe stato ben disposto
nei confronti dell'uomo che ne aveva frustrato le intenzioni.
Potrebbe essere una buona idea se ti allontanassi per un po' da me, Macrone. Fino a che la cosa
non si sgonfier.
Col cazzo, ghign il centurione. Dove vai tu, vado io, amico mio. Sar come  sempre stato
da quando ti conosco.
Catone schiocc la lingua. Spero tu non debba pentirtene.
Vide che Claudio aveva sollevato la mano del britanno, come se avesse appena vinto un
incontro di pugilato nell'arena. L'imperatore aveva un largo sorriso e Catone pot solo sperare che
l'espressione non fosse solo di facciata. Per lo meno, Catone e la sua causa avevano il sostegno della
folla. Questo forse poteva mitigare l'ira dell'imperatore e dei suoi consiglieri. O cos sperava
ferventemente Catone. Se non per se stesso, allora per Macrone.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
La sala dei banchetti del palazzo imperiale era ornata da ghirlande di fiori vivaci e arazzi
raffiguranti vittorie e conquiste conseguite sotto il regno di Claudio. Catone vide divertito la sequenza
che rappresentava la visita di breve durata dell'imperatore in Britannia. C'era Claudio in armatura
completa, che guidava le truppe sulla terraferma contro le forze ostili schierate sulle scogliere in alto;
poi l'imperatore che esortava i soldati impegnati a conquistare le rive del Tamesis e infine che accettava
la resa dei re di dodici trib fuori dalle rovine fumanti della capitale di Carataco, Camulodunum. Erano
illustrazioni ben fatte, concesse Catone. Piene di colore, azione e molto dettagliate. L'unica riserva
riguardava il fatto che Claudio non era stato presente in nessuna delle prime due azioni e, con la sua
intromissione, aveva quasi causato una disastrosa sconfitta alle porte di Camulodunum. Ma la perpetua
lotta tra le pretese della verit e quelle di essere ricordati dai posteri tendeva a favorire quest'ultime, in
base all'esperienza di Catone.
All'arrivo del prefetto e del suo gruppo, molti degli altri ospiti erano gi seduti ai lunghi tavoli
che occupavano tutta la sala. In fondo, in un'enorme rientranza semicircolare, c'era l'area rialzata
destinata all'imperatore e alla sua cerchia ristretta, che avrebbero occupato con comodo. Di fronte alla
pedana, c'erano i tavoli e i divani riservati ai senatori e alle loro mogli. Pi oltre, un'ampia zona per gli
equestri e altre figure di spicco che erano state incluse nella lista degli ospiti. C'erano posti a sedere per
un migliaio di persone, in tutto, calcol Catone mentre metteva gi il figlio e stiracchiava la schiena.
Insieme a lui c'erano Macrone e il suocero, il senatore Sempronio, individuo basso, tarchiato,
dall'espressione seria e il volto segnato sotto i radi capelli bianchi, con i quali si sforzava di coprire la
pelata. Dopo il trionfo, Catone e Macrone erano tornati alla casa sul Quirinale per cambiare corazze e
tuniche militari con semplici tuniche e comodi stivali di morbida pelle. Sempronio, da quel
conservatore che era, indossava la toga con la sottile banda rossa che ne denotava il ceto aristocratico.
Lucio aveva una delle tuniche che sua madre gli aveva comprato prima che nascesse. Era un po' grande
e lo faceva sembrare un po' pi piccolo dei suoi due anni. Mentre agitava le spalle perch il lino gli
scendesse comodo sul piccolo corpo, alz lo sguardo e sorrise timidamente a Catone.
Subito i chiari occhi grigi e l'attaccatura dei capelli gli ricordarono Giulia e Catone si sent
assalire da un doloroso struggimento per sua moglie, nonostante lei l'avesse tradito e gli avesse fatto
cos male.
A quanto pare stasera potremo riempirci la pancia!, ghign Macrone, battendo le mani pelose
e sfregandosele con vigore.
Difatti, il centro dei tavoli era occupato da cestini con piccole pagnotte di pane e da vassoi con
dolci e altre raffinate leccornie, oltre a scodelle colme di frutti, alcuni dei quali Catone non riusc a
riconoscere. Brocche d'argento contenevano vino e molti ospiti sembravano gi aver bevuto
abbastanza, dal modo in cui chiacchieravano e ridevano attorno ai tavoli.
Cerca di lasciarne un po' per gli altri, Macrone.
Far del mio meglio, ma gli eroi vengono per primi. E in questo momento, noi due siamo i pi
grandi eroi di Roma. Ho intenzione di approfittarne al massimo prima che questa gente se ne
dimentichi.
Sempronio sorrise. Hai ragione, centurione. Tra un mese, la folla avr dimenticato tutto questo
e torner a litigare su quale squadra di cocchi  la migliore.
I Gialli, replic all'istante Macrone. Non c' dubbio.
Viva i Gialli!, intervenne Lucio, spingendo i minuscoli pugni in aria. Viva i Gialli!.
Ecco lo spirito giusto!. Macrone rise di cuore e arruff i capelli del bambino. Zio Macrone ti
porter alle corse non appena sarai abbastanza grande. Cio, se tuo padre  d'accordo.
Perch no?, replic Catone. Tanto vale toglierci subito il pensiero con qualche brutta
abitudine.
Macrone scosse la testa e sospir. Guastafeste.
Guasta?. Lucio sgran gli occhi interdetto. Feste?.
Gli adulti ridacchiarono ma poi l'espressione del senatore si fece di nuovo seria. Sei sicuro
della tua decisione, Catone?
S, signore. So che lo crescerai bene. Se vivr abbastanza a lungo e gli di saranno generosi
con il bottino di guerra, allora potr permettermi un'altra casa. Un posto per me e Lucio. Per adesso,
non ho altra scelta. Non posso portarlo in guerra con me.
Ma tu non andrai in guerra. Sempronio gli tocc un braccio. Catone, ormai ti considero un
figlio. Perch non venite entrambi a vivere con me?.
Catone gli rivolse un sorriso triste. Vorrei poterlo fare. Ma sono gi abbastanza tormentato dal
ricordo di Giulia. Ho bisogno di andare via da Roma.
Ma sei appena tornato.
Vero, ma non  il ritorno a casa che mi aspettavo e il dolore  ancora troppo vivo.
Sempronio riflett un momento e annu. Penso di capire. Quando devi lasciare la casa?
Entro la fine del mese. Tauro ha gi gli atti. Ho dato istruzioni ad Amatapo di mettere all'asta
quanto contiene e consegnare a te il ricavato per il futuro di Lucio. Lo stesso vale per la lancia
d'argento, una volta venduta.
Non sei tenuto a farlo. Ho denaro a sufficienza.
 il tuo denaro, signore, replic rigidamente Catone. Non accetto la carit da nessun uomo,
n per me n per mio figlio.
Lucio  pur sempre mio nipote, ribatt con dolcezza Sempronio. Sangue del mio sangue.
Catone vide il dolore nei suoi occhi e desider di non essere stato cos brusco. In realt voleva
recidere tutti i legami possibili con Giulia. Non che il senatore fosse da incolpare per il comportamento
della figlia, ma era e sarebbe sempre stato l'anello di congiunzione con lei. Cos come Lucio, confess
a se stesso.
Hai gi fatto abbastanza per Lucio, concluse Catone. E hai la mia gratitudine.
Macrone si era tenuto in disparte e adesso il suo stomaco brontol sonoramente. Sempronio
inclin la testa verso il centurione. Qualcuno ha bisogno di mangiare. Ci vediamo pi tardi?
Forse domani, signore.
I loro sguardi si incrociarono per un momento e poi il senatore annu. D'accordo, allora.
Godetevi il banchetto. E tu, Lucio, comportati bene. O non ti lasceranno mai entrare in senato.
Un brillio malizioso si accese negli occhi del bambino, che si premette contro le gambe di
Catone per protezione. Catone prov un brivido di piacere a quel gesto e accarezz affettuosamente i
capelli di Lucio mentre Sempronio si allontanava, diretto ai tavoli senatoriali.
Catone prese per mano il figlio e diede un leggero strattone. Andiamo, Lucio.
Il bambino alz subito lo sguardo su Macrone e avvolse le dita della mano libera attorno al
pollice del centurione. Macrone ghign al colmo della gioia.
Eccoci qui! Tre ragazzi pronti per una serata nella pi grande citt del mondo! Cosa potrebbe
esserci di meglio?
Almeno uno dei ragazzi finir presto la serata. E sarebbe una buona idea risparmiargli le gioie
del bere e delle donne fino a quando non sar un po' pi grande, non credi?
Giusto. Per adesso possiamo iniziarlo a questi bocconcini. Pu cimentarsi con gli altri quando
sar bello pronto. Vero, ragazzo?. Macrone gli strizz l'occhio.
Lucio cerc di ricambiare il gesto ma riusc solo a chiudere e aprire gli occhi un paio di volte
prima di annuire. Bocconcini!.
Suo padre gemette e alz gli occhi al cielo. Per gli di! Giove Ottimo Massimo, ti prego,
risparmia a mio figlio i vizi dei veterani come quelli del qui presente centurione Macrone.
Si avviarono a uno dei tavoli pi vicini all'area della sala destinata all'imperatore e, trovati dei
divani liberi, vi si distesero, con Lucio seduto a gambe incrociate in mezzo a loro.
Claudio non si fece attendere a lungo. Il suono delle trombe annunci l'arrivo del gruppo
imperiale e gli ospiti si alzarono all'istante, aspettando che l'imperatore e la sua famiglia si
accomodassero. Un corteo pi piccolo sfil oltre la pedana per andare a prendere posto accanto ai
senatori e Catone riconobbe Carataco e i suoi congiunti, scuri in volto ma calati nel ruolo mentre si
abituavano alla prospettiva di essere esiliati per sempre dalla loro patria e di passare il resto dei giorni
nella gabbia dorata di Roma. Le trombe suonarono di nuovo quando l'imperatore si serv da un piatto
sul tavolo davanti a s; a quel punto gli ospiti tornarono al proprio posto e cominciarono a mangiare.
Macrone non perse tempo e allung le mani sui rustici. Ne mise diversi su un piatto di bronzo,
che pos davanti a loro. Lucio ne mordicchi sospettoso un angolo, poi fece una smorfia e lasci
cadere il rustico sul piatto. Mentre Macrone mangiava di gusto e si versava un generoso calice di vino,
Catone masticava pensieroso la leccornia a base di maiale saltato e speziato. Guardandosi attorno, not
che tanti degli altri presenti al tavolo scoccavano occhiate di traverso a lui e a Macrone e borbottavano
sottovoce. Sembrava che si fossero guadagnati una notevole fama, come aveva detto Sempronio.
Sufficiente a fargli provare un vago senso di disagio. Dopo tutto, lui e Macrone avevano solo fatto il
proprio dovere. All'epoca non aveva in mente ricompense o fama, ma solo il freddo brivido del
pericolo, la secchezza nella gola e la pulsante paura del dolore o di una ferita che poteva menomarlo e
renderlo oggetto di piet. Fortuna aveva risparmiato Catone e il suo amico. Non era stata altrettanto
generosa con i compagni che si erano lasciati sui campi di battaglia della Britannia, maciullati e
scomposti sul terreno ghiacciato. Inoltre erano stati premiati per aver contribuito a insabbiare la
sconfitta che le legioni avevano subto per mano di quegli alleati di Carataco che non si erano inchinati
a Roma n avevano mostrato il minimo segno di volerlo fare. Era una farsa e sia lui che Macrone
facevano parte dell'inganno ai danni del popolo di Roma. Una farsa, proprio come lo era stato il suo
matrimonio. Proprio come lo erano state le dichiarazioni d'amore di Giulia. Aveva mentito quando gli
scriveva in Britannia, parlandogli del proprio amore, del fervido desiderio di vederlo tornare...
Quanta disonest. Catone chiuse gli occhi e desider trovarsi lontano da Roma e di nuovo con
l'esercito in Britannia. L per lo meno la vita era semplice e onesta. Fa' il tuo dovere, occupati dei tuoi
uomini e sconfiggi il nemico. Nei dieci anni in cui aveva servito sotto l'aquila era stata l'unica cosa che
aveva contato per lui. E gi gli mancava terribilmente.
Catone... Catone, ragazzo.
Si riscosse e torn da Macrone. Cosa c'?
Eri lontano miglia. Volevo chiederti che progetti hai.
Progetti?
Lo sai, adesso che la casa  fottuta. Catone gli aveva parlato della visita dell'esattore, ma non
del pi devastante tradimento di Giulia.
Macrone, ti dispiace? Il bambino....
Oh, giusto. Scusa. Allora, cosa farai adesso? Domanda per un altro comando?.
Catone sospir. Cos pare. Cos'altro posso fare? Magari la nostra parte nel trionfo di oggi
aprir qualche porta. Francamente, prenderei qualsiasi cosa mi offrano. Solo per tornare a quello che
conosco. E tu? Ancora deciso a bere e, ehm, l'altra cosa, fino a crollare?
Oh, s!. Macrone alz la tazza. Brindo a questo.
Bevve un lungo sorso e pos la tazza sul tavolo schioccando soddisfatto le labbra. Poi fece un
grosso sospiro e divenne pi serio. A ogni modo, per adesso andr bene. Ma sar sempre e solo un
soldato. Non c' altro per me. Perci, se ottieni un comando, tienimi un posto libero. Un bravo
centurione al tuo fianco pu sempre tornarti utile. Non uno di quei cazzoni che adesso nominano
direttamente. Oh! Scusa, Lucio. Non ascoltare quello che zio Macrone dice qualche volta, va bene?
Sarei onorato se servissi con me, Macrone. Catone si riemp una tazza e la sollev.
All'amicizia.
Ah, e questa cos'?, li interruppe una voce dall'altro lato del tavolo. Qual  il motivo di
questa piccola celebrazione, miei vecchi compagni degli anni passati?.
Voltatisi, Catone e Macrone videro che Vitellio li stava osservando. Aveva cambiato la toga da
senatore con una tunica di seta rossa, con ricami di foglie d'oro. I capelli erano acconciati ad arte in
riccioli oliati. Poteva essere considerato attraente, se non fosse stato per la fredda espressione
calcolatrice sul volto. Se non vi dispiace, mi unisco a voi.
Fece un sorriso tirato mentre occupava uno spazio tra due commensali di fronte.
In realt, signore, ci dispiace, replic Macrone.
Vitellio non ebbe alcuna reazione al commento e si rifiut di incrociare lo sguardo del
centurione. Si concentr invece sul bambino, a cui rivolse un amichevole saluto con la mano e una
strizzatina d'occhi. E chi sarebbe questo bel giovanotto?.
Catone digrign i denti. Mio figlio.
Tuo figlio?. Ci fu un'impercettibile enfasi sulla prima parola e Catone si sforz di non
trasalire n di mostrare alcuna reazione.
Proprio cos. Lucio Licinio.
Nessun cognomen?
Devo ancora conoscerlo bene per deciderne uno. Come ho detto,  mio figlio e perci non ti
riguarda.
Catone si spost leggermente, voltando le spalle all'intruso, come per continuare una
conversazione con Macrone.
Davvero un bel bambino. Sono sicuro che ne verr fuori un giovane altrettanto notevole, a
prescindere da chi sia il padre.
Stavolta Catone non pot fare a meno di girarsi di nuovo verso il senatore. In che senso?
Nel senso che suo padre  un famoso guerriero e suo nonno uno stimato senatore ma, anche
mettendo in conto questo, sono certo che sapr lasciare il proprio segno all'interno della societ
romana. Come suo padre prima di lui.
Vitellio continu a sorridere mentre aspettava eventuali reazioni alle provocatorie insinuazioni.
Catone dovette fare appello a tutta la forza di volont che aveva per mantenere un tono neutro mentre
replicava.
Non ho alcun dubbio circa il potenziale di Lucio, sotto la mia guida. E quella del mio amico, il
centurione Macrone.
Vitellio riserv a Macrone un breve cenno del capo. Quindi avr i modi di un attaccabrighe,
con il cervello e la sensibilit di un filosofo. Gli auguro buona fortuna. Ne avr bisogno.
Catone ne ebbe abbastanza. Si gir verso il senatore. Ti sei divertito. Adesso, se hai qualcosa
da dirci, fallo. Altrimenti ti sarei grato se ti levassi dal cazzo e tornassi nella fogna da cui sei uscito.
Macrone toss. Catone, il bambino... Modera il linguaggio.
Lucio lanci occhiate incuriosite a entrambi. Catone prese un dolcetto e lo mise nelle mani del
figlio. Ecco, prova questo, Lucio.
Il bambino si diede da fare con entusiasmo, leccando la glassa al miele prima di affondare i
dentini bianco perla. Mentre Lucio era impegnato a mangiare, Catone continu a rivolgersi a Vitellio.
Di' quello che devi. Poi vattene.
Cos va meglio. Non c' bisogno di adottare il tono della Suburra quando parli con me, mio
caro prefetto. Temo che tu abbia passato troppo tempo in compagnia della soldataglia comune e perso
quel po' di raffinatezza che avevi acquisito essendo cresciuto nel palazzo imperiale. Vitellio si esporse
in avanti e, preso un calice vuoto, lo tese. Versami del vino, se non ti dispiace, centurione Macrone.
Macrone serr la mascella e fece come gli era stato detto, riempiendo la coppa fino all'orlo
prima di spostare il beccuccio quel tanto che bastava per continuare a versare l'acquoso liquido rosso
sulla mano del senatore e sulla lunga manica della sua tunica.
Che cazzo credi di fare, imbranato d'un bastardo?. Vitellio tir indietro la mano, versando un
po' di vino dalla coppa. Guard rabbioso Macrone.
Questi si finse scioccato. Signore, per favore, non siamo mica nella Suburra.
Catone non pot fare a meno di ridere e Macrone lo imit. Poi Lucio si mise a ridacchiare senza
capire.
Vitellio strinse le labbra per un momento, poi, ritrovata la patina di compostezza, sollev la
coppa. Bella trovata, centurione. Spero che mostrerai altrettanta presenza di spirito nei duri giorni a
venire. Stavo per fare un brindisi e mi farebbe piacere se vi uniste a me. Allora, amici miei, beviamo
all'imminente campagna. Morte al nemico e vittoria e onore ai soldati di Roma.
Catone e Macrone si scambiarono un'occhiata perplessa, dopo di che Macrone inclin
leggermente la testa brizzolata. Come hai detto?
Ah, a quanto pare non siete ancora stati informati. Allora consentitemi di essere il latore di
buone notizie. Notizie che rallegreranno senz'altro il cuore di veri soldati come voi. Vitellio si port la
coppa alle labbra e bevve un sorso senza fretta. Scommetto che una volta tornati a casa, troverete i
vostri ordini ad aspettarvi.
Ordini?. Catone era interdetto. Quali ordini?
Sia tu che il centurione Macrone siete stati assegnati alla colonna che sar inviata nella Spagna
Tarragonese per reprimere la rivolta scoppiata laggi. Il convoglio con l'avanguardia  gi salpato. Il
resto degli uomini arriver prima della fine del mese. Gran parte dei miei ufficiali anziani partir con
me per raggiungere le prime unit. Nel numero siete compresi anche voi due.
Stronzate, replic Macrone. Siamo appena tornati dalla Britannia. Deve essere una specie di
scherzo. E anche di merda.
L'espressione di Vitellio si fece seria. Non  affatto uno scherzo, te lo garantisco.
Ci fu un momento di silenzio prima che Catone parlasse di nuovo. Perch noi?
Mi  stato detto che potevo scegliere tra gli ufficiali disponibili. Naturalmente ho scelto i
migliori. Dopo tutto, avete dimostrato il vostro valore a Roma in svariate occasioni. Non ultima la
cattura di Carataco, un risultato notevole.  stato facile convincere l'imperatore che sarebbe stato
opportuno avervi al servizio del mio nuovo comando. Avete ottimi stati di servizio e sono sicuro che
contribuir a sollevare il morale degli uomini sapere che due ufficiali cos decorati combatteranno al
loro fianco.
Capisco. Catone sent prudere la cicatrice sulla faccia e si gratt piano. E il vero motivo per
cui hai scelto noi?
Vero motivo? Perch sei cos sospettoso, Catone? Pensi che ti serbi ancora rancore?
Tu forse no, ma io s, per tutte le volte in cui hai cercato di fare ammazzare me e Macrone.
Quello  stato anni fa. Adesso la situazione  diversa. Ho priorit diverse.
Senza dubbio. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire.
Non sono uno scorpione delle favole di Esopo, Catone. Sono un senatore e se c' una lezione
che ho imparato dalla politica  che i rancori sono un lusso. Non ho bisogno di danneggiarti. Non per il
momento, almeno. Alz di nuovo la coppa. Sar proprio come ai vecchi tempi, e un onore servire di
nuovo con voi. Perci brindiamo ai compagni d'armi, eh?.
I due ufficiali all'altro lato del tavolo si limitarono a guardarlo, senza reagire.
Vitellio fece spallucce, pos la tazza e si tir su a sedere. Come volete. Adesso devo lasciarvi.
Ho ancora qualcuno con cui parlare prima di dedicarmi agli ultimi preparativi della campagna. La
prima delle coorti pretoriane  gi salpata. Il resto della mia armata  pronta a raggiungerli.
Assicuratevi di essere a Ostia domani. Salpiamo alle prime luci del giorno dopo. Vitellio si gir e
sorrise al figlio di Catone. Vale, piccolo Lucio. Spero di rivederti un giorno. Non vedo l'ora di
conoscerti un po' meglio.
Lucio lo salut con la mano. Poi Vitellio si alz dal divano. A domani. Godetevi il banchetto.
...
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...
CAPITOLO 11.
...
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...
Tarraco, capitale della provincia della Spagna Tarragonese.
La citt di Tarraco si crogiolava alla vivida luce del sole quando la nave da guerra super il
frangiflutti ed entr nel porto. Le pi lente navi mercantili, con a bordo il resto del comando di Vitellio,
non sarebbero arrivate prima di qualche giorno. Catone stava con Macrone sul ponte di prua e
ammirava la vista. Era la prima volta per entrambi in Spagna e l'innata curiosit di Catone era
elettrizzata all'idea di scoprire quel nuovo angolo dell'impero. Il porto era pieno di navi: le fiancate
tondeggianti di quelle da carico occupavano gran parte della banchina, e accanto erano ormeggiate altre
imbarcazioni, in file di tre o di quattro, collegate alla terraferma tramite passerelle. Squadre di operai
erano al lavoro sulle imbarcazioni, impegnate nelle operazioni di carico e scarico, tanti piegati sotto il
peso delle anfore di pregiato olio di oliva che sarebbe stato inviato in Italia e nelle province orientali.
Nel frattempo, frutta, stoffe, gioielli e profumi venivano importati da Egitto e Siria. All'estremit
opposta della banchina, c'era il modesto porto e le rimesse per le barche usate dal piccolo squadrone di
marina che operava fuori da Tarraco. La manciata di vecchie biremi era stata ammucchiata da una parte
per far spazio alle pi grandi navi da guerra e da trasporto truppe arrivate di recente da Ostia.
Al di l dei magazzini, delle taverne e degli affollati bassifondi del porto, mura circondavano la
citt originaria e, pi oltre ancora, si ergeva la grigia massa di colline che si estendevano nell'entroterra
della provincia. Tarraco, la pi grande citt di tutta la Spagna, era divisa in quartieri inferiori e
superiori. Questi ultimi ospitavano il tempio del culto imperiale, che dominava il cuore della citt, con
enormi colonne che svettavano sul caos di tetti e sostenevano il frontone, sul quale un bassorilievo
raffigurava Roma che incoronava una figura in toga, Claudio, e davanti a lui Caligola e Tiberio.
Attorno al tempio si affollavano altre grandi costruzioni, compreso il foro principale e il palazzo del
governatore provinciale.
A breve distanza dalla citt si vedevano un basso terrapieno e una palizzata che racchiudevano
le ordinate file di tende in pelle di capra erette dalla coorte pretoriana arrivata qualche giorno prima.
Catone e Macrone osservarono il campo con interesse professionale, valutando la qualit degli uomini
al cui fianco avrebbero combattuto nell'imminente campagna.
Niente male, ammise Macrone. Ma, d'altro canto, te l'aspetti che i pretoriani mettano su un
bello spettacolo. Fanno ben poco a parte allenarsi e darsi delle arie con la gente.
Catone annu nel rievocare il periodo in cui lui e Macrone avevano prestato servizio con la
guardia, per un'operazione sotto copertura orchestrata da Narciso. I pretoriani si credevano i corpi scelti
dell'esercito romano, a cui era affidata la protezione dell'imperatore e della sua famiglia. Un ex
comandante dei pretoriani aveva rivestito un ruolo chiave nell'assassinio del precedente imperatore e,
sin da allora, Claudio si era premurato di viziare gli uomini delle dodici coorti. Un po' d'argento era un
ottimo mezzo per comprare la loro lealt, riflett Catone. E con un sacco di argento, quella lealt
raggiungeva punte di fanatismo.
Sono bravi a combattere. L'abbiamo visto all'inizio in Britannia.
Vero, ammise Macrone a malincuore. Ma oserei dire che si sono rammolliti negli anni a
seguire. Troppa bella vita e poche dure marce e combattimenti guastano anche i soldati migliori. Si
gir e appoggi i gomiti alla battagliola di legno del ponte mentre guardava a poppa, dove Vitellio e i
suoi compagni si dividevano un otre di vino e conversavano bonariamente. Come fanno gli uomini alla
felice conclusione di un viaggio per mare. Per fortuna il tempo era stato abbastanza clemente con i
passeggeri della trireme e negli otto giorni impiegati per raggiungere Tarraco c'era stata solo una
leggera burrasca. Il beccheggiare della nave aveva fatto venire il mal di mare a Catone, che aveva
passato diverse ore aggrappato alla balaustra della nave, insieme agli altri marinai inesperti, a vomitare
oltre la murata fino a che nello stomaco non gli era rimasta che la bile. Macrone, invece, aveva rivolto
la faccia alla forte brezza salmastra e l'esperienza l'aveva tonificato. Non aveva ignorato le sofferenze
dell'amico ma sapeva che non c'era niente da fare e aveva lasciato Catone alle prese con la nausea fino
a che il mare non era tornato calmo.
L'infelicit di Catone era accresciuta dall'essere confinato sulla stessa nave con Vitellio. Non si
fidava delle parole dell'uomo che asseriva di aver scelto lui e Macrone sulla base delle loro doti di
combattenti. Uno come Vitellio era sempre intento a pianificare il passo successivo del proprio
cammino verso il potere.
Catone distolse lo sguardo dalla citt e segu la direzione di quello di Macrone. Non posso dire
di essere tranquillo all'idea di servire di nuovo col nostro amico Vitellio.
Neanche io. Macrone risucchi aria tra i denti.  un viscido bastardo e ce l'ha con noi. Sar
meglio guardarsi le spalle. Almeno stavolta non dovremo preoccuparci troppo del nemico. Il branco di
banditi che scorrazzano sulle colline non andr molto lontano una volta che ci presentiamo con i nostri
amici pretoriani. Ho idea che stiamo usando un dannato martello per rompere una noce.
Spero che tu abbia ragione..., riflett Catone. Poi sorrise tra s. Pensava sempre al peggio,
nonostante si ritenesse pi epicureo che stoico. Catone decise di mostrarsi pi ottimista. No, sono
certo che tu abbia ragione. La Spagna  stata in pace per quasi cento anni. Una volta raggiunta Asturica
Augusta e mostrato i muscoli, Iskerbeles e i suoi seguaci capiranno che la pacchia  finita. Oserei dire
che Vitellio sar felice di dare alle fiamme abbastanza villaggi da persuadere i locali a consegnare i
capibanda. Finir prima dell'inverno. Catone si schiar la voce. La domanda : cosa facciamo dopo?
Non mi va di essere un elemento fisso nella guardia pretoriana. Anche con le elargizioni da palazzo, ci
vorranno parecchi anni prima di mettere insieme denaro sufficiente a comprare un'altra casa. Grazie a
Giulia.
Macrone lo guard preoccupato. Brutto affare. La ritenevo troppo ragionevole per cacciarsi in
un debito del genere. Ma ormai non c' pi niente da fare. Quel Tauro  uguale a tutti gli altri usurai.
Un branco di squali che vivono alle spalle di noi altri. Ma hai ragione riguardo al servizio nella guardia.
Dobbiamo andarcene da Roma. Trovare un posto dove il nemico  pronto alla lotta e carico di oro,
argento e tutto quello che vale la pena saccheggiare.  quello il mio tipo di nemico, concluse.
Con un ultimo colpo di remi, la trireme si avvicin alle altre navi da guerra. Il capitano url
l'ordine di rimettere i remi in barca e le lunghe aste gocciolanti si sollevarono dal mare e tornarono
sbatacchiando a bordo. Il timoniere calcol con cura la distanza dal successivo raggruppamento di navi
da guerra e, mentre la trireme perdeva velocit, manovr gradualmente il remo di governo facendo
virare la nave a breve distanza da un'altra trireme. Un manipolo di marinai era gi pronto a prendere le
gomene lanciate attraverso lo spazio vuoto e ben presto l'imbarcazione fu ormeggiata e una passerella
sganciata sulla terraferma.
Un marinaio sal sul ponte di prua e salut Catone. Gli omaggi del legato, signore. Gli ufficiali
devono raggiungerlo immediatamente e recarsi al palazzo del governatore.
Molto bene, annu Catone e l'uomo ridiscese la scaletta.
Non si perde tempo, dunque, riflett Macrone. Bene. Prima la finiamo, meglio sar.
Malgrado il familiare ritmo della vita nelle strade della capitale provinciale, l'atmosfera nel
palazzo del governatore era notevolmente tesa, dall'istante in cui Vitellio e il suo gruppo entrarono
nella sala principale. Non c'era da stupirsi, pens Catone. Erano passati quasi tre mesi dallo scoppio
della rivolta. Una fitta folla di mercanti e dignitari locali stavano chiedendo udienza a Publio Ballino e
un manipolo di impiegati erano impegnati a trattenerli mentre altri prendevano nota dei loro nomi e del
motivo per cui desideravano rivolgersi al governatore. Le grida rimbombavano tra le pareti e il soffitto
e Vitellio fu costretto a urlare al di sopra del frastuono per presentarsi all'impiegato pi vicino.
Legato Aulo Vitellio. Appena giunto da Roma. Devo vedere immediatamente il governatore.
L'impiegato apparve sollevato e annu. Se vuoi seguirmi, signore.
Quelli pi vicini a Vitellio si voltarono verso di lui e uno fece per bloccargli la strada. Da
Roma, signore? Sei venuto a occuparti dei ribelli?.
Ne accorsero altri a frotte, alcuni con aria speranzosa, altri che pretendevano un'azione
immediata, e Vitellio si schiar la voce e alz le mani.
Signori! Signori, un momento di calma, per favore. Aspett che la folla si acquietasse e lo
guardasse trepidante. Roma ha appreso dei vostri problemi e l'imperatore ha deciso di fare tutto
quanto in suo potere per schiacciare la rivolta e ristabilire la pace. Ecco perch ha mandato me, Aulo
Vitellio, a eseguire i suoi ordini. Posso garantire a tutti voi che ho l'esperienza necessaria e uomini
sufficienti per stanare e distruggere Iskerbeles e la sua marmaglia. Potete stare tranquilli al riguardo, vi
do la mia parola. Adesso, se permettete, fate largo e lasciatemi passare.
Mentre la folla cominciava ad assalire il legato con altre domande e richieste, Macrone si
rivolse a Catone con aria ironica.  bello sapere che l'uomo migliore dell'imperatore  sul caso. Mi
sento gi molto pi sicuro.
Catone stava scrutando le espressioni ansiose delle persone attorno a loro. Se le cose stanno
cos a Tarraco, lontano dalla rivolta, allora credo che la situazione sia peggiore di quanto ci abbiano
fatto credere.
Stronzate. Sai come sono i civili. Un accenno di crisi e si mettono a sbattere le ali peggio di un
pollo senza testa.
Vitellio fendette la folla mentre seguiva l'impiegato verso un corridoio che si apriva su un lato
della sala. Due ausiliari erano a guardia dell'entrata del corridoio e sollevarono lance e scudi quando la
gente si rivers in quella direzione.
L'impiegato e gli ufficiali romani entrarono nel corridoio e le guardie serrarono i ranghi dietro
di loro, respingendo i locali. Mentre seguiva gli altri, Catone lanci occhiate alle porte aperte su
ciascun lato e si accorse che gran parte degli impiegati al lavoro dietro le scrivanie sembravano
indifferenti. Alcuni, certo, avevano l'aria agitata, e altri correvano di stanza in stanza con tavolette
incerate strette tra le mani. In fondo al corridoio c'era un imponente arco con un paio di grandi porte di
quercia chiodate. L'impiegato fece segno a uno schiavo che si precipit ad aprirle e si mise da un lato
con il capo chino, mentre gli ufficiali romani con i pettorali e gli elmi luccicanti gli passavano accanto
veloci.
Oltre c'era un'anticamera con altri due impiegati chini sulle scrivanie, traboccanti di tavolette di
cera e rotoli di varie dimensioni. I due balzarono in piedi e si inchinarono non appena videro gli
ufficiali.
Legato Aulo Vitellio da Roma, annunci l'accompagnatore degli ufficiali. Chiede udienza al
governatore.
Il pi vecchio dei due impiegati chin la testa calva e buss alla porta tra le due scrivanie. Una
voce attutita rispose dalla stanza al di l. Avanti!.
L'impiegato apr la porta e annunci i nuovi arrivati mentre Vitellio dava segni di impazienza.
Falli entrare.
L'impiegato si fece da parte e indic rispettosamente l'ingresso dell'ufficio del governatore.
Vitellio varc la soglia, seguito dai suoi ufficiali, dieci uomini in armatura e stivali militari che
produssero un sonoro scalpiccio sul pavimento di piastrelle e nella spaziosa stanza in cui si trovavano
Publio Ballino e i suoi consiglieri. Il governatore era seduto su una grande sedia imbottita e i compagni
pi vicini occupavano comodi sgabelli disposti ad arco attorno a lui. Tutti avevano rinunciato alla toga,
a favore di tuniche pi comode, indice della seriet della discussione in atto prima dell'arrivo del legato
e dei suoi uomini. I civili si alzarono e Ballino venne avanti per stringere l'avambraccio di Vitellio.
Ave. Non so dirti quanto sia contento - di quanto lo siamo tutti - di vederti.
Vitellio sorrise cortese. Come lo siamo noi di essere approdati sani e salvi. Sia ringraziato
Nettuno.
Certo. Vieni, legato, accomodati. Tu e tutti i tuoi ufficiali. Ballino indic gli sgabelli liberi
lungo le pareti a ciascun lato e i consiglieri del governatore si spostarono per fare loro spazio. Il
governatore torn al suo posto prima che gli sovvenisse di mostrare un po' di ospitalit.
Chiedo venia, faccio portare a te e ai tuoi uomini qualcosa da bere?
Grazie, ma no. Abbiamo avuto liquidi pi che a sufficienza nei giorni scorsi.
Il commento allegger l'atmosfera e gran parte dei presenti sorrisero. Catone vide gli occhi del
governatore guizzare da un ospite all'altro, poi anche Ballino sorrise. Un uomo che seguiva l'umore
corrente invece di starne al di sopra, riflett Catone.
Il tuo arrivo  pi che tempestivo, legato. Stavamo proprio discutendo di come meglio
impiegare i rinforzi.
Oh?. Vitellio inarc un sopracciglio. Davvero? Ed esattamente cosa avevate in mente per
me e per gli uomini sotto il mio comando?
 ovvio, dovete recarvi ad Asturica all'istante e schiacciare il cuore della rivolta. Crocifiggere
ogni ribelle che prendete vivo, cos che nessuno dimentichi il terribile prezzo da pagare per chi sfida
Roma.
I consiglieri annuirono con vigore.
Capisco. All'istante, dici. Io, i miei compagni qui presenti e la coorte di pretoriani, l'unica unit
che ho attualmente sotto mano. Contro quanti uomini? Sapete su quanti uomini pu contare
Iskerbeles?.
Ballino rimase a fissarlo con aria assente per un momento e poi rispose con arroganza:
Qualche migliaio, forse pi, ma di certo non all'altezza di soldati addestrati.
Vitellio si gratt il naso. L'ultimo rapporto che ho ricevuto, prima di lasciare Roma, riferiva
che Iskerbeles pu contare su oltre cinquemila lance, e il numero cresce di continuo. Oserei dire che
sar ancora pi forte quando ci metteremo in marcia per Asturica Augusta. Mio caro governatore, mi
stai invitando al disastro. Inoltre, non far alcuna mossa diretta contro il nemico fino a quando tutte le
mie forze non saranno sbarcate, non saremo adeguatamente approvvigionati, equipaggiati e pronti per
la campagna.
E questo quando sar?, pretese di sapere uno dei consiglieri, un uomo scuro di carnagione,
grasso e dai folti capelli ricci. Siamo gi soffrendo abbastanza per come stanno le cose.  vostro
dovere andare a stroncare quei ribelli. Ecco perch paghiamo le tasse.
Vitellio gli si rivolse con disinvoltura. Spiacente, ma non siamo stati presentati.
L'uomo lo guard torvo e poi sbuff spazientito. Gaio Gleco, capo della corporazione dei
mercanti di olive.
Allora, Gleco, come forse saprai, un legato ha l'autorit di requisire tutte le scorte necessarie
nel suo teatro delle operazioni. Inoltre, ha il mandato di costringere i cittadini a servire sotto di lui per
tutta la durata dei suoi poteri straordinari. Ora, se mai ti dovessi rivolgere di nuovo a me con questo
tono, requisir tutto ci che possiedi, fino all'ultima cosa, poi ti arruoler nei ranghi della mia coorte e
far in modo che tu venga piazzato in prima linea quando affrontiamo il nemico. Allo scopo di
soddisfare la tua voglia di vedere i ribelli sconfitti. Che te ne pare?.
Gleco impallid, si strinse nelle spalle e abbass lo sguardo sui propri sandali. Macrone non
pot trattenere un leggero sorriso al disagio del civile e una riluttante ammirazione per la disinvolta
maniera con cui Vitellio aveva stroncato l'alterigia dell'uomo.
In risposta alla richiesta dell'amico Gleco, prevedo che il resto dei miei uomini mi raggiunger
entro i prossimi cinque giorni. Dovremmo essere pronti a marciare nel giro di dieci giorni.
Il governatore si protese in avanti per rivolgersi al legato. Potrebbe essere un po' troppo tardi.
Dati i recenti rapporti dalla zona interessata. Fece un cenno a un uomo snello seduto in fondo alla fila
dei consiglieri e Catone vide che era coperto di polvere e sporcizia. L'uomo si riscosse con aria stanca e
si alz in piedi. Ballino lo indic.
Questo  Gaio Getello Cimbro. Uno dei magistrati urbani di Lancia, citt provinciale a
neanche trenta miglia da Asturica Augusta.  fuggito da Lancia dieci giorni fa.
Fuggito?, mormor uno degli ufficiali.
Parla, Cimbro. Di' al legato e questi ufficiali quello che hai detto a noi prima.
Cimbro trasse un profondo respiro mentre raccoglieva le idee e si gir verso Vitellio e i suoi
ufficiali. Parl con un pronunciato accento che ne trad all'istante le origini. Era uno di quelli nati nelle
trib locali che si erano fatti strada nell'amministrazione romana. I ribelli hanno preso Asturica due
giorni prima che io me ne andassi. I sopravvissuti della guarnigione hanno preceduto di poco i guerrieri
che li inseguivano. Hanno raccontato cosa  successo. Il capo del senato locale si era vantato del fatto
che avrebbe condotto lui stesso la milizia sulle montagne e riportato Iskerbeles in catene, o comunque
la sua testa. Il senato pensava che i ribelli non costituissero una minaccia e per proteggere Asturica non
sono state prese precauzioni aggiuntive. I sopravvissuti affermano che le guardie del turno di notte alle
porte principali erano ubriache e sono state sopraffatte all'istante. Con le porte aperte, i ribelli sono
entrati in massa, hanno cominciato a massacrare la guarnigione e tutti i cittadini o i funzionari romani
legati alla gestione della citt.
Vitellio si schiar la voce. Asturica  nelle loro mani? Ne sei certo?
Sto solo riferendo quanto mi  stato detto, signore. Se i ribelli siano ancora l o meno,  un
mistero. Ma la citt  caduta per mano di Iskerbeles.
Capisco. E questo cos'ha a che fare con la fuga a cui hai accennato?.
Cimbro si gratt la guancia con fare inquieto. La mattina dopo che i sopravvissuti di Asturica
ci hanno raggiunti, i ribelli hanno circondato Lancia. Sono stato mandato a dare l'allarme e richiedere
che venissero inviate forze in soccorso alla citt. Avevo una scorta di sei uomini, a cavallo. Siamo
partiti col favore della notte ma ci siamo imbattuti in una pattuglia. Io e un altro siamo stati i soli a
farcela.
E adesso Lancia  sotto assedio?
Credo di s, signore. I ribelli si stavano accampando fuori dalle mura quella sera.
Catone si protese in modo che Cimbro potesse vederlo bene. Lancia  in grado di resistere a un
assedio? Le difese sono sufficienti?.
Cimbro riflett brevemente prima di rispondere. Lancia ha buone mura e non saremo colti di
sorpresa, com' stato per Asturica.
E la guarnigione? Quanti uomini in grado di combattere pu mettere insieme la citt?
C' solo la milizia, signore. E un centinaio di ragazzi tra i giovani cadetti. Cinquecento in tutto,
direi.
Capite?, intervenne Ballino. Abbiamo perso una citt e adesso una seconda  in pericolo, o
magari  gi caduta. Dobbiamo agire. Subito. Devi condurre i tuoi uomini contro i ribelli
immediatamente, legato.
Vitellio non pot nascondere la preoccupazione suscitata da quelle notizie. Ho bisogno di
tempo per pensare. Per pianificare.
Non abbiamo tempo, ribatt Ballino. Non conosci ancora il peggio.
Altre cattive notizie?, borbott Macrone. Non ha affatto l'aria della passeggiata che ci
avevano prospettato.
Il governatore serr le mani paffute. C' una miniera imperiale, Argentium, a venti miglia da
Lancia, sulle colline. La pi grande della regione.  il punto di raccolta dell'argento di tutte le miniere
circostanti.  in questo periodo dell'anno che il convoglio dei lingotti viene assemblato e spedito a
Tarraco. Se i ribelli prendono la miniera, e il convoglio, allora non ci sar niente per il tesoro
provinciale e niente da mandare a Roma. La provincia, e l'imperatore, dipendono dall'argento per
pagare le truppe, qui e a Roma. Se viene a mancare....
Non ebbe bisogno di finire il ragionamento. Il pericolo era evidente. I soldati privati della paga
erano inclini a protestare. Peggio ancora, erano inclini a cercarsi nuovi padroni paganti. Soprattutto
nella capitale, dove la lealt delle coorti pretoriane poteva essere comprata da chiunque possedesse
fondi sufficienti. C'erano anche altre minacce, si rese conto Catone. Con una fortuna simile per le mani,
Iskerbeles poteva chiamare ancora pi uomini a sostegno della causa. La rivolta si sarebbe propagata
rapidamente, dalla Spagna Tarragonese alle vicine province della Betica e Lusitania. Se fosse accaduto
ci, Vitellio e le sue forze sarebbero stati travolti e sarebbe stato necessario un vasto esercito per
sconfiggere i ribelli e ristabilire l'ordine. Il problema era che l'esercito romano era tutto stanziato lungo
i confini dell'impero. Concentrare abbastanza truppe per pacificare la Spagna significava allontanarle
dai confini. I nemici di Roma avrebbero senz'altro approfittato di quel momento di debolezza. Per
quanto grande, e letale in azione, in realt l'azione dell'esercito romano all'interno dell'impero
dipendeva da un delicato equilibrio di risorse. Soprattutto con il conflitto in atto in Britannia, che
continuava a prosciugare le riserve. Catone cap tutto questo in un momento.
Non possiamo lasciare che la miniera e il suo tesoro cadano nelle mani dei ribelli, prosegu
Ballino. Se succede, allora ne risponderemo con le nostre teste.
Vitellio lo fiss. Le nostre teste?
Certo. Questa  la mia provincia. Che io sar ritenuto responsabile  un dato di fatto. Ma puoi
stare certo che il comandante della forza mandata a reprimere la rivolta sar ritenuto altrettanto
responsabile, se avr voce in capitolo.
Ah, capisco. Questo si chiama ricatto, Ballino. Un brutto tentativo di ricatto, direi.
Niente affatto, legato. Sto semplicemente sottolineando i risvolti politici della questione. Il
governatore si mise comodo sulla sedia e incroci le mani. Penso che sarebbe saggio se
collaborassimo per distruggere Iskerbeles.  nell'interesse di entrambi farlo.
Vitellio serr con forza le labbra mentre controllava la rabbia e raccoglieva le idee. Cosa
vorresti che facessi? Che mandassi i miei uomini al massacro? Non posso fare niente fino a quando
tutti i miei uomini non saranno qui.
La strategia  il tuo ambito, mio caro Vitellio. Io sono solo un politico.
Vitellio scosse la testa e lo schern. Codardo.
Cal un silenzio teso sulla sala udienze, interrotto da un leggero colpo di tosse di Catone.
Vitellio si volt a guardarlo.
Hai qualche proposta, prefetto Catone?
S, signore.
Perch la cosa non mi sorprende?, sospir Vitellio. Sputa il rospo, allora.
Catone domin l'irritazione e mise ordine tra i suoi pensieri. Se Iskerbeles prende la miniera, ci
saranno ripercussioni in tutto l'impero. Dunque non possiamo rimandare il tentativo di fermarlo. Tutte
le forze che abbiamo a disposizione vanno mandate a mettere in sicurezza l'argento. Si rivolse a
Cimbro. Conosci la miniera?.
L'uomo annu. Ci sono stato qualche volta. Ho il contratto del grano destinato agli schiavi.
Bene, allora dimmi, sono presenti fortificazioni? Suppongo debbano esserci delle mura per
tenere gli schiavi dentro.
C' un comprensorio degli schiavi, sulla cengia sopra alla miniera, e la miniera stessa  ai piedi
delle falesie, con un fiume alle spalle e un muro a un'estremit.
Quanti schiavi ci sono?.
Cimbro fece una rapida stima. Circa tremila.
E quante guardie?
Duecento, forse. C' una centuria di truppe ausiliarie, il resto sono sorveglianti. Se la scorta del
convoglio  arrivata, allora significa che sar presente un'altra centuria.
Catone annu. Abbastanza uomini per difendere il posto, per adesso. Almeno per scoraggiare
eventuali pattuglie di ribelli. Ma non abbastanza per resistere a un attacco deciso.
Che sicuramente tenteranno, intervenne Vitellio. Non appena verr loro in mente di
concentrarsi sull'argento. Sempre che non abbiano gi preso la miniera.
Sempre che sappiano dei lingotti, signore. Catone si rivolse al governatore. Immagino che
l'esistenza di un convoglio di lingotti non sia stata resa pubblica.
Ballino tir su col naso. Non credo proprio. Il minimo accenno e puoi stare certo che
nell'istante in cui lasciano la miniera avrebbero addosso ogni banda di briganti sulle montagne. I
lingotti sono messi sul fondo di carri e nascosti sotto sacchi di grano e anfore di olio d'oliva. Cos
sembra un comune distaccamento militare in marcia e non attira attenzioni indesiderate lungo il
tragitto.
Giusto, cos  probabile che Iskerbeles non sappia ancora dell'argento. Catone si ferm nel
considerare un altro particolare. Gli schiavi alla miniera. Immagino ci sia costante bisogno di
rimpiazzi. Da dove vengono?.
Cimbro fece spallucce. Molti vengono portati da terzisti provenienti da Gigia, prigionieri presi
dalla campagna in Britannia. Poi ci sono quelli della trib degli Asturi, venduti come schiavi in quanto
debitori insolventi. Parecchi di questi, ultimamente.  la gente di Iskerbeles.  uno dei motivi per cui la
zona era pronta alla rivolta. Grazie a questi usurai succhiasangue che agiscono per conto dei loro
padroni nel senato romano.... Cimbro sgran gli occhi e guard preoccupato il governatore. Senza
offesa, signore.  solo che gli uomini del senatore Anneo sono andati in giro a riscuotere debiti negli
ultimi mesi e hanno pignorato numerosi villaggi.  questo che ha innescato la rivolta.
Questa non  una scusa, sbott Ballino. I locali dovevano sapere in cosa si stavano
cacciando quando hanno contratto i prestiti.
Catone lo sapeva bene. Gli usurai erano navigati uomini d'affari, abili a catturare i clienti con
promesse di prestiti economici che alla fine li avrebbero costretti a ripagare gli interessi per il resto
della vita. L'alternativa era rimborsare il prestito cedendo i propri beni mobili, la propria terra e perfino
la libert. Aveva visto abbastanza usurai al seguito delle legioni in Britannia per sapere in che modo
lavoravano. E l'infelicit e i problemi che potevano causare.
Allora possiamo desumere che Iskerbeles vorr agire contro le miniere in questa zona, per
liberare quelli della sua trib che sono stati venduti come schiavi, disse Catone. A un certo punto gli
verr in mente di prendere Argentium. Se siamo fortunati, attaccher prima le miniere pi piccole,
accrescendo la sua forza con gli schiavi che libera.
Vitellio fece una risatina secca. E se non siamo fortunati?
Allora siamo tutti nella merda, signore. Ma supponiamo che di essere fortunati, visto che non
abbiamo scelta e dobbiamo fare il possibile per proteggere l'argento.
Cosa vuoi dire, Catone?
Devi subito mandare alla miniera la coorte accampata fuori Tarraco. Non puoi permetterti di
perdere un solo istante. Il resto del tuo comando potr seguirli una volta sbarcati.
Una coorte di pretoriani contro migliaia di ribelli? Sei pazzo? Finiranno massacrati.
Catone scosse la testa. Non devono affrontare Iskerbeles, signore. Devono solo proteggere la
miniera e resistere fino a quando il resto della colonna raggiunge Argentium.
E se i ribelli piombano prima sulla coorte?
Allora difenderanno la miniera il pi a lungo possibile e se penseranno che i ribelli stiano per
farcela, potranno seppellire l'argento o calarlo nel fiume. Qualsiasi cosa per tenerlo lontano dalle loro
mani. Si pu sempre recuperare in seguito.
Vitellio rimase con lo sguardo basso, assorto nei pensieri, fino a quando il governatore non
ruppe il silenzio.
Il tuo ufficiale ha ragione, legato. Devi condurre i tuoi uomini alla miniera immediatamente. Il
resto pu seguirli non appena raggiunta Tarraco. Non abbiamo altra scelta se non fare come dice lui.
Tutti gli sguardi si posarono trepidanti su Vitellio e, quando questi alz gli occhi, Catone vide
un freddo luccichio.
Molto bene, la coorte pretoriana marcer alla volta di Argentium alle prime luci.
Ballino apparve sollevato e annu. Perfetto. Mi assicurer che tu e i tuoi uomini abbiate tutti i
rifornimenti necessari.
Grazie. Ma io non partir con la coorte. Rester qui a organizzare la campagna mentre aspetto
l'arrivo del resto delle mie forze. La coorte avr bisogno di essere guidata da qualcuno dotato di
coraggio e mente acuta per affrontare l'inaspettato, nel caso qualcosa andasse storto.
Macrone risucchi l'aria tra i denti e borbott: Cazzo, perfino io ho capito come andr a
finire....
Il legato fece un mezzo giro sullo sgabello, rivolgendosi a Catone. Prefetto Catone. Sei l'uomo
migliore per questo compito, secondo me. Non mi viene in mente nessun altro che preferirei vedere
intraprendere una missione tanto cruciale e pericolosa. Per via dei rischi connessi, insisto perch ad
accompagnarti ci sia il formidabile centurione Macrone. I tuoi ordini sono semplici. Prendi il comando
della Seconda coorte della guardia. Recati alla miniera di Argentium il pi rapidamente possibile.
Propongo che il qui presente Cimbro venga con voi. Conosce la gente e la zona. Sar utile.
Cimbro si oppose. Ma io non sono un soldato.
Non temere, brav'uomo. Non ti capiter niente con il prefetto Catone e i suoi uomini che ti
proteggono.
Tuttavia, signore, preferisco restare qui a Tarraco.
Ne sono convinto, ma richiedo la tua assistenza per sconfiggere i ribelli. Andrai con la coorte
spontaneamente, o in catene. Vitellio congiunse le mani e tamburell le dita una contro l'altra. Se
fossi in te, sceglierei di andarci spontaneamente.
Cimbro rimase a guardarlo e poi annu remissivo.
Brav'uomo. Come si suol dire, un volontario  meglio di dieci uomini costretti. Vitellio torn
a occuparsi di Catone. Allora, prefetto, una volta raggiunta la miniera, dovrete proteggere i lingotti e
nasconderli nel caso ci sia il pericolo che cadano in mano nemica. Dovrete restare l fino a quando non
arriver col resto della colonna. Domande?.
Catone scosse la testa. Poi Macrone alz una mano.
S, centurione?
E se questo Iskerbeles arriva alla miniera prima di noi?.
Vitellio fece un debole sorriso. Se dovesse succedere, centurione Macrone, mi aspetto che
attacchiate senza perdere tempo e riprendiate la miniera, a qualunque costo.
Macrone si accigli. Potrebbe essere un suicidio, signore.
In tal caso, elogerei il vostro sacrificio nel mio rapporto a Roma. Forse potrebbe esserci
un'altra decorazione da aggiungere alla tua bella lancia, malgrado postuma.
Macrone annu. Fottiti moltissimo, signore.
Si ud uno strozzato verso di sorpresa quando alcuni degli altri ufficiali lanciarono un'occhiata
al centurione. Macrone, per, rimase impassibile e Vitellio si limit a stringere per un breve istante gli
occhi prima di fare un lungo respiro.
Hai i tuoi ordini, prefetto Catone. Puoi assumere il comando della coorte immediatamente.
S, signore.
Possano gli di accompagnarti, prefetto. Poich, se fallisci, nessuno avr misericordia di te.
Non Iskerbeles e, se per qualche miracolo dovessi sfuggire al nemico, non puoi aspettarti misericordia
da me, n dall'imperatore e neanche dal popolo di Roma. Perci, agisci bene o muori nel tentativo di un successo.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Il bastardo ci ha fregati per bene, ringhi Macrone mentre marciavano tra le tende della
Seconda coorte pretoriana, nel campo fuori dalle mura di Tarraco. I soldati attorno a loro si alzarono e
scambiarono saluti con gli ufficiali che passavano. C'era decisamente molta pi formalit che non con i
legionari con cui Catone e Macrone avevano servito nelle campagne precedenti. Le tende di pelle di
capra non erano macchiate e rattoppate come quelle delle legioni e sembravano provenire direttamente
dai magazzini della guardia, mai usate. Corazze e scudi avevano il medesimo aspetto, lucide e senza
neanche una macchiolina di ruggine in vista.
Gli ordini sono ordini, Macrone. Non sta a noi discuterli.
Oh, andiamo. Sai benissimo perch Vitellio ha scelto noi due. C' la possibilit di finire dritti
tra le braccia dei ribelli e che ci facciano a pezzi. Anche se raggiungiamo per primi la miniera,
Iskerbeles lo sapr presto e verr a cercarci. Stesso risultato. Siamo carne da macello, e tutti questi
ragazzi insieme a noi. Cazzo.... Continuarono in silenzio per qualche passo e poi Macrone lanci
un'occhiata all'amico. Non ti vedo cos incazzato per la nostra sorte.
Come ho gi detto, ordini.
Quando arrivarono in prossimit del quartier generale nel cuore del campo, i due pretoriani di
guardia all'entrata della tenda pi grande presentarono le lance e si scostarono per lasciarli passare.
Catone e Macrone entrarono e subito diversi impiegati si alzarono dal largo tavolo da campo attorno al
quale stavano lavorando.
Comodi. Catone si guard attorno. Chi  l'ufficiale anziano della coorte?
Il centurione Gneo Lucullo Pulcro, signore, rispose uno degli ufficiali. C' anche un tribuno
con noi.
E tu chi sei?, chiese Catone.
L'uomo scatt sull'attenti. Optio Metello, Prima centuria, Seconda coorte, signore.
Molto bene, Metello, io sono il prefetto Quinto Licinio Catone. Il legato mi ha appena affidato
il comando di questa coorte. Questo  il centurione Macrone, il mio vice. Voglio che Pulcro, il tribuno
e tutti gli altri centurioni e optiones si presentino immediatamente al quartier generale.
L'optio si riprese alla svelta dalla sorpresa causata da quel colpo di scena. Mandare a prendere
gli ufficiali, s, signore.
Si precipit fuori dalla tenda e Catone si rivolse a uno degli altri presenti. Tu, prendi due
uomini e scendi al porto. C' una trireme appena arrivata da Ostia. Fa' portare qui il mio
equipaggiamento e quello del centurione. Voi altri, fuori.
Una volta che la tenda si fu svuotata, Macrone si sedette su uno sgabello e poggi l'elmo sul
tavolo. I ragazzi del campo sembrano piuttosto ordinati. Chiss come reagiranno a diversi giorni di
marcia forzata. Soprattutto perch non hanno fatto altro che poltrire in giro per Roma negli ultimi
anni.
Catone incroci le braccia. Non tutti quanti. Alcuni saranno stati trasferiti dalle legioni.
Avranno stabilito il livello da raggiungere. E, malgrado ci che pensi, perfino i pretoriani hanno rigidi
criteri di selezione. Se la caveranno bene... Sar meglio per loro.
Spero che tu abbia ragione. Macrone riflett un momento. Vitellio non potrebbe desiderare
altro. Ci ha portati quaggi insieme a lui e adesso pu spedirci dritti tra le braccia del nemico; se
sopravviviamo si prender il merito per la pronta decisione di salvare i lingotti. Se finiamo sotto
assedio, allora faremo del nostro meglio per nascondere l'argento e lui si prender il merito anche di
quello. Naturalmente, le nostre teste finiranno a decorare le porte di qualche insediamento locale, ma,
ehi! Stronzate. Se l'imperatore ci premia con un'altra lancia d'argento per aver dato la vita per Roma, ti
dir dove gliela ficcherei.
Catone inclin la testa. Da morto? Buona fortuna, allora. Ma hai ragione. Fino a che siamo
qui, saremo alla sua merc. Ma continuo a chiedermi perch abbia insistito per averci sotto il suo
comando.
Oh, andiamo, Catone.  chiaro come il giorno. Il bastardo ci odia a morte. Ci siamo scontrati
con lui in diverse occasioni in passato. In troppe occasioni. E adesso si sta vendicando. Ci ha scelti per
questa piccola missione per poterci trascinare in qualche polveroso angolo dell'impero e farci eliminare
da uno dei suoi uomini. Per come stanno le cose, potrebbero essere i ribelli a fare il lavoro per lui, cos
se ne torna a casa con le mani pulite.
Non credo sia per questo, replic Catone. Richiederebbe parecchia fatica per sbarazzarsi di
noi quando non ne ha affatto bisogno. Quando ha cercato di ucciderci, lo ha fatto perch intralciavamo
i suoi piani. Adesso non ha senso farlo.
Macrone fece spallucce. Magari sta sgomberando la strada per il futuro, nel caso ci mettessimo
di nuovo in mezzo.
Ma potremmo essergli ugualmente utili anche da vivi. Catone era perplesso. In ogni caso,
c' qualcosa di strano negli altri ufficiali che ha scelto per il suo comando.
Che vuoi dire?
Quando ho parlato con loro durante il viaggio da Ostia, erano stupiti dal fatto che fossero stati
scelti. Non fanno parte della cerchia di Vitellio. Anzi, l'hanno perfino contrastato in passato.
Macrone si gratt la mascella. Non ha senso. Perch circondarti di uomini di cui non puoi
fidarti? A che gioco sta giocando?.
Catone chiuse gli occhi e abbass per un momento la testa. Era ancora stanco dopo lo stato di
irrequietezza con cui aveva affrontato la traversata e doveva sforzarsi per rimanere lucido. Non ne
sono sicuro. Forse non si tratta affatto di Vitellio.
Cosa intendi?.
Catone cerc di costringere la mente stanca a concentrarsi. E se scegliere noi e gli altri ufficiali
fosse un modo per allontanarci da Roma per qualche ragione?
Quale ragione? Andiamo, Catone, stai dicendo cose senza senso.
Catone sbatt gli occhi affaticati e guard Macrone. Non lo so con esattezza. Ma sono sicuro
che Vitellio abbia in mente qualcosa. O se non  lui, allora sta agendo per conto di qualcun altro.
Macrone rimase silenzioso per un po' prima di replicare. Vitellio stava con Pallante al trionfo.
Mi sono sembrati pappa e ciccia. Pensi che dipenda lui, da Pallante?
Pu essere. Ma, a questo punto, cosa sta complottando Pallante?. Catone si sfreg la fronte.
C' qualcosa di sbagliato in tutto questo. Di molto sbagliato. Ma non possiamo farci niente da qui.
Dovremmo avvertire Narciso. Mandargli un messaggio prima di partire domani.
Di cosa vorresti avvertirlo? Hai in mano solo sospetti. Macrone fece una risatina secca.
Tanto per cambiare. Sul serio, ragazzo, cosa puoi dirgli? Che sospettiamo che Vitellio abbia una
ragione nascosta per aver scelto ufficiali che non ha l'abitudine di invitare a cena? E se davvero ci
avesse scelti tutti quanti perch si d il caso che siamo gli uomini migliori per questo lavoro? Anche se
hai ragione, cos'ha a che fare con Pallante?. Macrone scosse la testa. Una dannata tempesta in un
bicchiere, se proprio vuoi saperlo.
Catone riflett per un momento. Macrone poteva avere ragione. Forse non era proprio come
sembrava. Ma, d'altro canto, Vitellio era insidioso come un serpente e qualsiasi motivo adducesse per
un'azione, ce n'era sicuramente un altro, pi profondo e infido sotto la superficie del freddo fascino
della sua persona. Se avesse voluto fare loro del male, allora non avrebbe avuto difficolt ad assoldare
qualche malvivente della Suburra perch li accoltellasse per strada. Certo, questo poteva attirare
attenzione inopportuna, e un sacco di sospetti. E se anche tutti gli ufficiali selezionati per la missione
fossero stati eliminati? Questo avrebbe senz'altro messo in allarme la capitale. Tutti coloro che
temevano i propri avversari politici si sarebbero insospettiti e avrebbero alzato la guardia, rendendo un
eventuale complotto pi difficile da nascondere.
Il lembo della tenda frusci quando Metello entr e salut. Gli ufficiali che hai chiesto saranno
subito qui, signore.
Catone annu e stava per congedare l'uomo quando lo guard di nuovo. Sei l'impiegato anziano
al quartier generale?
S, signore.
Allora saprai se la coorte  pronta a marciare. Tutti gli equipaggiamenti degli uomini sono stati
scaricati?
S, signore. E ho disposto una tenda magazzino. Aspetto solo qualche pezzo di ricambio per le
corazze quando arriveranno il resto delle navi.
Non c' tempo. Dovremo farci bastare quello che gli uomini hanno con s. Quello di cui ho
bisogno adesso sono muli e carri. Porta quindici uomini a Tarraco. Requisisci una dozzina di carri
abbastanza grandi e muli per trainarli, pi qualche animale di riserva. Li voglio pieni di grano, carne
stagionata, formaggio, vino e acqua. Puoi autorizzare la cosa a nome del governatore e dire ai fornitori
di andare da lui per il pagamento. Voglio i carri caricati e pronti a partire alle prime luci. Voglio anche
venti cavalli per la ricognizione. Buone bestie, bada. Non accettare ronzini sfiancati n denaro
sottobanco per prenderli comunque. Scegli il meglio. Tutto chiaro?.
Metello scorse mentalmente la lista e annu. S, signore.
L'impiegato esit. Sei sicuro di questa cosa, signore? Far arrabbiare la gente del posto.
Questa sar l'ultima delle loro preoccupazioni se non ci danno quello che ci serve. Adesso
va'. Gli sovvenne qualcosa. Aspetta. Mentre sei in citt, voglio che vai al palazzo del governatore e
trovi un uomo di nome Cimbro, di Asturica. Ci  stato assegnato come guida. Assicurati che torni con
te al campo e non accettare scuse.
Metello ghign. Capisco, signore.
Catone vide la luce malevola negli occhi dell'optio alla prospettiva di coscrivere Cimbro e
prov un po' di compassione per la brutta situazione dell'uomo. Non calcare troppo la mano con
Cimbro. Preferirei che ci aiutasse quanto pi volentieri possibile. Vai.
Metello salut e lasci la tenda.
Macrone guard divertito Catone. Ha ragione, sai. Apprezzo l'esigenza di agire in fretta, ma
sollever un polverone. Anche se il governatore lascia correre, puoi stare dannatamente certo che
qualcuno mander una istanza a Roma per lamentarsi della cosa.
Non possiamo pensarci adesso. E poi, date le probabilit, potremmo non essere nei paraggi ad
affrontare le conseguenze se si lamentano. Quindi, non  un mio problema.
Parli come un vero capo!, rise Macrone.
Un ufficiale comparve sulla soglia della tenda e chin il capo. Centurione Publio Placino,
Quinta centuria, signore. Mi hai fatto chiamare?
Entra, Placino. Dove sono gli altri ufficiali?
Stanno arrivando, signore.
I restanti centurioni, con le loro tuniche biancastre, entrarono uno dopo l'altro nella tenda e
Catone disse loro di prendere posto al tavolo, insieme a Macrone. Catone li osserv e il suo sguardo si
pos sull'ultimo ad essere entrato. Un massiccio veterano dai lineamenti di un pugile: naso piatto,
fronte bassa, labbra e orecchie grosse. La faccia gli era familiare eppure non riusciva a collocarlo in un
contesto che l'avrebbe reso pi riconoscibile. Poi si rese conto che mancava qualcuno.
Dov' il tribuno?
 andato a Tarraco, signore, rispose Placino. Ho mandato un uomo a prenderlo.
Capisco. Catone si accigli frustrato. Ha il permesso di uscire dal campo?
Permesso? Signore, tecnicamente  l'ufficiale pi alto in grado della coorte.
Tecnicamente. Ma, fammi indovinare,  un tribuno giovane assegnato all'unit per terminare il
servizio militare a Roma. Passa pi tempo a bere con gli amici che a occuparsi dei pochi doveri che ha.
Senza dubbio sa pi delle ultime mode che di come si fa il soldato. Catone fece una pausa e not
l'espressione divertita degli ufficiali. Si capiva che condividevano l'opinione dei soldati professionisti
nei confronti dei giovani signori che portavano a termine il servizio militare prima di dedicare la vita
alla carriera politica. Conosciamo tutti il tipo. Tecnicamente, detengono un alto grado, ma in realt
sono reclute inesperte che siamo obbligati a trattare in modo civile e a impedire che interferiscano con
il nostro lavoro. Naturalmente, spero che il giovane in questione sia un'eccezione alla regola. Gli dar
le stesse possibilit di farsi valere che do a tutti gli uomini sotto il mio comando. Ma tutti seguiranno le
regole, senza eccezioni. Nessun uomo lascia il campo senza permesso da ora in poi. Poi, in tono pi
ferreo, Catone aggiunse: Per l'autorit conferitami dal legato Vitellio, questa coorte  adesso sotto il
mio comando.
Si batt il petto. Sono il prefetto Quinto Licinio Catone. Comandavo una coorte ausiliaria in
Britannia e, prima ancora, ho servito in Egitto, Palmira, Siria, Giudea e Germania, insieme al mio
compagno dall'aspetto truce, il centurione Macrone.
Macrone conferm con un cenno del capo.
Alcuni di voi sapranno che il centurione e io siamo stati di recente decorati per la cattura di re
Carataco. Dovreste anche sapere che non  stato uno straordinario colpo di fortuna. Abbiamo visto
azione in abbondanza. Non fatevi ingannare dalla cicatrice che ho sulla faccia: l'altro  ridotto peggio.
Il centurione Macrone e io facciamo il nostro dovere, combattiamo e siamo in prima linea. Voglio che
sappiate questo, perch abbiamo l'ordine di dare battaglia ai ribelli alle prime luci di domani.
I centurioni si agitarono a quella notizia. Negli occhi di alcuni balen l'eccitazione, ma due non
riuscirono a nascondere l'ansia, not Catone.
La coorte raggiunger a marcia forzata Argentium per mettere in sicurezza la miniera
imperiale. Si trova nel cuore del territorio controllato dai ribelli che siamo stati mandati a sgominare.
Perci comprenderete i rischi connessi. Difendere la miniera  essenziale per la buona sorte della
campagna e dell'impero in generale. Ed  per questo che il legato non pu permettersi di aspettare che
le rimanenti unit raggiungano Tarraco. Una volta sbarcate le altre coorti, Vitellio avanzer alla volta di
Asturica e noi ci ricongiungeremo alla colonna principale quando raggiunger la miniera. Signori, non
faccio mistero del pericolo che rischiamo, ma questo lavoro tocca a noi. Lasci che le parole fossero
recepite prima di continuare. Dovremo marciare quanto pi velocemente possibile. Perci, gli uomini
porteranno solo picconi, borracce, gavette, corazza e armi. Tutto il vestiario in pi, l'equipaggiamento e
gli effetti personali resteranno qui e andranno nel magazzino della guarnigione di Tarraco. Lasceremo
qui anche l'attrezzatura da assedio e l'artiglieria. Gli unici veicoli che prenderemo sono i carri, per i
rifornimenti ed eventuali feriti... Ci sono domande?.
Placino alz la mano. Tra quanto le altre coorti raggiungeranno Tarraco?
Il loro arrivo  previsto da un giorno all'altro. Il legato partir non appena avr raccolto
materiale per l'assedio e rifornimenti per la colonna. Impiegheranno un po' pi di noi per raggiungere
Asturica. Da sette a dieci giorni in pi.
Non ci furono altri commenti e Catone prese posto a capotavola. Allora non vi resta che
presentarvi, signori. Conosco gi il centurione Placino. Se avete alle spalle servizio legionario prima di
essere entrati nei pretoriani, ditelo.
Indic il primo uomo alla sua sinistra, alto, magro, viso segnato e capelli grigi. Tu sei il
primo.
Centurione Arrio Voreno Secondo, Seconda centuria, signore. Sono pretoriano da dieci anni,
centurione negli ultimi quattro. Trasferito dalla Sesta Ferrata quando ero optio.
I corazzati, comment Macrone. Ottimi uomini.
Il centurione Secondo inclin la testa in segno di ringraziamento mentre il secondo uomo si
schiariva la voce. Era molto pi giovane, la faccia liscia e in sovrappeso.
Centurione Gaio Metrico Porcino, Sesta centuria, signore. Ammesso nei pretoriani due anni
fa.
Esperienze precedenti?, domand Catone.
Nessuna, signore. Lo sguardo di Porcino vacill e poi si abbass sulle mani congiunte.
Allora considerati fortunato ad avere questa possibilit di mostrare la tua tempra, centurione.
Fa' il tuo dovere, ricorda l'addestramento e sono convinto che farai bene.
S, signore. Lo far.
Catone pass direttamente all'ufficiale successivo, un uomo snello sulla trentina dai lineamenti
cesellati, folti capelli e occhi scuri. Aveva una barba curata e labbra delicate, leggermente sollevate,
come se trovasse l'occasione un tantino divertente. L'ombra di un sorriso precedette le presentazioni.
Centurione Giunio Petillio, Quarta centuria. Temo di aver avuto anch'io una nomina diretta, circa otto
anni fa. Nessuna esperienza militare precedente. Solo qualche conoscenza utile.
Gli occhi di Macrone divamparono di rabbia. Devi rivolgerti al prefetto come signore. Fallo
subito.
L'espressione divertita di Petillio non vacill neanche per un istante quando chin il capo. S,
certo. Signore.
Catone soppes in fretta l'ufficiale. Un esponente dell'alta societ, dunque. La sua famiglia
apparteneva a un ramo giovane dell'aristocrazia, non cos agiata da farlo entrare in senato ma con
sufficiente reputazione da procurargli una nomina nella guardia pretoriana. Senza dubbio faceva una
bella figura nella cerimoniale corazza lucida e sfruttava l'avvenenza e il fascino alle feste e nelle
camere da letto di Roma. Catone prov un'immediata antipatia per l'uomo e spost lo sguardo sull'altro
lato del tavolo, dove sedevano gli ultimi due ufficiali. Il primo avrebbe potuto essere il fratello minore
di Macrone. La stessa corporatura robusta, i ricci ben definiti e la faccia larga.
Centurione Marco Orazio Musa, Terza centuria, signore. Sei mesi con la guardia. Prima di
allora, centurione della Prima coorte, Ventunesima Rapace.
Perch sei stato trasferito?
Non  stata una mia scelta, signore. Il legato ha fatto il mio nome nei dispacci, dopo l'azione
contro alcune trib montane. Dopo di che sono stato nominato nella guardia pretoriana. Ma non mi
lamento.
Direi proprio di no!, ghign Macrone. Doppia paga, tutte le comodit e le passere di Roma.
Musa ebbe la cortesia di annuire. Preferirei morire di scolo piuttosto che farmi fare a pezzi
dall'ascia di un barbaro puzzolente.
Catone si rivolse all'ultimo uomo, quello che ormai era certo di aver gi incontrato, qualche
anno prima.
Centurione Gneo Lucullo Pulcro, Prima centuria, signore. Sempre stato pretoriano. Ma ho
combattuto sul confine in Germania e in Britannia. Sono stato nominato centurione nove anni fa, dopo
che la guardia  tornata dalla Britannia.
Eri alla battaglia di Camulodunum, allora, si inform Macrone.
S, signore. Uno scontro difficile, quello. Pensavo che quei bastardi di celti non si sarebbero
mai arresi.
Macrone annu con convinzione e si gir per rivolgere a Catone un cenno di approvazione. Ma
il prefetto stava fissando gelido Pulcro. Adesso Catone ricordava dove l'aveva conosciuto e un'ondata
di spiacevoli ricordi gli assal la mente mentre cercava di eliminare le tracce lasciate dagli anni sulla
faccia del pretoriano e riconosceva Pulcro, il commilitone che gli aveva reso la vita un inferno quando
si era arruolato nella Seconda Augusta. Pulcro lo aveva vessato, ne aveva schernito i modi colti e
avrebbe fiaccato il suo spirito se non fosse stato per l'intervento di Macrone. Ma quella non era l'unica
ragione della fredda rabbia che montava nel cuore di Catone. Pulcro era stato mandato nella legione per
spiare alcuni ufficiali sospettati di cospirare contro l'imperatore Claudio, da poco salito al trono. Pi
tardi, la sera dell'invasione della Britannia, Pulcro aveva interrogato, torturato e giustiziato i capi di un
ammutinamento fallito e quella doveva essere stata la causa della sua promozione una volta portato a
termine l'incarico e tornato tra i ranghi della guardia pretoriana.
Catone deglut e fece un respiro profondo per calmarsi. Credo che ci siamo gi incontrati,
centurione.
Pulcro aggrott la fronte. Non credo, signore.
Posso assicurarti che  cos. Non avevo questa cicatrice all'epoca. Ai tempi della Seconda
legione, quando ero uno sbarbatello.
Il centurione parve confuso per un momento prima di allentare la mascella e sgranare gli occhi
per il colpo. Cazzo... Il moccioso del palazzo.
Sono lieto che ti ricordi di me. E neanche io ti ho dimenticato, Pulcro.
Macrone si protese in avanti e fiss l'altro centurione. Poi scosse la testa stupefatto. S.  lui.
Dannazione. Quindi  questo ci che  successo al bastardo dopo che  sparito. Macrone lo aggred.
Hai un sacco di domande a cui rispondere, amico mio. Hai ucciso bravi uomini. Nostri compagni.
Pulcro arretr allarmato. Erano ammutinati. Traditori! Stavo facendo il mio dovere.
Come no, lo schern Macrone. Tagliando la gola a uomini legati come cani. Invece di
affrontare nemici in battaglia, come un vero soldato.
Ma io ho combattuto! A Camulodunum, ve l'ho detto.
 quello che dici tu, replic sarcastico Macrone. E noi dovremmo fidarci della parola di una
spia che accoltella alle spalle?.
Gli occhi di Pulcro guizzarono da Macrone verso Catone, imploranti.  stato dieci anni fa,
signore. Come ho detto, stavo facendo il mio dovere e da allora ho uno stato di servizio impeccabile.
Catone si sofferm a chiedersi se un uomo come Pulcro potesse cambiare e poi decise che non
poteva correre il rischio di scoprirlo. La posta in gioco era troppo alta. Inoltre, il trattamento riservato a
Pulcro poteva essere di lezione agli altri affinch non contrariassero il loro comandante.
Centurione Pulcro, sei sollevato dal tuo comando della Prima centuria. Prenderai il comando
della salmeria. Centurione Macrone?
Signore?
Tu sostituirai Pulcro come comandante della Prima centuria.
S, signore.
No!, protest Pulcro. Ma poi vide il monito negli occhi di Catone. Aspetta, signore. Non
puoi sostituirmi. Sono stato nominato dall'imperatore, a Roma. Non puoi scavalcare la sua decisione.
Sfoggi un sorriso astuto. Non oseresti... signore.
Come hai detto tu, a Roma. Siamo lontani da Roma e in procinto di andare in guerra, Pulcro.
Perci potrai sporgere il tuo reclamo a campagna finita. E buona fortuna a te. Nel frattempo, i miei
ordini restano e non voglio sentire altro.
Ma....
Ancora una parola e ti accuser di insubordinazione. E poi ti retroceder nei ranghi. Se tratti i
tuoi uomini come trattavi me, allora direi che sarebbero felici di servire con te alla pari.
Catone sapeva bene quanto fosse difficile e pericoloso essere un centurione retrocesso ai ranghi.
La spietata disciplina che impartivano quando erano protetti dal grado veniva ricambiata allo stesso
modo dalle ex vittime. Pulcro apr la bocca per parlare di nuovo e si trattenne appena in tempo. Serr la
mascella e rimase seduto in accigliato silenzio.
Cos va meglio. Catone guard gli altri ufficiali. Conoscete i vostri ordini e sapete cosa fare.
Assicuratevi che i vostri uomini siano pronti a marciare all'alba. Andate.
I centurioni si alzarono di scatto, salutarono e lasciarono la tenda. Tutti tranne Macrone che
aspett di essere solo con l'amico prima di parlare.
Bene, bene. Mi ero sempre chiesto cosa ne fosse stato di quello spregevole pezzo di merda.
Adesso lo sai.  stato promosso. A quanto pare, premiare qualcuno per le sue malefatte  al
disordine del giorno.
Pass un istante prima che Macrone sorridesse al gioco di parole. Poi lanci un'occhiata al
lembo della tenda e abbass la voce. Noto che non hai detto loro del convoglio dell'argento.
Non ancora. L'ultima cosa che voglio  che la faccenda dei lingotti faccia il giro dei ranghi. Ho
bisogno che questi uomini si concentrino sulla battaglia e non siano distratti dal tesoro. Manterremo il
silenzio per tutto il tempo necessario.
S, signore.
Salve.
Entrambi si voltarono e videro che nella tenda era entrato un altro uomo. Indossava una
semplice tunica da soldato, senza cintura. Sembrava avere all'incirca l'et di Catone, con un'alta fronte
bordata da capelli biondi. Sorrideva incerto.
Mi  stato detto di fare rapporto al nuovo prefetto.
Sono io, replic Catone. Prefetto Quinto Licinio Catone. E tu sei?.
Il nuovo arrivato fece per replicare, poi guard fisso Catone con la bocca semiaperta mentre le
parole gli morivano in gola.
Catone era sfinito e non era dell'umore di tollerare sciocchezze. Per le palle di Giove! Qual  il
tuo problema? Dimmi il tuo dannato nome.
Il mio nome? Io io..., balbett l'altro. Deglut nervosamente, facendo sobbalzare il pomo
d'Adamo. Poi si costrinse a mettersi sull'attenti e a dare una risposta quanto pi chiara possibile.
Tribuno Aulo Valerio Cristo, assegnato alla Seconda coorte, a rapporto come richiesto, signore.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Catone prov un senso di oppressione al petto, come se una fascia di ferro gli serrasse le
costole, mentre fissava impassibile l'uomo che era stato l'amante di sua moglie. Per un istante, si
concesse un frammento di dubbio. Potevano esserci due uomini con lo stesso nome. Ma il
comportamento irrequieto trad il nuovo arrivato. Riusc a incrociare lo sguardo di Catone per appena
un istante prima di distogliere gli occhi e nascose le mani tremanti dietro la schiena, costringendosi a
stare dritto, con le spalle ben aperte.
Macrone apparve sconcertato dalla reazione dell'uomo al suo arrivo nella tenda. Cerc di
intercettare lo sguardo di Catone. Ma gli occhi di questi erano fissi.
Tribuno Cristo..., esord Catone con tutta la calma di cui era capace. Il cuore gli batteva
veloce e la rabbia che continuava ad andare e venire in ondate da quando aveva scoperto l'infedelt di
Giulia torn prepotente come una violenta tempesta. L'impulso di sguainare la spada e fare a pezzi il
tribuno lo tormentava. Eppure i lunghi anni di servizio militare gli avevano insegnato a dominare
l'aspetto esteriore e a sedare il tumulto interiore. Tuttavia, dovette schiarirsi la voce e ricominciare.
Tribuno Cristo, sembri turbato. Cosa c' che non va?.
Cristo si mordicchi il labbro e si sforz di nascondere sorpresa e paura. Io, io, ehm, non mi
aspettavo di trovare la coorte sotto un nuovo comandante, signore. Tutto qui.
Non direi. Catone attravers adagio la tenda diretto verso il tribuno e si ferm a distanza di
una spada, squadrandolo con attenzione. L'agitazione di Cristo aument mentre Catone lo lasciava
soffrire per un momento. Poi riprese. Sono stato informato che non eri al campo quando sono arrivato
per prendere il comando. Come mai?
Ero a Tarraco, signore.
A fare cosa, esattamente?
A comprare materiali da disegno, signore. Nel foro.
Materiali da disegno?. Macrone si protese in avanti e poggi gli avambracci pelosi sul tavolo.
Per quale cazzo di motivo?.
Cristo lanci un'occhiata al centurione ma non fece commenti riguardo all'essere interrogato da
un ufficiale di rango inferiore. Mi dedicavo al disegno prima di diventare tribuno. Ho sempre avuto la
predisposizione ma non sono mai riuscito a procurarmi abbastanza commissioni per vivere
decorosamente di quello. Mio padre era amico di un amico di uno dei consiglieri dell'imperatore, che
ha manovrato qualche filo per ottenere l'incarico di tribuno di stato maggiore. Mi ha fornito i mezzi per
una vita autonoma. Ma ho continuato a dedicarmi alla mia passione originaria. O meglio, l'ho fatto fino
a che la coorte non  stata inviata a Tarraco.
Macrone lo fiss e poi scosse adagio la testa. Proprio quello che ci serve mentre andiamo in
battaglia....
Cristo irrigid la schiena. Ho svolto il mio addestramento, insieme al resto della coorte.
Forse, ma quando ci scontreremo con Iskerbeles e la sua gente, mi sentirei pi sicuro sapendo
che l'uomo al mio fianco non sta pensando di fare il ritratto al nemico invece di ficcargli una spada
nella pancia.
Non sono un artista. Ve l'ho detto, mi piace disegnare cose.
Cose?.
Cristo si agit un pochino. Carri, in realt.  una mia passione. Li disegno e li progetto.
Carri... Questo mi d forza. Macrone sbuff spazientito. Signore, penso che faremmo
meglio a lasciare questo qui a Tarraco quando partiremo. Non ci sar di alcuna utilit.
Quel brusco rifiuto strapp finalmente una reazione al tribuno. Un momento, centurione. Io
sono un tribuno e tu mi accorderai il rispetto che il mio rango superiore esige.
Io rispetto quei superiori che si guadagnano il mio rispetto, signore. Agli altri mi limito a
obbedire. Macrone si rivolse a Catone. Signore, cosa intendi fare con questo qui?.
Catone aveva ascoltato lo scambio distrattamente. Era pi impegnato a cercare di capire come
aveva potuto Giulia indirizzare il proprio affetto verso quello scialbo individuo che aveva davanti. Poi
not che, quando non parlava, il tribuno teneva la bocca leggermente aperta e quel particolare lo faceva
apparire un sempliciotto. Come aveva potuto Giulia amare quell'uomo? Come aveva potuto essere
disposta a rinunciare a Catone per quello sciocco? Di tanto in tanto aveva detto di non sentirsi
all'altezza di Catone intellettualmente e che lui non aveva bisogno di lei. Catone aveva sempre replicato
che non era vero, anche se lo pensava. Forse Giulia aveva finito per decidere che voleva un uomo che
avesse bisogno di lei pi di quanto lei avesse bisogno di lui...
Catone riflett in fretta su quanto aveva appena detto Macrone e scosse la testa.
Lui viene con noi. Ci serviranno tutti gli uomini in grado di portare un'arma. Tipi creativi
inclusi. Visto che sei cos bravo con stilo e tavoletta, tribuno Cristo, sarai responsabile del personale del
quartier generale. Risponderanno a te e tu risponderai a me per quanto concerne scorte, rendiconti e
qualsiasi altra cosa rientri in tale ambito. Intesi?.
Cristo rivolse a Catone uno sguardo calcolatore, come per verificare la presenza di segnali che il
nuovo comandante fosse a conoscenza della storia con sua moglie. Catone ricambi l'attento esame,
costringendo il tribuno a distogliere per primo lo sguardo.
S, signore. Ho capito.
Bene. Catone gli indic l'entrata della tenda. Puoi aspettare fuori il ritorno dell'optio Metello
da Tarraco. L'ho mandato a requisire carri e rifornimenti. Quando torner, dovrai stilare un inventario.
Lungo il tragitto, sar tuo compito assicurarti che le scorte siano rifornite a ogni occasione. Non voglio
che scarseggino quando entriamo nel territorio controllato dal nemico e l'approvvigionamento diventa
difficile. Fa' il tuo lavoro e io far del mio meglio per ignorare il fatto che tu sia un soldato tanto quanto
lo era la mia defunta moglie.
Cristo ebbe un leggero trasalimento all'accenno a Giulia ma salut e si ritir dalla tenda. Catone
rimase a guardare i lembi dell'apertura oscillare per un momento e poi ricadere al loro posto. Fece un
profondo respiro per calmarsi e poi emise un lungo sospiro.
Quello l proprio non ti piace, osserv Macrone. A parte il fatto che  un inutile peso morto.
Quello  evidente. Il motivo?.
Catone gli scocc un'occhiata fredda. Quell'uomo  un damerino. Non c'entra niente con
l'esercito. Ma gli dar la possibilit di dimostrare di che pasta  fatto. E se deve morire, che almeno
muoia da uomo.
Le parole furono espresse con pi asprezza del previsto, cariche di tutto il dolore e dell'odio che
Catone provava per Cristo e la propria infedele moglie, e Macrone assunse un'espressione sorpresa.
Sta bene. Qualunque siano i motivi per cui vuoi portarlo con noi, spetta a te decidere. Non far
domande.
Ti prego, non farle. Catone sbadigli e stiracchi le braccia, stringendo i pugni per alleviare
la tensione. Quando si fu ricomposto, continu. A parte il tribuno, cosa ne pensi dei nostri
compagni?.
Macrone riflett brevemente. Un gruppo variegato. Secondo, Placino e Musa mi sembrano
concreti e affidabili. Porcino mostra un po' di buona volont ma purtroppo manca di esperienza e
sicurezza. Andr tenuto d'occhio. E per quanto riguarda Petillio... Quell'uomo  innamorato di se
stesso, si capisce. E asseconder quell'amore, dal momento che non ci sono donne nei paraggi a farlo
per lui. Ho gi visto il tipo. Macrone esit. Potrei sbagliarmi. Lo sapremo presto. E poi resta quello
stronzo, Pulcro. Francamente, preferirei portarlo a fare una di quelle passeggiate da cui non si torna
indietro. Ma adesso che gli altri hanno visto che ci sono questioni in sospeso tra di noi, non ci vorrebbe
un Socrate per capire che la sua scomparsa  dovuta a un gioco sporco. Sarebbe un atto di giustizia, ma
dubito che Vitellio la vedrebbe cos. E se Vitellio vuole davvero farci fuori in un modo o nell'altro, non
avrebbe senso fornirgli la giustificazione.
Catone non pot trattenere una risata ironica. Per gli di, Macrone, l'hai spiegato alla
perfezione! Non avrei saputo dirlo meglio. Vorrei che avessimo una migliore selezione di ufficiali su
cui fare affidamento, ma avranno modo di mostrarsi degni del loro rango prima che tutto questo sia
finito, o di morire sul campo. Catone si rimise a sedere. Sono stanco. Meglio riposare un po' prima di
partire. Va' a parlare con gli impiegati e di' loro di portarci sacchi e coperte. Anche cibo e vino.
S, signore. Macrone si alz e lasci Catone solo nella tenda.
Catone incroci le braccia e si protese in avanti per appoggiare la testa. Per un breve momento,
chiuse gli occhi e d'un tratto prov l'irresistibile tentazione di lasciarsi andare e scivolare in un sonno
profondo. Ma, prima che fosse possibile, un immagine di Cristo abbracciato a Giulia fece irruzione nei
suoi pensieri. Perch lei l'aveva tradito? E perch scegliere Cristo? Cosa dava a Giulia che lui non era
stato in grado di darle? Tutto ci che aveva voluto era prendersi cura di Giulia, assicurarsi che non le
mancasse niente e invecchiare insieme a lei. Ed era convinto che fosse cos anche per lei. Solo che
adesso si rivelava tutta una bugia. Ed era dilaniato tra l'odio e l'amore per lei e il dolore per la sua
morte.
Nei confronti di Cristo provava solo rabbia, che si rigirava come una lama nelle viscere. Eppure
non aveva idea del perch non avesse accettato il consiglio di Macrone, che voleva lasciarlo l al
campo. Quell'uomo era inutile. Debole e dall'aria sciocca. Non c'entrava niente in un esercito che
andava in guerra. Bene, avrebbe sofferto, insieme a Catone e al resto degli uomini, mentre marciavano
sulle incandescenti pianure della provincia. E se si fosse combattuto, allora avrebbe versato il proprio
sangue insieme a loro. Perch avrebbe dovuto vivere se Catone, Macrone e gli altri uomini dovevano
morire? Meritava di morire pi di tutti, per il crimine di aver amato Giulia e di esserne stato riamato.
Era quella la verit, si rese conto Catone. Aveva deciso di tenere Cristo con loro per punirlo.
Era quello lo strazio della gelosia, si rese conto. Zenone non sarebbe stato fiero di lui, riflett. A
quanto pareva, non era n un epicureo n tantomeno uno stoico. Era umano come gli altri, malgrado
tutta la sua cultura e la professata adesione alla tradizione filosofica. Era debole e si disprezz per
questo.
Gli doleva la testa e, ancora una volta, chiuse gli occhi e cerc di non pensare a niente. Stava
dormendo profondamente e russando quando Macrone entr nella tenda con materassini e coperte tra le
braccia. Il centurione si ferm per sorridere affettuosamente al prefetto, poi pos il carico a terra da un
lato. Distese i materassini, mise gi una coperta per s e, con delicatezza, ne avvolse una attorno a
Catone. Poi gli diede un leggero buffetto sulla spalla.
Dormi, ragazzo. Avrai bisogno di essere in forze nei giorni a venire. E tutti avremo bisogno
che tu sia al meglio... Perci, dormi.
L'optio Metello aveva fatto un buon lavoro, decise Catone mentre ispezionava i carri alla fioca
luce che precedeva l'alba. Il sole era ancora sotto l'impercettibile curva dell'orizzonte e una sottile
fascia di rosa separava il grigio scuro del mare e del cielo. I muli erano ben pasciuti, bestie dall'aspetto
resistente, e i carri robusti e carichi di grosse anfore, sacchi di grano e cosce di maiale stagionate. Ce
n'era abbastanza per sfamare gli uomini per dieci giorni, calcol Catone. Fino a che i carri fossero stati
riforniti, dovevano essere in grado di resistere alla miniera fino all'arrivo di Vitellio e della colonna
principale. Sempre che fosse possibile difendere la miniera, riflett. Avrebbero potuto stabilirlo solo
una volta raggiunta Argentium.
Annu soddisfatto e and davanti al piccolo convoglio dove aspettavano Metello e gli uomini
assegnati. A breve distanza da un lato, c'era il centurione Pulcro, insieme al tribuno Cristo, ed entrambi
lo guardavano circospetti.
Ottimo lavoro, optio. Spero tu non abbia avuto troppi problemi nel mettere insieme tutto
quanto.
Metello ghign. Oh, niente affatto, signore. Non dopo aver fatto cozzare qualche testa per
incoraggiarli. Poi sono stati docili come agnellini e fin troppo pronti a fare il proprio dovere nei
confronti dell'impero, che siano benedetti.
Ah!. Catone ricambi il ghigno e poi torn serio, abbassando la voce. Il centurione Pulcro 
al comando della salmeria, ma se d a te o ai tuoi uomini motivo di lamentarsi, allora rivolgiti a me o al
centurione Macrone. Intesi?
S, signore. E, ehm, riguardo il tribuno?
Lui?. Catone si volt a guardare torvo l'uomo. Assicurati che se ne stia da parte e pensi alla
contabilit.
S, signore.
Catone ricambi il saluto dell'optio e si avvi lungo la colonna di pretoriani schierati a riposo su
tutta la lunghezza della strada principale del campo. Ciascun uomo portava solo un mantello arrotolato
oltre allo scudo ovale e alla lancia. Borracce, in spalla, completavano l'equipaggiamento di marcia. Su
entrambi i lati, le tende erano state svuotate e i pochi effetti personali e attrezzature di scorta erano
ammucchiati davanti a ciascuna tenda, pronti a essere prelevati e stipati nei magazzini della
guarnigione di Tarraco. La cosa aveva suscitato qualche brontolio, l'aveva informato Macrone. I
pretoriani nutrivano poca fiducia nell'onest delle truppe ausiliarie della guarnigione. E probabilmente
non avevano tutti i torti, ammise Catone. Un po' dei loro averi sarebbero stati sgraffignati nel tragitto
tra il campo e la citt.
Tende e campo rimasero dov'erano, destinati a essere occupati da una delle coorti in viaggio per
raggiungere la provincia. Di norma, le tende sarebbero state levate e caricate a bordo dei carri e il
campo demolito prima della partenza della coorte. Ma non c'era tempo per quello. E non aveva senso,
dal momento che avrebbe risparmiato alla successiva coorte svariate ore di lavoro massacrante. Anche
quello doveva essere stato motivo di risentimento tra gli uomini, sorrise tra s Catone. A nessun soldato
piaceva l'idea di sgobbare perch altri cogliessero i frutti del suo duro lavoro.
Alla testa della colonna si levavano i sei stendardi del gruppo incaricato di proteggere i colori
della coorte. Ciascuno portava una sola insegna, per la vittoria condivisa con le legioni in Britannia, e
Catone si domand se sarebbero sopravvissuti per ricevere un'altra decorazione per il ruolo svolto nella
sconfitta dei ribelli di Asturica. Il piccolo contingente a cavallo, sotto il comando dell'optio Metello,
aspettava da un lato, con gli uomini che tenevano le redini mentre i cavalli sollevavano i musi soffici e
drizzavano le orecchie impazienti. Uno dei cavalieri teneva un cavallo in pi per il prefetto. Macrone e
gli altri cinque centurioni stavano parlando a bassa voce tra gli stendardi e la porta aperta del campo.
Cimbro stava da solo in disparte, nella pi totale infelicit. Nel vedere avvicinarsi il prefetto, tutti si
misero sull'attenti e salutarono.
Tutto pronto, allora, signore?, domand Macrone.
S. Signori, potete raggiungere le vostre unit.
I cinque centurioni si avviarono a grandi passi, bastoni di vite alla mano, mentre Catone
montava in sella. Macrone accenn all'optio responsabile degli uomini scelti per le loro doti di
cavalieri.
Contingente di ricognizione!, sbrait Metello. Montate!.
Ci furono un bel po' di nitriti e spintoni tra cavalli prima che i pretoriani furono tutti
comodamente in sella, redini in mano. Mentre tornava il silenzio, Catone si volt a guardare la colonna
nella sua lunghezza. Cinquecento uomini. Il massimo che si poteva destinare per difendere la miniera
di Argentium, proteggere i lingotti e impedire alla sommossa di tramutarsi in una sanguinosa e diffusa
ribellione. Al di l del terrapieno posteriore del campo, in mare aperto, divamp il sole nascente, con il
bagliore di un fuoco lontano. Catone alz il braccio.
Seconda coorte pretoriana... Avanzate!.
Cal il braccio in direzione della porta e batt i talloni contro i fianchi del cavallo. La bestia si
incammin, con Macrone accanto e seguita dai pretoriani, uscendo dal campo e avviandosi sulla strada
che attraversava le colline dalle cime rosate fin nel cuore della provincia.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
La piccola colonna di pretoriani mantenne un ritmo costante mentre seguiva la strada tra le
colline e sull'ondulato altopiano a quattro giorni di marcia da Tarraco. Superarono vasti uliveti, campi
di grano e vigneti e attraversarono boschi di querce e pini, e all'inizio gli uomini si entusiasmarono alla
vista dell'abbondanza di cinghiali selvatici e cervi in mezzo agli alberi. Ma non c'era tempo per
fermarsi a cacciare, incalzati com'erano da centurioni e optiones, con l'assordante rimbombo degli
stivali e delle ruote dei carri e la polvere che turbinava attorno al centro e nelle retrovie della colonna.
Dapprima la coorte marci di buona lena, gli uomini parlavano, scherzavano e di tanto in tanto
cantavano in coro una canzone, soprattutto se scurrile. Macrone, in testa alla prima centuria, assecond
volentieri lo spirito allegro. In quanto centurione anziano della coorte, doveva dare l'esempio agli
uomini e cant insieme a loro in modo energico anche se non proprio intonato.
Precedendo di poco la fanteria, Catone cavalcava davanti al contingente a cavallo, dondolandosi
sulla sella da una parte all'altra per osservare il paesaggio circostante e lasciar vagare di tanto in tanto i
pensieri. Era per lo pi assorbito dalla prospettiva di ci che li aspettava nella montagnosa regione
mineraria attorno ad Asturica. Era fondamentale che raggiungessero la miniera il prima possibile, ma
cos facendo avrebbero dovuto resistere pi a lungo nell'attesa di Vitellio e della colonna principale.
Catone si immagin al posto di Iskerbeles. Nel momento in cui il nemico fosse stato avvertito della
presenza della coorte pretoriana, avrebbe senza dubbio raggiunto i romani e tentato di distruggerli.
Sarebbe stata un'occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire. L'annichilimento di un'unit scelta
dell'esercito romano avrebbe procurato a Iskerbeles vasta popolarit. A frotte si sarebbero uniti sotto la
sua bandiera per combattere contro l'impero, il cui governo era considerato da tanti abitanti della
regione rigido e spietato.
Catone non poteva biasimarli. Roma imponeva un fardello dopo l'altro sulle spalle dei popoli
che conquistava. Anche se sfuggivano alla confisca della propria terra che avrebbe dovuto aggiungersi
all'immensa propriet dell'impero, potevano ritrovarsi con una colonia di veterani nei dintorni. I
legionari in congedo avevano l'abitudine di mostrare scarsa considerazione per la terra, la propriet o le
donne dei vicini nativi. Peggio ancora, sapevano fin troppo bene che l'imperatore avrebbe sorvolato su
tutte le loro trasgressioni, a parte le pi gravi. Quindi, in pratica, erano autorizzati a oltraggiare i locali
impunemente. E questi non erano gli unici problemi a tormentare coloro che vivevano sotto il giogo
romano. Dovevano anche avere a che fare con gli avidi esattori, e gli usurai spesso al loro seguito,
pronti a prestare l'argento e l'oro necessari per pagare le tasse a proibitivi tassi d'interesse. Per coloro
che non potevano rimborsare i prestiti, il risultato era una povert ancora maggiore, seguita da rovina e
schiavit. Questo era spesso il prezzo pagato da coloro che vivevano fuori dai floridi centri urbani e
citt dell'impero.
Per quanti beneficiavano dell'imposizione del dominio romano, ce n'erano altrettanti che ci
rimettevano, riflett Catone, che a volte era tentato di mettere in discussione la moralit di servire in un
esercito destinato alla difesa di un tale impero. Ma, d'altro canto, Roma rappresentava ordine,
prosperit e pace. Aveva visto l'alternativa in prima persona e la sua mente torn alle atrocit dei druidi
e dei loro fanatici seguaci, e agli interminabili conflitti tribali e faide del popolo celtico della Britannia.
Non era modo di vivere. Era impossibile creare le condizioni perch filosofia, letteratura, scultura e
belle arti potessero prosperare, e quelle cose erano importanti per Catone, anche se non per la grande
maggioranza dei soldati al cui fianco prestava servizio. Per loro, fare il soldato era fine a se stesso. Uno
stile di vita che non mettevano in discussione e al di l del quale non guardavano.
Ogni tanto i suoi pensieri andavano anche a Giulia e Cristo. Piangeva ancora la perdita della
moglie ma il sentimento era mitigato dal dolore del suo tradimento. Un dolore riacutizzato ogni volta
che posava gli occhi sul tribuno Cristo o che anche solo pensava a lui. Allora perch aveva deciso di
portarlo con s? Per le possibilit che Cristo venisse ucciso dal nemico sollevandolo dalla
responsabilit di vendicarsi in prima persona? Forse era solo arroganza. Forse aveva bisogno della
rassicurazione di essere un uomo migliore e che Giulia aveva commesso uno sbaglio. Ma ormai lei non
sarebbe pi stata in grado di ammetterlo.
Orgoglio..., borbott e scosse la testa amareggiato. Fottuto orgoglio.
Ogni giorno, la colonna marciava per venticinque miglia prima che Catone lasciasse fermare gli
uomini per la notte. L'afa estiva si abbatteva su di loro, costringendoli a strizzare gli occhi alla forte
luce del sole e a sudare cos tanto che le goccioline lasciavano solchi nella polvere che li ricopriva
durante il giorno. Gli ufficiali avevano imposto un severo regime di razionamento dell'acqua e ai
pretoriani non era consentito pi di un sorso dalle borracce a miglia alterne. Ogni qualvolta era
possibile, Catone si fermava al tramonto in vista di un paese o un villaggio dove si potevano reperire
cibo e acqua. Le centurie rompevano le righe e i pretoriani posavano le armi e si accasciavano sull'erba
rada a ciascun lato della strada. I carri avanzavano in mezzo alla coorte, e l i conducenti fermavano i
muli e le razioni serali venivano distribuite ai soldati esausti. Cristo poi prendeva il contingente a
cavallo e proseguiva per l'insediamento pi vicino, dove venivano acquistate le provviste e lasciate
accanto alla strada per essere poi recuperate dai carri il mattino seguente. Se non era troppo lontano,
allora portava con s i carri. L'area interessata dalla sommossa era ancora distante e Catone riteneva
sufficientemente sicuro disporre una linea di picchetto invece che far erigere agli uomini un campo di
marcia. Quando la notte calava sulle colline ondulate, l'aria si riempiva del canto delle cicale, che
raggiungeva un acuto crescendo e si fermava bruscamente, per poi ricominciare.
Per Catone e Macrone, che avevano fatto l'abitudine al clima pi umido e freddo della
Britannia, il caldo era insopportabile ma le sere erano piacevoli e fresche, rendendo quasi inutile la
presenza di fuochi.
La quinta sera, Macrone and a raggiungere l'amico che sedeva, a gambe incrociate con la
schiena contro una roccia, al chiarore delle braci di un piccolo fuoco. Il centurione pos il bastone di
vite e sleg la cinghia sotto il mento per sfilare elmo e calotta imbottita.
Ah, cos va meglio!. Macrone rote la testa e poi si sedette di fronte a Catone. Il primo turno
di guardia  al suo posto e gli altri ragazzi sono pronti per la notte.
Catone annu e lanci un'occhiata alle sagome scure raggomitolate sul terreno in mezzo agli
alberi sparsi che crescevano su entrambi i lati della strada. Alcuni erano ancora seduti a chiacchierare,
ma mancava la tipica atmosfera scherzosa, dell'estenuante ritmo di marcia. Quanti sono rimasti
indietro oggi?.
Macrone tir fuori una tavoletta dalla sacca e si sporse verso le braci per distinguere i segni
incisi sulla cera. Muoveva le labbra mentre faceva i calcoli. Otto hanno mollato. Nel vero senso della
parola, intendo.  stato il caldo. Hanno dovuto raccoglierli e issarli sui carri. Ieri dodici e solo cinque il
giorno prima. Visto che stiamo forzando il passo, non  malaccio. Ma le cifre caleranno una volta che
si abitueranno al ritmo.
Era vero, Catone lo sapeva. Gli uomini che non erano abituati a marciare tendevano a trovare
pi difficili i primi giorni e poi facevano il callo. A quanto pare i nostri amici pretoriani hanno
bisogno di fare un po' i soldati come si deve.
Allora sono capitati con gli uomini giusti. Macrone chiuse la tavoletta e la mise via; poi prese
un pezzo di manzo essiccato e ne strapp una striscia con i denti, masticandola con vigore. Catone
aspett che inghiottisse prima di parlare di nuovo.
Che idea ti sei fatto di loro?.
Macrone si gratt i capelli arruffati mentre raccoglieva i pensieri. Addestramento e disciplina
sono buoni. E anche il morale. Hanno la ferma convinzione di essere i soldati migliori di tutto
l'esercito. Hanno buoni motivi per crederlo, naturalmente, visto che in gran parte sono stati selezionati
dalle legioni come ricompensa per il coraggio dimostrato in azione e l'ottimo stato di servizio. Perfino
quelli arruolati direttamente nella guardia sono stati scelti perch erano abbastanza grossi e tosti per
stare accanto agli altri. Perci dovrebbero andare bene.
Ma....
Macrone sorrise. Ma sceglierei sempre e comunque i ragazzi della Seconda Augusta rispetto a
loro. Senza azione regolare e condizioni difficili da superare, come  stato per noi al confine, anche i
soldati migliori perdono smalto.
Vero.
A ogni modo, avranno modo di dimostrare quanto valgono ben presto. Macrone strapp
un'altra striscia di manzo e lavor furiosamente di mascelle per ammorbidire la carne coriacea prima di
mandarla gi. Non si pu dire che il nostro amico Cimbro aspetti con ansia di affrontare i ribelli. Ogni
volta che lo guardo ha l'aria di aver bevuto succo di ortica.
Puoi dargli torto? La sua citt natale  stata saccheggiata dai ribelli e proprio quando pensava
di essere al sicuro,  stato costretto a venire in battaglia con noi.
Se fossi al posto suo, vorrei tornare a riprendermi casa mia e dare ai ribelli una cazzo di
batosta.
S, proprio cos. Catone sorrise e poi continu. E che mi dici degli ufficiali? Li ho tenuti
d'occhio, ma tu cosa ne pensi?
I veterani sono bravi, come previsto. Soprattutto Secondo. Un vero mastino. Gran parte degli
altri sono tosti e sanno il fatto loro, e come ottenere il meglio dai propri uomini. Quasi nessuno di quelli
rimasti indietro viene dalle loro centurie. La maggior parte appartiene a Porcino. Macrone schiocc la
lingua. Se la sta vedendo brutta. Gli manca la forma fisica e quasi non riesce a stare al passo con i suoi
uomini. Sarei sorpreso se non lo trovassimo sui carri col resto dei posapiano domani.
Quello che temevo. Catone riflett sulla situazione per un momento. Se non si mette in
forma alla svelta, allora dovr trasferirlo alla salmeria e assegnare la Quinta centuria a Pulcro.
Macrone gonfi le guance. Trovi che sia prudente? Non pu farci alcun danno al comando dei
carri, ma se vuole causare problemi, pu farlo al comando di ottanta pretoriani.
Siamo sulla stessa barca. Se restiamo uniti, potremmo venirne fuori vivi. Perfino Pulcro deve
rendersene conto. Ma per adesso lui resta dov'. Terremo d'occhio Porcino. Se non ci saranno
miglioramenti, viene retrocesso alla salmeria.
Mi sembra giusto.
Catone bevve un sorso dalla borraccia. L'acqua era calda e offr poco ristoro. Rimise il tappo al
suo posto. E Petillio?
Ah, lui s che  un bel rompicapo. Se ne va in giro tronfio come un idolo del teatro
pomeridiano. Tiene la barba curata, i capelli acconciati e, se non sapessi altrimenti, giurerei che il
bastardo usi un tocco di kajal per far risaltare gli occhi.
Davvero?. Catone era esterrefatto. No,  assurdo. Nessun soldato seguirebbe un uomo come
quello.
Forse nessun vero soldato, ma un pretoriano forse s. Dopo tutto, hanno visto abbastanza
stranezze in giro per il palazzo imperiale da bastare a un soldato normale per tutta la vita. Immagino ci
abbiano fatto l'abitudine. In ogni caso, sembra popolare tra i suoi ragazzi. A loro piace.
Giove non ha creato i centurioni perch piacessero, Macrone. Li ha creati perch fossero
burberi, aggressivi e inflessibili, pronti a menare il bastone. Rispettarli, s. Ma apprezzarli? In certe
situazioni, essere apprezzati pu rivelarsi una cosa pericolosa.
Macrone aggrott la fronte. Che tipo di situazioni?
Oh, non lo so. Chi pu dire a che gioco gli di vogliano giocare con noi? Sto solo dicendo, in
linea di principio, che non  propriamente opportuno per un centurione risultare simpatico ai suoi
uomini. Catone raccolse un ciottolo e lo lanci tra le braci, dove atterr in una minuscola esplosione
di faville.
A ogni modo, continu Macrone, Petillio  tosto quanto i suoi uomini. Insiste per portare il
proprio equipaggiamento. Spero solo che sappia usare la spada, quando sar il momento, e non si
preoccupi troppo di proteggere il suo bel faccino. Chiss che effetto potrebbe avere una brutta cicatrice
sulle donne di Roma.
Le parole furono dette senza offesa, Catone lo sapeva, ma comunque non pot fare a meno di
toccarsi la linea di tessuto cicatriziale rialzato che gli solcava fronte e guancia. Era stato quello ad
allontanare Giulia? Prima non l'aveva ritenuta deturpante. Forse lo era, e Giulia aveva preferito la
faccia intatta di Cristo. Si schiar la voce con un sommesso ringhio.
E che mi dici del tribuno?.
Macrone tir su del muco per sbarazzarsi degli ultimi brandelli di manzo tra i denti e sput da
un lato. Non  un soldato. Di certo non un ufficiale.  fin troppo taciturno e anche se ce la fa appena a
comprare qualche provvista dai locali, non gli affiderei mai il comando di uomini in battaglia. Sarebbe
stato meglio se fosse rimasto a Roma, a disegnare i suoi carri eleganti. Proprio mi sfugge perch
Vitellio l'abbia incluso in questa piccola avventura.
Gi, me lo sono chiesto anch'io. Per Catone, l'unica ragione sensata che poteva spiegare la
presenza di Cristo era che Vitellio fosse stato a conoscenza della sua relazione con Giulia e pensasse di
servirsene per tormentarlo. Riteneva il legato capace di una cosa del genere. Alz gli occhi e sorprese
Macrone a guardarlo con aria curiosa. Cosa c'?
C' qualcosa che dovrei sapere sul conto di Cristo?
Che vuoi dire?
C' un motivo per cui  dovuto venire con noi? Altrimenti non ne vedo la ragione, dato che
avremmo potuto lasciarlo a Tarraco.
Catone fece una pausa e poi replic in tono neutro: Cristo  assegnato alla coorte. Ho deciso
che dovesse avere la possibilit di andare in azione insieme agli uomini.
Macrone parve dubbioso. Tutto qui?
S.
Il centurione rimase a fissarlo per un momento, poi si strinse nelle spalle. Se lo dici tu.
Cal un imbarazzato silenzio prima che Macrone parlasse di nuovo. Va tutto bene, ragazzo?
Sei stato parecchio distante in questi ultimi giorni. Assorto.
Sto bene. Grazie, centurione Macrone. Catone si avvolse nel mantello e si mise disteso.
Adesso, se non ti dispiace, devo dormire. Faresti bene a dormire il pi possibile anche tu.
Buonanotte.
Macrone rimase spiazzato dai modi bruschi dell'amico. Ma ormai conosceva bene gli stati
d'animo di Catone e sapeva quando era il caso di lasciarlo in pace. Va bene. Buonanotte, signore.
Quando la coorte emerse dalle colline al di l della colonia militare di Cesaraugusta, i pretoriani
avanzarono lungo le pianure riarse che si estendevano sul territorio della trib dei Celtiberi. Le tuniche
biancastre dei soldati si macchiarono di terra rossa e la pelle si copr di sporcizia. Solo quando si
accampavano nei pressi di un fiume, gli uomini avevano modo di pulire se stessi e l'equipaggiamento,
ma alla fine della giornata successiva tutto era di nuovo sudicio. Come Catone aveva sperato, gli
uomini divennero sempre pi assuefatti alle difficolt della marcia e quelli che restavano indietro si
erano ridotti a una manciata. Alcuni dei pi anziani, e meno in forma, ce l'avevano fatta fino alla
colonia militare ma non oltre, e cos erano stati lasciati a riposare l nell'attesa della colonna principale.
Perfino il centurione Porcino rimase con la coorte, mostrando la propria determinazione nel condurre la
centuria nonostante le vesciche ai piedi che scoppiavano lasciando la carne viva.
I segni di insediamento erano molto pi sporadici, con solo qualche fattoria di tanto in tanto, i
cui abitanti tiravano a campare in un ambiente ostile, rovente d'estate e freddo d'inverno. L'attivit dei
villaggi che incontrarono era ridotta al minimo per gran parte della giornata, dal momento che i locali
restavano all'ombra o al fresco degli spazi bui all'interno delle loro abitazioni. Le capre si stringevano
al riparo di ogni albero che riuscivano a trovare e i muli, legati a pali, sopportavano stoici calura e
mosche.
Verso le dodici del quindicesimo giorno da quando avevano lasciato Tarraco, Catone come al
solito cavalcava a breve distanza dalla testa della colonna. Il sole splendeva nel cielo limpido e
l'orizzonte scintillava come se un sottile strato di acqua argentea scorresse tra cielo e terra. Dietro di lui,
la coorte procedeva con un costante frastuono di stivali chiodati, ruote bordate di ferro e il cigolio degli
assi dei carri che affrontavano la superficie sconnessa della strada. Poi, pi avanti, Catone scorse una
macchia scura al di sopra della caligine. Mentre si schermava gli occhi per vedere meglio nella forte
luce, la macchia si sciolse in una fila di figure, accompagnate da numerosi cavalieri a ciascun lato.
Seguivano quattro grandi carri. Prov un brivido di inquietudine all'eventualit che quegli uomini
potessero avere notizie dei ribelli. C'erano ancora un centinaio di miglia da percorrere prima di arrivare
alla regione mineraria nei pressi di Asturica, ma era possibile che il raggio d'azione dei ribelli fosse
molto pi ampio.
Catone tir le redini, lasciandosi raggiungere dal contingente a cavallo, e mand a chiamare
Cimbro prima di continuare lungo la strada. Man mano che lo spazio tra le due unit diminuiva, riusc a
distinguere maggiori dettagli. Il cavaliere in testa al gruppo aveva un piccolo riparo eretto sulla sella,
ma non c'era alcuna protezione dal sole per la lunga fila di uomini laceri che arrancavano dietro di lui
in catene. I cavalieri a ciascun lato, a guardia degli schiavi, portavano cappelli di paglia e di tanto in
tanto colpivano i prigionieri con lunghi bastoni perch continuassero a muoversi. In fondo, avanzavano
lenti i carri. In quanto comandante di una colonna militare, Catone aveva diritto di precedenza e rimase
al centro della strada. Quando non pi di un centinaio di passi separarono i due gruppi, il mercante di
schiavi alz una mano e indic ai suoi uomini di farsi da parte. Le guardie fermarono gli schiavi e li
guidarono verso il ciglio della strada.
Rassicurato che i suoi timori erano senza fondamento, Catone spron il cavallo al trotto e
raggiunse il cavaliere seduto sotto al riparo.
Buongiorno, cittadino, lo salut.
Il mercante di schiavi replic alzando uno scacciamosche e annu mentre Catone si fermava
vicino a lui. Era un omone dall'espressione seria e la pelle cos butterata che la faccia assomigliava a
una grossa arancia, ormai non pi fresca.
Mi chiedevo quando avrei finalmente visto dei soldati. L'uomo parlava con l'inconfondibile
accento della Suburra di Roma. Cominciavo a chiedermi se il governatore avesse ceduto l'intera
provincia a quei fottuti ribelli. State andando a occuparvi di loro?
I miei ordini non ti riguardano. Qual  il tuo nome?
Mico Escleo, di Sportimus, dove sono diretto. A fare il mio inventario, il pi lontano possibile
da quella marmaglia ribelle.
Inventario?.
Escleo indic la fila di schiavi. Quelli erano destinati alle miniere, ma non appena ho saputo
della rivolta, mi sono diretto a est. Quando voi altri avrete fatto il vostro lavoro, allora li riporter
indietro e li mander a quelle miniere sopravvissute alla sommossa. Guard oltre Catone, verso
Macrone e la prima centuria in avvicinamento lungo la strada. Pretoriani?.
Catone annu, si guard attorno, e poi vide Cimbro venire verso di lui. Si gir di nuovo verso il
mercante. L'imperatore ha mandato gli uomini migliori a occuparsi della rivolta. C' la mia coorte, e
altre sette a seguire, insieme alle truppe ausiliarie.
Non c'era niente di male nel fornire quelle informazioni all'uomo, nella speranza che ci
dimostrasse il desiderio da parte di Roma di mandare forze consistenti a stroncare la rivolta. Mercanti
come Escleo erano latori di pettegolezzi, notizie e panico. Sarebbe stato meglio se avesse contribuito a
diffondere la notizia riguardante l'invio di soldati destinati a distruggere Iskerbeles e i suoi seguaci.
Catone fu contento di vedere l'espressione rassicurata dell'uomo.
Bene. Mi fa piacere saperlo.
Arriv Cimbro, ansante e madido di sudore nel caldo asfissiante. Catone fece le presentazioni e
poi fece un cenno nella direzione da cui erano venuti Escleo e il suo corteo di umanit varia. Non ho
ricevuto rapporti recenti da Asturica. Hai idea di quanto si sia diffusa la rivolta?.
Il mercante di schiavi apparve sorpreso. Asturica? Stai scherzando. L'ultima notizia, due giorni
fa, era che i ribelli si sono spinti a est, fino a Pallantia, razziando ville e piccoli centri. Adesso a loro si
sono uniti uomini dalle trib dei Vaccei e degli Arenaci.
Catone lanci un'occhiata a Cimbro e vide che era inorridito. Quanto distiamo da queste
trib?
Una giornata di marcia, rispose la guida. Due, al massimo. Forse ci stanno tenendo d'occhio
in questo stesso momento.
Cimbro allung il collo e si guard attorno agitato, ma non c'era traccia di movimento per
miglia su entrambi i lati della strada. Alz lo sguardo su Catone. Se la rivolta si  diffusa fino a questo
punto,  una follia continuare, signore. La strada passa proprio attraverso il territorio degli Arenaci. I
ribelli saprebbero della nostra presenza giorni prima di arrivare in prossimit della miniera. Finiremmo
dritti in una trappola. Meglio tornare a Tarraco, concluse implorante.
Niente da fare, replic Catone. Ho i miei ordini. Continuiamo.
Escleo si diede un leggero colpetto sulla spalla. Ha ragione. Chiunque si diriga ad Asturica
lungo questa strada sar avvistato dai ribelli di vedetta. Se avevi intenzione di sorprendere Iskerbeles e
i suoi ragazzi, allora sar meglio che ci ripensi, prefetto. Per come stanno le cose, corri il rischio che vi
tendano una trappola. E non per mancare di rispetto agli uomini migliori dell'imperatore, ma siete in
inferiorit numerica di almeno dieci a uno, e combatterete sul loro terreno. Non credo abbiate
speranze.
Catone era accaldato, stanco e stava ormai perdendo la pazienza.  quello il mio problema.
Dovr farci i conti. Visto quello che dici, non c' tempo da perdere. Ti auguro buona fortuna, Mico
Escleo.
Catone diede uno strattone alle redini e riport il cavallo sulla strada, facendo segno ai
pretoriani in sella di continuare l'avanzata. Cimbro si mise a correre accanto a lui, la faccia ancora
arrossata dall'agitazione.
Prefetto, non puoi dire sul serio. Non possiamo proseguire oltre. Ci staranno aspettando.
Saremo fatti a pezzi.
Basta cos, Cimbro. Non ho bisogno della tua opinione al riguardo. Sei qui per guidarci, tutto
qui. Adesso torna alla salmeria prima che ti faccia frustare.
Cimbro apr la bocca per protestare ma vide il pericoloso brillio negli occhi di Catone ed ebbe il
buonsenso di tacere, facendosi da parte per lasciar passare la colonna. Catone continu a cavalcare,
osservando la fila di schiavi. Erano forse gli esemplari pi malridotti che avesse mai visto. Magri,
inzaccherati, quasi nudi, la pelle sudicia. Molti avevano gli occhi spenti, altri ricambiarono il suo
sguardo con odio palese. Se questo era il tipo di uomini che si spezzavano la schiena nelle miniere
attorno ad Asturica, allora avrebbero avuto ogni motivo di combattere nel caso fossero stati liberati da
Iskerbeles e si fossero uniti alla rivolta. Il desiderio di vendicarsi dei vecchi padroni li avrebbe divorati,
rendendoli nemici formidabili. Catone rabbrivid a quel pensiero e spron il cavallo a un leggero trotto
fino a che ebbe superato gli ultimi schiavi e i pesanti carri al loro seguito. Pi avanti, il rovente
paesaggio non sembrava pi deserto. L fuori, il nemico era in attesa e forse stava gi tenendo d'occhio
Catone e i suoi, con il cuore colmo di crudele determinazione a distruggere la coorte pretoriana fino
all'ultimo uomo.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Non si era ancora scorta traccia del nemico quando la coorte si ferm a due giorni di marcia da
Pallantia, in mezzo a ondulate colline e radi gruppetti di querce stentate. C'erano stati numerosi altri
incontri con quelli che fuggivano dalla regione interessata dalla rivolta. Mandriani, mercanti e altri
schiavisti, tutti nel disperato tentativo di portare con s quanta pi ricchezza possibile e sottrarsi al
pericolo della diffusa influenza di Iskerbeles. Alcuni riferirono del crollo dell'autorit romana
nell'entroterra delle citt che un tempo controllavano le zone circostanti. Svariati esattori erano stati
uccisi, le coltivazioni saccheggiate e i proprietari terrieri e gli amministratori ammazzati. Alcuni
riportarono racconti morbosi riguardanti orribili torture inferte alle vittime dei ribelli prima di essere
finalmente uccise.
Catone aveva parlato con alcuni sfollati senza farsi sentire dai suoi uomini, servendosi di
Cimbro solo nel caso di viaggiatori che non parlavano il latino n il greco. Nonostante tutto, le voci di
quanto li aspettava arrivarono alle orecchie dei pretoriani, il cui umore divenne notevolmente pi cupo
e circospetto. Erano partiti da Roma con l'idea di impartire ai ribelli asturiani una rapida e sonora
lezione, ma adesso cominciavano a rendersi conto della portata del pericolo a cui stavano andando
incontro.
Mentre il sole calava verso l'orizzonte, la luce morente bruniva gli alberi e proiettava lunghe
ombre sull'erba secca. A circa un miglio, un piccolo villaggio sormontava la cima di una collina,
offrendo un'ottima visuale sul paesaggio circostante. Non appena i pretoriani raggiunsero il sito per
accamparsi scelto da Catone, ciascuna centuria ebbe il permesso di rompere le righe e gli uomini
deposero scudi, lance ed elmi, accasciandosi al suolo a riposare, mentre gli optiones tracciavano i
confini e i centurioni assegnavano uomini al gruppo destinato alla ricerca di cibo. A breve distanza, il
contingente a cavallo stava rimuovendo selle e imbragature e delimitando una zona in cui far pascolare
le bestie.
Catone si sleg il focale e si asciug il sudore dalla fronte prima di dedicarsi alla trafila di
incombenze serali. Tanto per cominciare, c'era il tribuno Cristo, che gli sottoponeva il registro per
approvare il prelievo di cinquecento sesterzi dal forziere della coorte per acquistare viveri dal villaggio
vicino. Le razioni per il pasto serale furono scaricate. Mentre i carri si allontanavano rimbombando
lungo una pista secondaria che portava al villaggio, Macrone lo raggiunse, con le guance bruciate dal
sole, tavoletta di cera alla mano, pronto a riferire il numero di ritardatari, malati e uomini idonei in
ciascun settore.
Non una brutta giornata, comment mentre consegnava la tavoletta a Catone. Cinque a terra
per un colpo di calore, due ancora sui carri da ieri e, questa ti piacer, uno degli uomini della salmeria
preso a calci da un mulo. Il centurione Pulcro, per l'esattezza.
Catone alz lo sguardo speranzoso.  grave?
Vivr, purtroppo. Ma  rinvenuto con un terribile mal di testa e un bozzo grosso quanto una
mela. Niente che migliorer la sua indole gi allegra.
Si scambiarono un sorriso e poi Catone indic il pi vicino gruppetto di querce, a circa mezzo
miglio. Il gruppo di approvvigionatori pu prendere la legna da l. Cinquanta uomini dovrebbero
bastare.
Macrone annu e poi scrut il paesaggio dall'aria placida.  tempo di un vero campo di marcia,
non credi? Dormirei pi tranquillo con un fossato e un terrapieno attorno a me.
Catone aveva gi preso in considerazione l'idea, tenendo conto della stanchezza degli uomini e
del bisogno che conservassero le energie per l'ennesimo giorno di marcia l'indomani, sotto la possibile
minaccia di un'azione nemica. I ricognitori a cavallo che aveva mandato in avanscoperta e a ciascun
lato della colonna non avevano riferito presenza di ribelli.
Domani. Staremo al sicuro per questa notte.
Tuttavia....
La decisione  presa. Catone pest lo stivale sul terreno riarso. E gli uomini non ti
ringrazierebbero se dovessero interrompere il loro riposo per costruire un terrapieno e scavare un
fossato.
Macrone si accigli e rivolse all'amico un'occhiata critica. Da quando ci interessa ricevere i
loro ringraziamenti, signore? Tu dai l'ordine e io li faccio rimettere in piedi, attrezzi alla mano, pi
veloci di quanto ci mettano a cuocere gli asparagi4.
Ne sono certo. Ma mi serve che siano in forma per quando incontreremo i ribelli. Perci
stanotte lasciamoli riposare. A breve avranno bisogno di tutte le loro forze.
Macrone sospir. Come desideri, signore. Vado occuparmi dei turni di guardia, allora.
Si allontan a grandi falcate, lasciando Catone un po' rammaricato per il brusco atteggiamento
avuto nei confronti del centurione. Macrone non se lo meritava. La stanchezza di Catone e la crescente
tensione all'approssimarsi ad Asturica non costituivano una giustificazione accettabile. Non poteva
scusarsi direttamente con Macrone, perch l'avrebbe visto come un segno di debolezza, perci doveva
trovare qualche altro modo per rimediare. Pochi ufficiali del suo rango si sarebbero fatti prendere da
preoccupazioni simili, questo lo sapeva, ma lui rifiutava di essere come loro, nonostante volesse
riuscire e guadagnarsi il loro rispetto. Ma alle sue condizioni.
Il rimbombo delle ruote dei carri lo riscosse da quei pensieri e, alzato lo sguardo, vide Cristo
fare loro segno di avanzare. Sull'ultimo sedeva Pulcro, con le gambe penzoloni, una mano sulla testa e
l'altra stretta alla sponda del carro. Catone non riusc a trattenere un sorriso di gioia a quel
capovolgimento di posizioni. Quanto erano cambiate le cose nei dieci anni da quando si era arruolato.
L'uomo che gli aveva reso la vita un inferno in terra era adesso un essere senza alcuna importanza, un
mostro reso inoffensivo e patetico. Rimase a guardare i carri allontanarsi per un momento e poi chiam
Metello perch portasse cibo e vino annacquato per lui e Macrone.
Mentre il sole cominciava a tramontare dietro una fila di colline lontane, il campo si fece
placido e silenzioso. Le conversazioni erano sommesse, l'aria immota e iniziava il frinire dei grilli. Gli
uomini avevano raccolto sterpaglia per farne giacigli per la notte e alcuni avevano cominciato a
sgombrare il terreno per i fuochi da campo ricoperto d'erba secca. Un fuoco che ardeva senza controllo
poteva rapidamente incendiare gli steli ingialliti e propagarsi al minimo alito di vento, consumando
tutto il combustibile sul suo cammino. Quando i primi fuochi furono accesi, gli uomini versarono le
razioni di orzo, carne salata e pane nei piccoli calderoni sospesi ai treppiedi di ferro e un aroma di legna
bruciata e cibo cotto si lev su tutto il campo.
C'era ancora un gruppo di foraggiatori che tagliava legna dagli alberi e il flebile suono delle
asce arrivava alle orecchie di Catone, seduto su uno sgabello pieghevole per stilare un rapporto con le
scarne informazioni sulla rivolta che aveva raccolto da quelli incontrati sulla strada per Asturica. La
luce obliqua rendeva facile tenere traccia dei segni che incideva con cura sulla cera delle tavolette.
Avrebbe affidato il rapporto al primo mercante in cui si fossero imbattuti il giorno seguente, con severe
istruzioni affinch fosse consegnato il prima possibile al legato. Se entro mezzogiorno la colonna non
avesse incontrato nessuno, allora Catone avrebbe rimandato uno degli uomini a cavallo a Tarraco.
Metello arriv con una brocca, un cestino e una fumante pentola di ferro. Catone alz un dito.
Un momento.
Concluse il rapporto, lo firm e chiuse di scatto le tavolette, posandole accanto a s, proprio
mentre Macrone li raggiungeva, sfilandosi la cotta di maglia dalla testa. Il centurione lasci cadere a
terra la corazza.
Dannazione, che sollievo! Non so chi sia pi cotto, io o la cena. Si protese verso la pentola
che Metello aveva posato in mezzo a loro e annus. Mmmm! Ottimo. Non  la solita poltiglia di carne
e orzo.
Ho aggiunto delle erbe, signore. Le avevo comprate a Tarraco. E un po' di zafferano. Ho
pensato che un cambiamento vi avrebbe fatto bene.
Bravo ragazzo. Macrone diede un buffetto sulla schiena dell'optio e si mise a sedere accanto
a Catone. Siamo tutti pronti per la notte, signore. Petillio e i suoi uomini sono di guardia. Aspettiamo
solo che tornino gli ultimi foraggiatori e i carri per mettere i picchetti.
Molto bene, replic Catone, prendendo la gavetta che gli aveva riempito Metello. Poi si
ferm e si volt a guardare verso il villaggio. Ormai Cristo doveva essere gi di ritorno, ma non c'era
segno dei carri e n si vedevano movimenti da quella direzione. Neanche il pi sottile filo di fumo dalle
case mentre anche gli abitanti si preparavano a cenare.
Avvert una gelida fitta lungo la schiena e la stanchezza e la fame di un istante prima
scomparvero. Catone si alz e fece qualche passo in direzione del villaggio prima di fermarsi a
guardare, aguzzando la vista e le orecchie, alla ricerca di eventuali suoni che confermassero i suoi
timori.
Cosa c', ragazzo?, domand Macrone.
Silenzio!. Catone alz una mano e osserv il villaggio senza vita. Poi si volt verso gli alberi,
dove i foraggiatori continuavano a lavorare sodo. In quel momento scorse il fioco riflesso del sole sul
metallo nella macchia sul pendio oltre gli alberi.
 il nemico. Dobbiamo richiamare all'istante i foraggiatori.
Il nemico?. Macrone aggrott la fronte, sforzandosi di vedere ci che aveva avvistato Catone.
Dietro gli alberi. Se ho ragione, sono anche nel villaggio. Non voglio che ci sorprendano
all'aperto. Macrone, da' l'allerta. Quando la coorte  pronta, e i foraggiatori sono al sicuro, dirigiti al
villaggio.
E tu dove sarai?.
Catone indic il villaggio. Lass. A meno che non mi sbagli, Cristo  nei guai. E poi, ci serve
il villaggio. Se riusciamo a prenderlo, allora avremo un posto dove difenderci meglio. Hai i tuoi ordini,
perci va'!.
Macrone agguant cotta e spada. Metello era impalato, con la brocca in mano, pronto a versare.
Scroll via la sorpresa e pos la brocca.
Tu!, ordin Macrone al pretoriano pi vicino. Corri dai foraggiatori. Di' loro di mollare tutto
e tornare di corsa al campo.
La placidit di un momento prima fu infranta quando Macrone si mise a correre verso il cuore
del campo, gridando: Centurioni! A me.
Catone recuper l'elmo e ordin a Metello di accompagnarlo, e insieme corsero ai cavalli, che
gli uomini erano intenti a strigliare con zolle di erba secca prima di provvedere ai propri bisogni.
Metello, falli preparare e montare in sella immediatamente!.
Lasciato l'optio a eseguire gli ordini, Catone continu a correre in direzione del villaggio e poi
si ferm. Il cuore gli batteva forte contro le costole. Si sforz di sentire al di sopra del rimbombo nelle
orecchie, ma poi lo ud, un debolissimo clangore metallico di lame. Torn dal contingente a cavallo
mentre si infilava calotta e elmo, serrando con forza le cinghie e sentendo il cuoio affondare nella pelle
del mento. Metello e i suoi uomini stavano sellando i cavalli in tutta fretta e si aiutavano a vicenda a
indossare le corazze. Il cavallo di Catone fu uno dei primi a essere pronti e il prefetto si iss
rigidamente in sella, sistemandosi tra i corni. Spron la bestia a partire, staccandosi dalle altre e dalla
polvere che sollevavano per avere una visuale migliore dell'imminente minaccia alla coorte.
Poi vide il primo dei carri venire a gran velocit dalle costruzioni del villaggio, con il
conducente che sferzava furioso i muli lungo la pista che portava alla pianura. Era evidente che il carro
rischiasse di travolgere le bestie. Il conducente se ne accorse all'ultimo momento e moll la frusta per
tirare con forza la leva del freno. Il carro sband da un lato e cominci a inclinarsi, fino a che il moto di
inerzia si esaur e il veicolo ricadde pesantemente sulle quattro ruote, rovesciando diverse anfore che
finirono in pezzi mentre continuava la sua corsa.
Catone si volt sulla sella e vide che l'uomo mandato ad avvertire i foraggiatori li aveva
raggiunti. Erano appena visibili, figure indistinte che si confondevano con i tronchi delle querce, al di
l delle quali l'arancione acceso del cielo impediva di vedere bene. Ma il nemico era l, in controluce
sull'altura dietro agli alberi, una linea di uomini, per lo pi a piedi, che scendeva alla carica lungo il
pendio. Dal campo alle spalle di Catone giungevano le grida di optiones e centurioni che scuotevano i
loro uomini, imprecando contro coloro la cui stanchezza ne rallentava le reazioni. La voce di Macrone
si lev chiara sopra a tutte.
In piedi, cazzo, razza di cani! Siete soldati? Ho visto vecchie puttane disfatte rimettersi in
piedi pi in fretta di voi bastardi!.
Un altro carro emerse dal villaggio, poi uno dei pretoriani, zoppicante. Quasi tutti gli uomini
erano in sella e Catone si port una mano a coppa attorno alla bocca per farsi sentire al di sopra delle
urla degli altri ufficiali. Contingente a cavallo! A me!.
Quelli in sella tirarono le redini e andarono a raggiungere il prefetto, mentre gli ultimi compagni
finivano di indossare la corazza, prendere le armi e montare a cavallo. Catone non aspett i ritardatari e
lanci il cavallo al galoppo sulla pianura in direzione del villaggio. I cavalieri raggiunsero ben presto il
primo dei carri, che ancora procedeva a tutta la velocit di cui i muli erano capaci, sollevando polvere
rossa con le corte zampe e gli zoccoli. Catone alz una mano per arrestare il carro e il conducente
ferm gli animali.
Cos' successo?
Imboscata, signore. Al centro del villaggio. L'uomo ansimava.
Quanti?
Non so, signore. Sono sui tetti, per lo pi. Usano fionde e sassi. Decine e decine.
Capisco. Torna al campo. Non perdere altro carico.
Il conducente annu, riprese la frusta e la fece schioccare sui muli per incitarli a rimettersi in
movimento. Catone affond i talloni nei fianchi del cavallo e si lanci sulla pista che portava all'altura
sulla quale sorgeva il villaggio. Altri carri erano sfuggiti alla trappola e, man mano che i cavalieri
raggiungevano le pendici dell'altura, Catone vide i primi nemici, che si muovevano sui tetti vicino alla
periferia del villaggio attaccando i romani. Condusse i suoi uomini sul sentiero sconnesso e si ferm al
limitare del villaggio, dove si trovava un corpo di guardia di legno.
Smontate! I primi cinque tengano i cavalli. Il resto, con me!.
Preso uno scudo da uno di quelli rimasti con i cavalli, Catone sguain la spada e attese che i
pretoriani prendessero posizione dietro di lui. Poi, con lo scudo alzato e tenuto davanti a s, entr nel
villaggio. La strada era larga abbastanza per i carri e le costruzioni a ciascun lato erano di pietra al
primo piano, poi di legno e gesso in alto, con tetti piatti quasi ovunque. Poco pi lontano si udivano
voci e grida, insieme al tonfo di armi sugli scudi e il clangore di lame. Catone pass davanti a una porta
aperta e lanci un'occhiata all'interno in ombra, dove il corpo di un vecchio giaceva a pancia in gi, con
una pozza di sangue secco sotto di s. Dunque alcuni abitanti avevano opposto resistenza o, per lo
meno, si erano rifiutati di unirsi ai ribelli.
Poi un movimento fulmineo in alto a sinistra avvis Catone del pericolo. Alz lo sguardo e vide
un uomo barbuto e scarmigliato in piedi sul parapetto del tetto. Il ribelle digrign i denti e fece per
sollevare una roccia sulla testa con entrambe le mani. A Catone si mozz il fiato.
Su gli scudi!.
I pretoriani spinsero in fuori il braccio sinistro e alzarono lo scudo per proteggersi la testa.
Appena in tempo. Ci fu un sonoro schianto e l'uomo accanto a Catone grugn quando l'impatto gli
spinse lo scudo contro l'elmo.
Non fermatevi!, ordin Catone. Con me!.
Altri nemici furono avvertiti della loro presenza e ben presto si scaten una pioggia di sassi
scagliati dai tetti intorno. Ma i pretoriani non persero la calma e seguirono il prefetto lungo la strada;
girarono un angolo e si trovarono davanti uno spazio aperto, squadrato, nel quale i restanti carri,
cinque, erano ancora intrappolati. Met dei muli erano a terra, con squarci insanguinati sulla pelle
ruvida. Alcuni si agitavano debolmente mentre altri lanciavano versi strazianti. Quelli ancora in piedi,
impossibilitati a muoversi, ragliavano in preda al panico. Catone vide che sei pretoriani erano a terra,
quattro immobili, mentre gli altri due, tra cui Cristo, erano andati a rifugiarsi sotto i carri. Tre carri
erano leggermente distanziati e i sopravvissuti della salmeria erano raggruppati in mezzo a essi mentre
lanci di fionde e sassi si abbattevano sulle strutture di legno dei veicoli. I tetti circostanti erano bordati
da nemici, che lanciavano brutali minacce e imprecazioni e intanto tentavano di colpire i soldati romani
e i muli.
Seguitemi!, ordin Catone al di sopra di quella cacofonia.
Restando uniti, e protetti dagli scudi, Catone e quindici pretoriani avanzarono sul terreno aperto
verso i carri. Subito i ribelli rivolsero la mira sui nuovi arrivati, bersagliandoli furiosamente. I romani
avevano quasi raggiunto i carri quando l'uomo accanto a Catone barcoll da un lato con un grugnito di
dolore. La gamba....
Abbassato lo sguardo, Catone vide il sangue scorrere da una ferita da fionda. Aiutalo, Metello!
Non fermatevi, ragazzi!.
La vittima li rallent ma, poco dopo, raggiunsero il riparo offerto dai carri e si accovacciarono
con Cristo e gli altri, mentre sassi e proiettili si abbattevano sulle grandi ruote e le alte sponde dei
veicoli.
Grazie agli di siete qui, signore, disse il tribuno. Pensavo che fossimo spacciati.
Catone osserv gli altri sopravvissuti, sette pretoriani, compreso il centurione Pulcro. Alcuni
erano molto scossi, ma altri lo guardarono con caparbia determinazione in attesa di ordini; veterani
delle legioni, dunque, pens Catone. Si rivolse a Cristo.
Io non darei ancora niente per scontato, tribuno.
Non possiamo restare qui. Cristo abbass di scatto la testa quando un colpo di fionda
scheggi la sponda del carro sopra di lui, inondandolo di frammenti di legno.
L'avevo gi capito da me, grazie, replic asciutto Catone, e alcuni degli uomini riuscirono
perfino a esibire un breve ghigno. Qualche carro  riuscito a fuggire. Avremo salvato un po' di
provviste, per lo meno.
Provviste?. Cristo era sbigottito. Che importanza ha, per gli inferi?.
Catone indic le anfore ridotte in frantumi attorno ai carri, circondate da pozze di vino e acqua.
Nella piazza erano riversi anche sacchi di orzo, per lo pi lacerati, con il contenuto versato a terra.
Ecco cosa fa andare avanti gli uomini, tribuno. Salveremo quello che possiamo, se ne abbiamo la
possibilit. In questo momento, siamo bloccati qui. Se proviamo a muoverci, ci colpiranno con tutto
quello che hanno. Se restiamo fermi, alla fine esauriranno le munizioni e dovranno venire a prenderci
di persona.
Che ci provino, ringhi Metello, dando un colpetto al fodero della spada. Vedranno di che
pasta sono fatti i pretoriani.
Questo  lo spirito giusto, replic Catone. Poi si prepar e alz la testa quel tanto che bastava
per dare una rapida occhiata allo spiazzo. Dovevano esserci almeno un centinaio di ribelli l fuori. Pi
che a sufficienza per sopraffare il gruppetto di pretoriani bloccati tra i carri. A prescindere dalla pasta di
cui erano fatti i pretoriani, pens ironico Catone. Una forma scura solc l'oscurit del tramonto e il
prefetto si abbass appena in tempo per evitare il sasso che gli pass sopra, andando a finire contro
un'anfora nel carro alle sue spalle.
Cazzo... C' mancato poco. Rise, cercando di nascondere l'agitazione. Che avremo fatto mai
per far incazzare questa gente? Qualunque cosa sia stata, non sar niente in confronto a quello che li
aspetta per avermi rovinato la cena.
Era pura spacconeria ma anche ci che gli uomini avevano bisogno di sentire, se volevano avere
un po' di fiducia nel prefetto che li avrebbe tirati fuori dall'agguato mortale in cui erano finiti.
4 Frase che Svetonio attribuisce ad Augusto: velocius quam asparagi coquantur. (n.d.t.).
...
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...
CAPITOLO 16.
...
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...
Andiamo! Andiamo!, gridava Macrone mentre gli ultimi dei suoi uomini si allineavano e
prendevano scudo e lancia, pronti agli ordini. Il centurione si guard attorno nell'area in cui la coorte si
stava preparando alla notte solo qualche momento prima. Le sei centurie si erano schierate in un
rettangolo e lo spazio interno era costellato di quegli effetti personali che avevano portato con s e delle
razioni che erano in procinto di consumare. Gran parte dei fuochi erano stati spenti, ma due ardevano
ancora e Macrone decise di occuparsene non appena ne avesse avuto la possibilit. Le fiamme
offrivano una vivida luce tutt'intorno mentre l'ultimo frammento di sole bruniva l'orizzonte e spariva. A
mezzo miglio di distanza, il gruppo di foraggiatori stava correndo per salvarsi la vita. Dietro di loro,
sagome scure facevano irruzione dagli alberi e inseguivano i pretoriani, determinate a bloccarli e
massacrarli prima che potessero mettersi in salvo nella coorte.
Macrone calcol la distanza tra s, i foraggiatori e il nemico e si convinse che i commilitoni
avessero abbastanza vantaggio per salvarsi. Guard in direzione del villaggio dove Catone e i suoi
uomini erano smontati da cavallo e stavano per entrare. Qualunque fosse il guaio in cui Cristo e il suo
gruppo si trovavano, Catone era pronto a risolverlo, decise Macrone. E, una volta che i foraggiatori
avessero raggiunto la coorte, avrebbe dato ordine allo schieramento di unirsi al prefetto nel villaggio,
dove si sarebbero rifugiati per la notte. Il mattino avrebbe offerto una visuale chiara della spianata e
dell'entit della forza nemica che li aveva sorpresi. Certo, gli uomini avrebbero dormito poco e
sarebbero stati affamati, ma quelle erano le difficolt della vita militare.
Un nuovo suono gli giunse alle orecchie, al di sopra delle grida di guerra dei ribelli
all'inseguimento dei foraggiatori: il rimbombo di zoccoli. Macrone si gir verso gli alberi proprio
mentre un folto gruppo di uomini a cavallo aggirava il limitare del boschetto e spronava le bestie alla
carica. Con una tremenda consapevolezza, Macrone cap che i foraggiatori sarebbero stati travolti
prima di riuscire a raggiungere la coorte.
Col cazzo!, ringhi mentre serrava la presa sull'impugnatura dello scudo e correva davanti ai
suoi uomini. Le prime cinque sezioni, in colonna per quattro! Seguitemi. Optio Druso!.
Signore?
Schiera il resto degli uomini per coprire la linea.
S, signore.
Mentre i quaranta uomini prendevano posizione dietro a Macrone, il centurione estrasse la
spada. Ranghi serrati fino a quando non do l'ordine di formare il cuneo. Fatelo bene, ragazzi. Le
nostre vite dipendono da questo. Andiamo!.
Macrone si mise a correre e i suoi stivali picchiarono sul terreno asciutto e gli steli d'erba gli
frusciarono sui polpacci mentre guidava gli uomini dritto verso i foraggiatori e i cavalieri al di l.
Adesso il sole era tramontato, il chiarore rossastro sul paesaggio e le lunghe ombre erano spariti e il
crepuscolo era calato sulla pianura. Avevano corso per duecento passi quando il primo gruppo di
foraggiatori li raggiunse. Senza perdere il ritmo, Macrone url loro di non fermarsi e tornare alla
coorte. Cinquanta passi pi in l c'era il resto dei foraggiatori, che correvano quanto pi veloce
possibile, alcuni annaspando e restando indietro. Distanziato di parecchio, veniva l'ultimo, zoppicando
come se si fosse slogato una caviglia.
Il pretoriano ud il rimbombo degli zoccoli proprio dietro di s e si volt all'ultimo momento.
Un ribelle a petto nudo scagli la lancia, colpendo il romano dritto nello stomaco. L'impatto gli
spalanc le braccia e il soldato si ripieg sull'ampia lama della punta della lancia, un istante prima che
gli esplodesse dalla schiena. Il pretoriano scomparve nell'erba mentre il cavaliere si fermava e, con uno
strattone, liberava l'arma, affondandola di nuovo per finire la vittima. Poi il ribelle innalz la punta
insanguinata e spron il cavallo a ripartire alla ricerca di nuove prede.
Per quanto tentato di aumentare il ritmo, Macrone sapeva quanto fosse essenziale mantenere la
formazione e non raggiungere il nemico troppo sfiancati per combattere bene. Inoltre vedeva che
avrebbero vinto la disperata corsa per raggiungere per primi i foraggiatori. Mentre la distanza
diminuiva, li chiam a gran voce.
Schieratevi nelle retrovie! Alle retrovie!.
I primi uomini passarono veloci su entrambi i lati del manipolo di Macrone, che si riemp i
polmoni per urlare l'ordine. Alt!.
I quaranta uomini alle sue spalle si fermarono ansanti.
Formazione a cuneo!.
Gli uomini si disposero a ventaglio a ciascun lato dietro Macrone, rivolgendo gli scudi in
direzione del nemico e spianando le lance verso i ribelli in arrivo. Quello che aveva in mente sarebbe
stato difficile da eseguire, nonch non convenzionale, ma in quel momento era l'unica cosa che gli
veniva in mente per salvare se stesso e i suoi uomini.
Gli ultimi foraggiatori arrivarono incespicando e staccando di una ventina di passi il primo dei
cavalieri, che si pieg da un lato del collo del cavallo per tentare un colpo dal basso con la lancia. A
quella scena, Macrone ebbe un moto di disprezzo professionale. Solo i dilettanti usavano quella presa.
Sollev lo scudo in modo che il bordo arrotondato gli coprisse gola e mento e tir indietro il braccio
della spada, pronto a colpire.
La cresta obliqua sull'elmo lo faceva spiccare sugli altri, cos come la sua posizione al vertice
della piccola formazione romana, e il ribelle tir le redini per deviare il cavallo verso il centurione.
Macrone spost indietro il piede destro e si prepar ad assorbire l'impatto. Ci fu un lampo di metallo e
la punta della lancia colp lo scudo in alto, spingendone il bordo contro la visiera dell'elmo di Macrone
con un secco clangore. Il colpo era troppo debole per scheggiare lo scudo e prosegu innocuo alla
sinistra di Macrone, lasciandogli spazio in abbondanza per entrare nella guardia dell'avversario.
L'afrore del cavallo gli riemp le narici e il fianco dell'animale gli premette contro la spalla, facendogli
quasi perdere l'equilibro. Ma la posizione di combattimento di Macrone non era seconda a nessuno e il
centurione si riprese all'istante, spostando il peso dietro al braccio della spada mentre la lama saliva
verso il fianco del ribelle che incombeva su di lui. Sent il violento impatto, poi muscolo e osso cedere
quando la spada penetr gli organi vitali dell'avversario. Macrone ruot il polso in entrambi i sensi e
strapp via la lama. Il nemico emise un grugnito di dolore mentre tirava con forza le redini per liberarsi
del romano. Il cavallo nitr e scosse il capo in segno di protesta prima di soccombere alla pressione del
morso e di scartare da un lato. Il cavaliere ondeggi sulla sella, si trattenne e galopp via, con la lancia
che gli pendeva floscia lungo il fianco.
Macrone si rimise eretto e guard da una parte e dall'altra. Altri ribelli si stavano avvicinando
alla formazione, attratti dal desiderio di affrontare il nemico, ma le linee irte di lance ne scoraggiarono
tanti. Alcuni cercarono di caricare la formazione, attaccando le aste delle lance nel tentativo di scostarle
e mandare a segno l'assalto, ma cos facendo si esponevano agli affondi dei pretoriani a ciascun lato.
Uno dei cavalieri riusc a spingere nella linea il cavallo riluttante, che lanci uno straziante nitrito
quando una lancia gli penetr nel collo. La bestia si impenn e disarcion il cavaliere; il ribelle rovin
sulla schiena proprio ai piedi di un pretoriano, che gli sferr un calcio alla testa prima di aprirgli la gola
con un feroce affondo.
Un'occhiata al di sopra della spalla rivel che i foraggiatori erano al sicuro nella formazione e
che la retroguardia del cuneo era serrata.
Mantenete la formazione, ragazzi! E, al mio ordine... Ritirata!.
I pretoriani arretrarono verso il resto della coorte, tenendo scudi e lance rivolti contro il nemico.
Adesso erano attorniati dai cavalieri, che sfrecciavano in avanti e affondavano le lance in direzione dei
romani, con scarso effetto. Macrone era certo che i ranghi serrati dei soldati avrebbero respinto gli
uomini a cavallo senza troppe difficolt. La vera minaccia era costituita dai ribelli a piedi che stavano
raggiungendo rapidamente la formazione. Sarebbero stati in grado di impegnarli in modo pi diretto,
rallentando cos il ritmo della ritirata.
Il cuneo era a forse un centinaio di passi dalla coorte quando le prime figure serpeggiarono tra i
cavalieri e si avventarono sugli scudi romani. Erano uomini dall'aspetto selvaggio e i lunghi capelli
tirati indietro. Molti sfoggiavano barbe che ne enfatizzavano l'aria feroce quando ringhiavano e
ruggivano di rabbia. Si lanciarono in avanti, brandendo lance, asce e spade ricurve con la punta
appesantita in grado di infliggere terribili ferite se calate con forza.
Un ragazzo con una tunica a motivi, troppo giovane per essere perfino una recluta legionaria,
irruppe tra due cavalli e si avvent su Macrone con una lancia da cinghiale stretta tra le mani. La punta
a forma di foglia colp il bordo dello scudo di Macrone e fu sbalzata da un lato. Il centurione fece per
entrare nella guardia dell'avversario e colpirlo come aveva fatto prima con il cavaliere. Ma con un
fulmineo guizzo dei polsi, il giovane agganci la corta traversa dietro al bordo dello scudo e tir con
forza la lancia, facendo girare lo scudo e destabilizzando Macrone, che ruot istintivamente per non
cadere. Al tempo stesso, oppose resistenza col braccio sinistro, lottando per non farsi strappare via lo
scudo. Per un momento, i due rimasero in una posizione di stallo, poi, facendo appello alla sua forza
superiore, con un ruggito Macrone tir indietro lo scudo, facendo girare il giovane su se stesso, prima
di abbattergli la guardia della spada sul lato della testa.
Il colpo avrebbe steso un uomo qualunque ma il cranio del ribelle era pi spesso del normale e
il giovane barcoll all'indietro stordito, scosse la testa e torn alla carica, affondando la lancia con tutte
le forze. Stavolta Macrone blocc l'arma e lo costrinse ad abbassarla, usando la traversa come leva; poi
sbatt lo scudo contro il petto dell'avversario, spingendolo all'indietro. Il giovane arretr barcollante e,
per un istante, Macrone volle seguire l'istinto di raggiungerlo e finirlo. Ma poi si ricord di essere in
formazione, nonch l'ufficiale che dava l'esempio, cos torn al suo posto mentre il cuneo continuava la
ritirata nella luce calante.
Adesso i pretoriani stavano lottando per conquistare un passo dopo l'altro, con le armi che si
abbattevano sugli scudi mentre rispondevano ai colpi dei ribelli. Corazza, addestramento e disciplina
davano loro un netto vantaggio sugli uomini delle trib, ma non erano invulnerabili e il primo
pretoriano cadde per via di un affondo di lancia nella coscia. Il soldato zoppic all'indietro perdendo
copiosamente sangue. Mentre i compagni chiudevano lo spazio vacante, l'uomo trasfer la lancia dalla
parte dello scudo e si premette la mano sulla ferita, ma il sangue fluiva tra le dita, sgorgando dall'arteria
recisa. Due dei foraggiatori lo tennero su nel cuore della formazione man mano che il cuneo arretrava
sulla piana erbosa. Era morto dissanguato prima ancora che avessero fatto dieci passi e cos lo deposero
a terra. Uno prese il suo scudo e si port in prima linea; poi il corpo abbandonato fu aggredito dai
ribelli che infierirono sul romano nonostante fosse gi morto.
Altri uomini furono feriti e portati al centro del cuneo man mano che raggiungeva il resto della
coorte, ma Macrone cap che lui e i suoi uomini potevano farcela. Indietreggi e ordin ai pretoriani a
ciascun lato di serrare i ranghi. Era il momento di fare il punto della situazione e prepararsi alle
manovre una volta che si fossero ricongiunti alla coorte.
Signore!, esclam una voce vicino a lui. Guarda l! Fuoco!.
Macrone si volt e vide che i ranghi pi vicini della coorte erano messi in controluce dal
chiarore delle fiamme alle loro spalle, dove erano accesi i fuochi da campo. Qualche sciocco
incosciente doveva aver fatto cadere ramoscelli troppo vicino alle fiamme quando era stato lanciato
l'allarme, ipotizz Macrone. O un colpo di vento o faville finite sull'erba. Non aveva importanza. Il
rogo si stava propagando sotto il suo sguardo e le scintillanti lingue di giallo e rosso guizzavano nel
crepuscolo.
Oh, merda... Proprio quello di cui avevamo bisogno.
Il cuneo raggiunse la coorte e gli uomini, assediati dai ribelli, si allinearono, mentre i feriti
venivano portati nelle retrovie, attorno ai confini dell'incendio. Macrone vide il centurione Placino
dirigere due manipoli di uomini intenti a spegnere le fiamme, mentre il resto dei compagni respingeva
gli aggressori. Macrone corse da lui.
Nel nome di Giove, che sta succedendo?.
Placino salut. Uno dei mucchi di combustibile per cucinare  andato a fuoco. Quando trover
l'idiota responsabile, gli far rimpiangere di essere nato.
Lascia perdere, replic brusco Macrone. Vedeva il fuoco propagarsi tra l'erba secca e gi fitte
volute di fumo si levavano sulla posizione romana. Non possiamo opporre resistenza qui, altrimenti
bruceremo. A ogni modo, il prefetto vuole che ci ritiriamo nel villaggio. Cercheremo di restare in
formazione chiusa mentre ci muoviamo. Riporta questi uomini al loro posto e tieniti pronto a partire.
S, signore.
Macrone rimase da solo, a breve distanza dall'incendio, sentendone il calore sulla pelle nuda.
Attorno a lui, lo scontro si stava diffondendo verso i lati della coorte, man mano che i ribelli affluivano
come acqua attorno a uno scoglio. Fece un respiro e, inalato il fumo acre, toss. Toss di nuovo e lott
per liberarsi i polmoni e aspirare aria pulita.
Seconda coorte! Formazione chiusa, al mio ordine, ritirata verso il villaggio!. Diede agli
uomini un momento per prepararsi, poi url: Muoversi!.
Fu allora che si accorse della follia dell'ordine. Non c'era modo di aggirare le fiamme che si
propagavano in fretta. Non senza rompere la formazione. Macrone si maledisse e si riemp i polmoni
per dare un nuovo ordine.
Alt! Per centurie...! Ritirata al villaggio!.
Il rettangolo cominci a dividersi e ciascuna delle sei centurie form uno schieramento
difensivo attorno al proprio stendardo. I carri sopravvissuti furono circondati dagli uomini di Petillio
mentre i conducenti si affannavano a controllare gli equipaggi dei muli, terrorizzati dal rumore e dal
fuoco. Macrone si precipit dalla Prima centuria, sul lato pi vicino al villaggio. Li separava un tratto
di erba in fiamme e dovette costeggiarlo, sopportando il calore che gli bruciava la pelle. Una figura si
frappose tra lui e la sua unit e Macrone alz scudo e spada quando il massiccio ribelle, con la tunica
macchiata di sangue, sollev sopra la testa l'ascia dal lungo manico e la cal sul romano. Macrone ebbe
appena il tempo di balzare da un lato mentre la testa dell'ascia si abbatteva sull'erba e sulla terra,
sollevando le zolle. Prima che l'uomo potesse tirarsi su, Macrone si lanci in avanti e, caricando tutto il
peso sullo scudo, si scagli sul nemico e lo spinse verso il fuoco. Continu la sua corsa, nonostante le
fiamme gli lambissero gli stivali e, imprimendo un'ultima spinta, fece ruzzolare il ribelle urlante tra le
fiamme. Macrone indietreggi rapidamente, servendosi dello scudo per proteggersi dal calore fino a
quando fu a distanza di sicurezza. L'altro si era rialzato, nel cuore del rogo, con capelli e tunica gi
aggrediti dalle fiamme, alte il doppio di lui, e la bocca aperta in un grido disperato. Corse via
dall'incendio verso la mischia come una torcia ardente.
Macrone and a raggiungere i suoi uomini, schierati in un quadrato. Diede il comando di
marciare. Cominciarono ad allontanarsi adagio dal rogo e per tutto il tempo il nemico li assal per
tentare affondi di lancia o forsennati scambi di colpi, per poi ritrarsi oltre il raggio d'azione delle lance
pretoriane.
Mentre romani e nemici continuavano a lottare e a tenersi lontani dal fuoco, le fiamme
divorarono fameliche l'erba riarsa. La centuria di Porcino era stata costretta a fermarsi, avendo la strada
bloccata dall'incendio, mentre i ribelli li incalzavano. Lentamente, furono spinti verso le fiamme e
illuminati dal bagliore accecante. Poi, sotto lo sguardo di Macrone, la centuria si spezz e gli uomini si
riversarono attorno al rogo e fuggirono da soli o in piccoli gruppi, facendo del proprio meglio per
coprirsi le spalle a vicenda. Il gruppo pi folto si raccolse attorno al centurione e allo stendardo e si
fece strada tra i ranghi disordinati del nemico.
Al crepitio e al ruggito delle fiamme si aggiunsero le richieste di aiuto e le strazianti urla di
dolore dei feriti riversi nell'erba, mentre il fuoco si propagava attorno a loro e cominciava a arderli vivi.
Ma nella disperata lotta che si svolgeva alla vivida luce dell'incendio e tra le soffocanti volute di fumo
era impossibile salvarli. Gran parte degli uomini di Porcino riuscirono a raggiungere le altre centurie e,
con espressione feroce, il centurione condusse il suo gruppo dentro le linee della centuria di Macrone.
Ben fatto, Porcino!, lo accolse Macrone. Hai salvato lo stendardo. Ottimo lavoro.
Porcino guard il suo vessillifero e annu. Il resto dei miei uomini?
Molti sono in salvo. Ma ancora non ne siamo fuori.
Nella vellutata oscurit le scintille turbinavano e cadevano incendiando altri tratti di erba nella
pianura circostante, che adesso cominciava ad avere l'aspetto di un mare di fiamme. Con grande
sollievo di Macrone, i ribelli, consapevoli del pericolo che correvano insieme al nemico, si stavano
dando alla fuga per scampare al rogo. Nel frattempo, restando in formazione, i pretoriani si
allontanarono dal fuoco e si diressero al villaggio sulla collina a poca distanza. Alcuni tra i ribelli pi
ardimentosi continuarono a seguire i romani, attaccandoli con le fionde o qualche sasso, ma la maggior
parte di essi si erano dileguati nelle tenebre.
Quando la Prima centuria cominci a salire sul pendio che portava all'entrata del villaggio,
Macrone si volt a guardare il rogo che si propagava dall'accampamento della coorte. Il ruggito delle
fiamme era attutito a quella distanza ma le grida stridule dei feriti e di quelli intrappolati dal fuoco
laceravano la notte e gli gelavano il cuore. Nonostante appartenessero per lo pi al nemico, quelle voci
lo impietosirono. Nessun uomo avrebbe dovuto morire a quel modo. Poi si volt di nuovo verso il
villaggio e si chiese cosa ne fosse stato di Catone. I cavalli erano ancora fuori dal villaggio insieme a
qualcuno degli uomini ma non c'era traccia del prefetto n degli altri che lo avevano seguito
nell'insediamento. Macrone sent le viscere torcersi in preda all'agitazione al pensiero dei nuovi pericoli
che il destino aveva in serbo per gli uomini della Seconda coorte pretoriana.
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CAPITOLO 17.
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Per gli inferi, dov' il resto della coorte?, domand Cristo, stringendosi le ginocchia e
dondolandosi avanti e indietro. Per quanto ancora resteremo bloccati qui prima che vengano a
occuparsi di quei bastardi sui tetti?.
Catone sedeva con la schiena contro una ruota di carro e le ginocchia tirate su. Una mano era
attorno all'impugnatura dello scudo, posato a terra accanto a lui. L'altra era sul pomolo della spada,
ruotandola in un verso e nell'altro.
Meglio non farlo, signore. Metello accenn all'arma. Rovina la punta.
Cosa?. Catone alz lo sguardo, poi annu. Oh, giusto.
Dove sono i nostri uomini?, borbott Cristo.
La coorte ha altro per le mani, replic piano Catone. Sono sicuro che il centurione Macrone
verr da noi non appena avr recuperato i foraggiatori.  solo questione di tempo. Fino ad allora,
tribuno, ti sarei grato se tenessi per te i tuoi timori. Sii d'esempio agli uomini.
Cristo si volt a guardarlo. Non ho mai voluto essere un soldato.
Ciononostante, indossi l'uniforme e ricevi il salario dell'imperatore. Sei stato tu a scegliere di
farlo. Come tutto il resto nella tua vita.
Ci fu un guizzo nervoso nell'espressione del tribuno, che deglut. Cosa intendi, signore?.
Catone non disse niente. Era terribilmente tentato di affondare il coltello e rigirarlo. Quell'uomo
se lo meritava. Ma non era il momento n il posto per un confronto su faccende che non riguardavano
la loro situazione attuale. Poteva farlo in seguito, quando - e se - fossero sfuggiti a quella trappola.
Esattamente quello che ho detto. Tutti dobbiamo assumerci la responsabilit delle conseguenze
delle nostre scelte, tribuno. Hai scelto di essere un soldato. Hai scelto di accettare il grado di tribuno.
Questo  il prezzo che paghi. Intesi?.
Il tribuno esit e poi fece di s con la testa.
Bene. Allora tieniti per te le tue paure e fa' in modo che gli uomini sotto il tuo comando
abbiano il capo che meritano.
S, signore.
Catone guard gli altri. Oltre a lui, Cristo e Metello, c'era il centurione Pulcro, scuro in volto e
con le braccia conserte, otto uomini della salmeria e il contingente a cavallo, ventotto in tutto. Tre dei
conducenti erano feriti. Tutti erano raggruppati in mezzo a due dei carri, con gli scudi che coprivano gli
spazi a ciascuna estremit e altri tenuti in alto per proteggerli dalle fionde e dalle sassate dei ribelli. La
luce stava calando in fretta e la piazza era in ombra. Di tanto in tanto i ribelli lanciavano qualche urlo
ma, per il resto, c'era un silenzio carico di tensione che Catone trovava snervante. Soprattutto perch
non aveva idea di come se la stessero cavando Macrone e il resto della coorte. Il ragliare sofferente dei
muli feriti continuava ininterrotto e cominciava a logorargli i nervi.
Lo vedete?, disse uno degli uomini. Laggi. Fumo.
Catone si sollev quel tanto che bastava per guardare oltre lo scudo e il varco tra i due carri. Al
di sopra dei tetti, una macchia untuosa si stagliava nel cielo chiaro a ovest.
 un incendio, disse uno.
Metello sbuff. Certo che  un incendio, coglione. Fumo e fuoco vanno insieme. La domanda
: cosa significa? I ribelli sono ancora sui tetti? Qualcuno li vede?.
Catone indic l'elmo sfilato a uno dei feriti. Datemi quello.
I pretoriani gli passarono l'elmo e Catone tir di nuovo fuori la spada. Mettendolo in equilibrio
sulla punta, con la mano libera tir gi le cinghie per tenerlo fermo e poi fece un respiro profondo.
Ecco fatto.
Alzandosi, spinse su l'elmo tra due degli scudi in alto e lo sollev abbastanza perch fosse
visibile a eventuali uomini sui tetti. Non ci furono reazioni. Catone aspett un momento e poi cominci
a girare l'elmo da un lato all'altro, come per scrutare la linea dei tetti. Un istante dopo si ud un sonoro
rumore metallico: una fionda aveva colpito uno degli scudi vicini, e il proiettile era rimbalzato sulla
cresta dell'elmo. Catone abbass le braccia e torn ad accovacciarsi.
C' ancora qualcuno l fuori. Perci ce ne stiamo fermi ancora per un po'.
Signore!, esclam uno degli uomini all'estremit opposta dell'affollato spazio. Li vedo. C'
un gruppo sul bordo della piazza.
Che stanno facendo?.
Il pretoriano guard con attenzione tra gli scudi prima di rispondere. Niente... Un momento, ce
ne sono ancora che arrivano da un'altra strada.
Metello diede di gomito a Catone. Tenteranno un attacco, credo. Fintanto che hanno la
possibilit di farci fuori prima che arrivi il centurione Macrone.
Ha senso. E se hanno quasi esaurito i proiettili per le fionde, allora dovranno ricorrere al corpo
a corpo. Catone riflett in fretta. Se ci attaccano, allora voglio tre uomini in ciascuno dei carri. Tu,
Metello, prendi il comando di uno. Pulcro, tu l'altro. Noi altri copriremo i fianchi. Se perdiamo uno o
l'altro dei carri, o ci prendono al fianco, allora siamo tutti morti. Non abbiamo modo di fuggire dal
villaggio n dove ritirarci. Resistiamo qui o moriamo. Resistiamo il pi possibile e, se cadiamo, allora
portiamo con noi quanti pi bastardi possiamo. Non si dimenticheranno dei pretoriani tanto in fretta.
Una voce che grid dall'angolo della piazza non lasci spazio a ulteriori incoraggiamenti.
Catone si accucci, si avvi all'estremit del carro e guard circospetto al di sopra degli scudi. Uno dei
ribelli stava davanti a una banda di compagni che si riversavano attorno alla piazza, incitandoli e
preparandoli al momento in cui avrebbero attaccato il manipolo di romani. Indossava una tunica a
scacchi rossi e neri e un elmo legionario al quale aveva attaccato un fluente pennacchio rosso.
Spingendo la spada in aria, esort i seguaci, che risposero al suo grido mentre sollevavano le armi e le
agitavano in direzione del nemico. Le loro voci rimbombarono tra i muri degli edifici, amplificando il
frastuono. Catone si guard attorno e vide Cristo digrignare i denti, contraendo i muscoli della
mandibola. Anche qualcun altro rivel l'agitazione tramite piccoli tic e Catone si sofferm un istante a
riflettere sulla caratteristica intimit e solitudine dei soldati nel momento che precedeva la battaglia.
Con un ruggito gutturale, il capo dei ribelli si gir verso i carri e batt il piatto della spada
contro il lato dello scudo. Quelli dotati di scudo ripresero il ritmo e il rumore che assaliva le orecchie di
Catone e del suo gruppo raggiunse un terrificante crescendo. Poi il capo si ferm, alz la spada e la
cal in direzione dei romani cominciando a correre.
Catone si port una mano attorno alla bocca per farsi sentire. Arrivano! Ai vostri posti!.
Metello e Pulcro guidarono gli uomini assegnati ai carri e, scavalcate le sponde scheggiate, si
tennero pronti con le lance. Catone prese posto all'estremit pi vicina al nemico in arrivo, alz lo
scudo e lasci che la punta della spada sbucasse di poco oltre il bordo. Contrasse il braccio e si prepar
a spingere in avanti con tutta la forza che aveva. Ordin a Cristo di stargli accanto e, alle loro spalle, i
pretoriani spianarono le lance, preparandosi a colpire sopra le teste dei due ufficiali.
Catone sput per schiarirsi la gola ed esclam con tutta la calma di cui era capace: Fate il
vostro dovere, ragazzi! Per Roma!.
Davanti a lui, nell'oscurit della piazza del villaggio, stava accorrendo un'orda di facce
selvagge, occhi spiritati e bocche spalancate, incorniciate da ispidi capelli scuri che li facevano apparire
barbari quanto ogni altro nemico avesse affrontato. Diversi uomini, armati in modo pi leggero e senza
alcuna corazza, avevano superato il loro capo e correvano verso i carri, ansiosi di essere i primi a
colpire. Catone si prepar all'impatto della carica, calcando gli stivali nella terra compatta e
protendendosi leggermente sul piede sinistro. Ud Cristo rivolgere una preghiera alla sua destra.
Oh, Giove Ottimo Massimo, risparmiami.
Poi il primo nemico si avvent con una lunga spada su Catone; questi spinse in alto lo scudo per
parare il violento colpo, seguito un istante dopo dal torso di un ribelle, che aveva preso a spallate lo
scudo ovale. Catone si ritrasse ma era stato addestrato a questo e aveva combattuto con tale frequenza
da assorbire istintivamente il colpo, mantenere l'equilibrio e rispondere a sua volta. Un piccolo varco si
apr tra lui e l'avversario e Catone affond la spada nel ventre del ribelle con tutta la ferocia di cui era
capace, rigirando la lama per assicurarsi che non restasse incastrata nel corpo del nemico e tirandola via
con uno strattone. La ferita ebbe l'effetto di far infuriare l'uomo, che afferr il bordo dello scudo con la
mano sinistra e alz la spada per colpire di nuovo, mentre il sangue e il grigio degli intestini
affioravano dallo squarcio nell'addome. Catone non gli diede modo di sferrare un altro colpo ma spinse
in avanti lo scudo, sbattendolo contro l'avversario e rompendogli il naso. Questa ferita meno grave sort
pi effetto di quella mortale e il ribelle cadde all'indietro, portandosi una mano al naso mentre il sangue
scorreva dalle narici schizzandogli la tunica.
Cristo and a sbattere contro Catone mentre si scansava per evitare un colpo d'ascia.
Tieni su quel cazzo di scudo!, gli url Catone. Bloccalo!.
Catone scans con forza il tribuno e si prepar all'avversario successivo proprio mentre una
lancia veniva spinta dritto verso i suoi occhi. L'istinto lo port a girare la testa e a sporgersi da un lato,
cos l'arma rimbalz sul paraguance e l'impatto gli provoc una violenta distorsione al collo. Catone
tir su la spada e, pi per fortuna che per calcolo, il filo colp il ribelle alle nocche, tagliando carne e
fracassando ossa, cos la presa venne meno e la lancia punt verso il terreno. Un potente spintone con
lo scudo mand all'indietro l'avversario e concesse a Catone un attimo di tregua.
I muscoli del collo gli bruciavano al minimo movimento della testa e Catone si sforz di
concentrarsi. I ribelli avevano circondato i due carri e il frastuono delle armi, i grugniti e le grida degli
uomini gli riempivano le orecchie. L'uomo a cui aveva tagliato la mano stava cercando di allontanarsi
dall'estremit dei carri ma i compagni non glielo permisero e continuarono a venire avanti, spingendolo
di nuovo verso Catone e contro il suo scudo. Guardando al di sopra del bordo, il prefetto vide la faccia
dell'avversario a pochissima distanza dalla sua; un uomo della sua et, con folte sopracciglia scure e
untuosi ricci neri. Aveva gli occhi sbarrati, colmi di terrore e rabbia, e le labbra tirate indietro
rivelavano i denti digrignati. Il ribelle riusc a liberare la mano illesa e le sue dita si chiusero attorno al
bordo dello scudo nel tentativo di strapparlo via al romano. Catone gli diede una testata, stringendo i
denti per resistere al terribile dolore al collo. La visiera dell'elmo si conficc nella fronte del ribelle,
lacerandogli la pelle. Catone colp di nuovo, allargando la ferita, e il sangue col sugli occhi
dell'avversario, accecandolo. Ma questi cerc comunque di tirare via lo scudo e riusc a scoprire la
faccia di Catone, abbastanza per tentare di azzannarlo. Fiato caldo e puzzolente d'aglio assal il romano,
che abbass la visiera dell'elmo e sferr un'altra testata mentre affondava la spada nel ventre dell'uomo
con rapidi e violenti colpi. Ogni affondo strapp un rantolo al nemico, che non aveva via di fuga,
pressato com'era contro lo scudo di Catone e costretto a sopportare la furia della sua spada.
Contraendo i muscoli, Catone fece mezzo passo indietro e poi gett il peso in avanti, sbattendo
lo scudo contro la vittima e spingendolo addosso ai compagni. Mentre Catone si ritraeva, il ribelle si
accasci sulle ginocchia. Una mano lo afferr per il collo della tunica e lo tir via di peso per fare
spazio a un nuovo ribelle. Il collo del prefetto bruciava per il dolore e per un momento la vista gli si
offusc mentre lottava contro l'impulso di vomitare. Davanti gli si present un gigante d'uomo, mezza
testa pi alto di lui ma possente quanto Macrone. Portava un elmo legionario e una cotta di maglia e
spinse in avanti un elmo tondo mentre si preparava a menare un fendente dall'alto. La lama mand un
bagliore opaco nella luce morente e Catone riusc appena a muovere lo scudo in tempo per bloccare il
colpo. Ma la potenza brutale fu tale da tagliare il bordo e fendere il legno per diversi pollici.
La lama si incastr e, mentre il ribelle cercava di liberarla, quasi strapp via l'impugnatura dello
scudo dalle dita intorpidite di Catone, che riusc a stento a trattenerlo mentre il braccio gli veniva tirato
avanti. La spada sussult con violenza quando l'avversario tent di riprendersela. Poi, con un ruggito di
frustrazione, caric Catone, spingendo di nuovo lo scudo contro di lui con tale forza che il romano
perse la presa sull'impugnatura e cadde tra i pretoriani dietro di s, rovinando sulla schiena. Il gigante
lasci cadere da un lato la spada, ancora incastrata nello scudo, e sguain un lungo pugnale, lanciandosi
in avanti per accoltellare l'ufficiale a terra prima che i compagni potessero prendere il suo posto.
Scordatelo, stronzo!, url Pulcro dal carro. Il gigante alz lo sguardo proprio mentre la punta
della lancia del centurione gli affondava nella carne morbida sopra alla clavicola. Il ribelle emise un
poderoso ruggito di sorpresa, rabbia e poi dolore. Barcoll da un lato, sbattendo Cristo contro la
fiancata del carro, poi Pulcro rigir la punta della lancia, come se stesse mescolando un barile di pece
con un enorme mestolo, prima di strapparla via in un fiotto di sangue. Il ribelle incespic all'indietro, le
labbra tremanti, e cadde in ginocchio a breve distanza dal carro. La faccia gli si accartocci per il
dolore e, muovendo le grosse labbra, sput un grumo di sangue davanti agli avversari, per poi crollare
di faccia a terra. Ci fu una breve pausa nel combattimento attorno al corpo e infine Pulcro grid: Che
state aspettando? Riempite il dannato varco!.
Due pretoriani avanzarono per sostituire Catone e Cristo e bloccarono gli scudi uno contro
l'altro, preparandosi a usare le lance. La perdita del compagno aveva scoraggiato i ribelli in prima linea,
ma quelli dietro che non avevano assistito alla sua morte continuavano a pressare, spingendo i
compagni verso le lance in attesa.
Catone si iss sui gomiti. L'impatto della caduta l'aveva lasciato senza fiato e respirare gli
risultava doloroso. Uno dei pretoriani pos a terra la lancia e si chin per aiutarlo.
Signore? Sei ferito?.
Catone scosse la testa e stava per ordinare al soldato di riprendere l'arma e stare all'erta, quando
la mascella del pretoriano si spalanc di scatto. Abbass lo sguardo e vide una profonda lacerazione al
tallone. Il tendine era stato reciso e il pretoriano croll sulle ginocchia. Dietro al romano colpito,
nell'oscurit sotto al carro, Catone vide uno dei ribelli a pancia sotto che strisciava verso di lui,
preparandosi a usare di nuovo la spada. Agguantata la lancia, Catone mir al ribelle e spinse con tutta
la forza che aveva. Era un colpo a una mano sola e mancava di intensit, ma la punta trafisse la mano
armata dell'uomo, che si ritrasse alla svelta, sottraendosi al raggio d'azione della lancia.
Levati di mezzo, rantol Catone al pretoriano ferito, che fece del suo meglio per rotolarsi da
un lato. Adesso Catone aveva una visuale migliore del bersaglio e si affann ad alzarsi sulle ginocchia,
piegandosi e usando entrambe le mani per colpire l'avversario. Si scambiarono finte nell'ombra sotto al
pianale del carro, senza che nessuno dei due fosse in grado di ferire l'altro.
Cristo! Qui. Dammi una mano!.
Il tribuno guard perplesso il superiore che sembrava contorcersi sotto il carro.
Muoviti, dannazione a te!, inve Catone.
Cristo si accovacci e, strizzando gli occhi, vide il nemico. Sguainata la spada, si mise a terra e
strisci verso il ribelle. Preso tra due minacce, l'uomo par la lancia di Catone e poi fece per colpire il
tribuno, che si ritrasse prontamente. Ma, lanciandosi in avanti, il ribelle fu troppo lento a schivare
l'affondo successivo di Catone. La punta della lancia lo trafisse a un lato della mascella, fracassandogli
osso e denti e trapassandogli la testa. Lasci cadere la spada e rotol via, strisciando tra le gambe dei
ribelli che combattevano lungo la fiancata del carro. Catone rivolse a Cristo un cenno di ringraziamento
e poi gli fece segno di venire avanti.
Mira alle gambe!.
Il tribuno annu e si infil sotto al carro, mentre Catone faceva altrettanto con il secondo
veicolo, colpendo le gambe pi vicine, che appartenevano a un irsuto ribelle dalla lunga tunica
marrone, stretta in vita da una fascia di stoffa. Catone gli affond la lancia nella coscia e rigir l'asta
con violenza prima di tirarla via e affondarla di nuovo, stavolta nel polpaccio. Il ribelle barcoll
all'indietro, sanguinando copiosamente, e Catone pass a colpire all'inguine un altro avversario. Era
una ferita superficiale ma sufficiente a distrarlo, mentre il romano nel carro in alto gli assestava un
colpo mortale. Cadde davanti a Catone, con il sangue che sgorgava da uno squarcio alla gola.
Ci fu un grido rabbioso e, voltatosi, Catone vide un uomo accovacciarsi alla sua sinistra e tirare
indietro il manico dell'ascia, pronto a colpire. Catone si affann a gettarsi da un lato mentre l'ascia
calava proprio l dove si trovava lui un istante prima. Adesso che l'avevano scoperto, non aveva pi
senso restare l sotto a colpire il nemico che attaccava e cos si tir indietro, pronto a dare del filo da
torcere a chiunque avesse pensato di emulare l'uomo che aveva colpito alla faccia. Si guard
rapidamente attorno e vide che Cristo aveva appena abbattuto un nemico e stava conficcando la lama
nel ventre del ribelle che si contorceva nell'oscurit.
Guardate!, grid Metello. I bastardi fuggono!.
Infatti, sotto gli occhi di Catone, le gambe degli uomini lungo la fiancata del carro
indietreggiavano e si voltavano per fuggire, correndo nella piazza in ombra. Si tir fuori da sotto il
carro e si alz in piedi esausto, appoggiandosi alla lancia. Attorno a lui, i pretoriani erano trafelati,
quasi increduli di essere sopravvissuti. A parte quelli feriti nell'imboscata iniziale, altri due corpi
giacevano all'altro lato del carro che aveva difeso Catone. L'elmo di un uomo era spaccato in due e
sangue e materia cerebrale colavano dallo squarcio nel metallo. L'altro era contro una ruota, seduto in
una pozza di sangue, e si premeva una mano nell'interno della coscia. Catone deglut e fece un respiro
per riuscire a parlare con calma.
Metello, Pulcro, come stanno i vostri uomini lass?
Un ferito, rispose Metello.
Pulcro si erse su Catone, lancia alla mano. Un morto quass, signore.
Cosa vedi?.
Pulcro si volt a scrutare la piazza. Stanno fuggendo. Non mi sorprende, visto che stanno
arrivando i nostri.
Il suono di stivali riecheggi tra gli edifici e crebbe man mano che i primi pretoriani entravano
alla carica nella piazza, a breve distanza da quelli a cui avevano dato la caccia per le strade. Catone si
fece largo tra i pretoriani in fondo al carro e usc allo scoperto. Sul terreno attorno ai due veicoli erano
disseminati ribelli morti e feriti, una ventina, e Catone ebbe un moto di orgoglio professionale per la
prestazione dei suoi soldati. Poi alz lo sguardo su Pulcro.
Grazie per avermi salvato la pelle, prima.
Il centurione rimase in silenzio per un momento e poi fece spallucce. Sei uno di noi, signore.
Tutto qui. Non lascerei morire te come non lascerei morire un altro romano.
Ma ti ringrazio lo stesso. Catone gli rivolse un leggero cenno del capo e si allontan.
Petillio fu il primo dei centurioni a raggiungere la piazza e Catone lo chiam a s.
Continuate a stargli dietro. Voglio il villaggio sgombro da nemici.
S, signore. Petillio salut e poi sorrise risoluto. Lieto di averti ancora con noi.
Mai quanto me. Adesso va'.
I pretoriani di Petillio si lanciarono nelle strade dove erano fuggiti i ribelli e, poco dopo,
Macrone emerse da un varco tra gli edifici alla testa dei suoi uomini. Si ferm a osservare la scena della
carneficina, appena visibile alla luce morente.
Ti sei cacciato in un bel pasticcio del cazzo, signore.
Anche per me  bello vederti, centurione. Qual  la situazione al campo?
Non c' nessun campo, signore. Ho dato l'ordine di partire non appena l'erba ha preso fuoco.
Fuoco? Grave?.
Macrone indic la luce rossastra sopra i tetti a sud del villaggio. Un vero incendio. Saremmo
cotti se fossimo rimasti a spegnerlo.
E il nemico?
Se l' svignata, veloce come le fiamme. L'ultima volta che li abbiamo visti  stato quando
abbiamo raggiunto il villaggio. Stavano tornando a ovest. Bisogna solo sgomberare il villaggio e per
questa notte saremo al sicuro.
Ottimo lavoro. Catone indic i carri e la manciata di muli ancora in piedi. Ma il danno 
fatto. Abbiamo perso gran parte della salmeria e delle provviste. E direi che abbiamo riportato
abbastanza vittime. Oltre a perdere il fattore sorpresa. I ribelli sanno che stiamo arrivando e quanti
siamo. Catone sospir. Macrone, amico mio, temo che i guai siano appena cominciati.
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FINE Parte 1.